ECONOMIA 2006

 

L’assolutismo liberista

 

Ue. Direttiva Bolkestein, via libera dei 25 sulla liberalizzazione dei servizi.


di Marco Cottignoli

Pochi mesi fa denunciavano la direttiva Bolkestein che si accingeva ad affondare, definitivamente il"modello sociale europeo", già ampiamente agonizzante per le privatizzazioni succedutesi nel corso di questi anni e per la continua messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro. La Direttiva Bolkestein- che è stata elaborata dopo la consultazione di ben 10.000 aziende europee e nessun sindacato e/o organizzazione della società civile!- è sorta con la scusa di «diminuire la burocrazia e ridurre i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno»; cioè, in termini pratici, avrà come conseguenza la privatizzazione delle attività di servizio di qualunque impresa produttiva e la destrutturazione del mercato del lavoro attraverso la precarizzazione e la diffusione di contratti sempre più restrittivi. La direttiva "già Bolkestein" - oggi rapporto Gebhardt-  è una vergogna realizzata in nome dell'"assolutismo del libero mercato" e prodotta dalla Sinistra europea sotto la guida della Commissione all'epoca guidata da Romano Prodi. In questi giorni i ministri europei hanno ratificato l'accordo raggiunto a maggio sulla direttiva per la liberalizzazione dei servizi nell'Ue, adottando il testo all'unanimità, con due astensioni - Belgio e Lituania. Il testo adesso sarà rinviato per la seconda lettura al Parlamento europeo, entro la fine dell'anno. Il progetto approvato è molto vicino al compromesso votato in prima lettura dal Parlamento quando era stato ridimensionato uno dei punti più controversi della direttiva: il principio del paese d'origine, fonte potenziale di dumping sociale, per cui un prestatore di servizi sarebbe stato vincolato, ad eccezione del diritto del lavoro, solo alla legge del paese di origine, e non a quella del paese ospitante. Quindi i ministri hanno ridotto il campo d'applicazione del progetto legislativo, escludendo settori sensibili come l'audiovisivo, la salute, i servizi sociali, i giochi e anche il notariato i servizi di sicurezza e finanziari, i trasporti, le agenzie interinali. Comunque la riduzione della portata d'applicazione della legge- che entro due, tre anni diventerà una disposizione da trasporre nelle varie legislazioni nazionali, condizionando pesantemente l’economia europea e consentendo una totale liberalizzazione del Terziario che conta molto più della metà dell’economia europea- é insufficiente. La normativa corroderà ancora di più lo Stato sociale ed i diritti dei lavoratori dell’intera Unione Europea a causa dell’apertura indiscriminata alla libera concorrenza ed alla privatizzazione di tutte le attività di servizio anche in settori importanti come l’istruzione; la riduzione drastica della discrezionalità delle autorità locali e nazionali; l’incitamento legale alla delocalizzazione verso i Paesi a più debole protezione sociale per sfruttare la mano d’opera; il “dumping” sociale verso le legislazioni dei Paesi a più alta protezione sociale e del lavoro, affinché riducano, in nome della competitività, i propri standard di garanzie; la diminuzione del valore del contratto di lavoro e le possibilità d’intervento delle organizzazioni sindacali, precarizzando definitivamente la prestazione di lavoro. Appare chiaro, dunque, come tale decisione confermi la distanza fra l'Europa dei potentati economici e l'Europa dei popoli. Questa norma, dunque, rischia di innescare una inaccettabile concorrenza sleale all’interno dell’Europa, perché mantiene un impianto generale inadeguato che non garantirà nessun tipo di garanzia per i lavoratori europei. Il momentaneo compromesso a cui si è giunti, è, probabilmente, solo l’inizio verso una liberalizzazione del lavoro totale, priva di regole, di tutele sociali e lavorative. Speranze per una Europa solidale e sociale? No. Basti pensare che Bruxelles- dove si emanano la maggior parte delle istituzioni europee- è un centro fondamentale di controllo per le aziende e per i suoi uomini; calcoli superficiali stimano in almeno 15.000 i lobbisti che sono al servizio di migliaia di gruppi di potere. Sono questi che influenzano le istituzioni europee, promuovendo riforme sempre più liberali e flessibili, deregolamentazione del mercato del lavoro e privatizzazioni. Stiamo seguendo in grande stile il liberismo relativizzante ed asociale di matrice statunitense. Sulla scia di questa assolutistica logica mercantilistica, stato sociale, pensioni, sanità pubblica, indennità presto potranno essere soltanto un bel ricordo.


04/08/2006


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