ECONOMIA 2007

 

Come il WTO ha distrutto l’industria tessile dello Zambia

 

Accadrà anche all’ Italia?

 

Di Saverio Borgheresi

 

Fino a pochi anni fa, l’industria tessile dello Zambia, era autosufficiente per la produzione interna, vi erano oltre 250 imprese.

Oggi ne rimangono solamente 20.

Attualmente la maggior parte dei capi d’abbigliamento sono importati dalla Cina, che hanno un minor prezzo di produzione e sono non hanno dazi commerciali. ( Il WTO ha imposto tale condizione ).

Edward Naik un venditore di abbigliamento del centro di Lusaka dichiara esplicitamente che da alcuni anni la sua impresa Janvi Industries ha un calo sostanzioso di utili. Sebbene la domanda interna di abbigliamento è alta, la produzione nazionale diminuisce. I costi di produzione per una singola maglietta sono dalle 4/5 volte superiori di quelle prodotte in Cina. Anche se la qualità del prodotto è migliore il consumatore medio sceglierà il prodotto dal prezzo più basso.

Le aziende locali, oltre ad essere attaccati dall’importazioni estere sono vittime della ( Salaula ) e contrabbando. La prima riguarda i capi d’abbigliamento usati che vengono importati dai paesi europei e nord americani. Queste merci, invadono il mercato interno a prezzi di mercato sleali, di conseguenza la principale industria manifatturiera ( Swarp ), che dava lavoro a 2.000 persone ha dovuto licenziare 1.980 dipendenti. Ogni anno oltre 3.500 tonnellate di vestiti usati vengono immessi nel mercato zambese. Alla fine chi dona i propri vestiti ad organizzazioni umanitarie, contribuisce in maniera indiretta alla distruzione dell’ industria tessile africana. Il secondo dramma è il contrabbando di pezzi d’abbagliamento dai paesi confinanti esenti dall’IVA/VAT.

Come ho dimostrato il povero Zambia, entrando nel “benamato WTO”, ha distrutto la propria economia nazionale, sotto pressione di vari organismi internazionali sono state eliminate tutte le barriere commerciali, che tutelavano il mercato interno. Alla fine oltre 20.000 persone si sono ritrovate senza lavoro, abbandonate a se stesse e in balia della criminalità.

 

Breve storia dello Zambia dall’indipendenza alla sua fine economica

 

La storia di questa entità statale è abbastanza recente. Già colonia inglese, ottenne l’indipendenza nel 1964, dopo lo scioglimento della federazione delle Rhodesie e del Nyassaland.

Capo di stato, divenne K.Kaunda che cercò di instaurare un socialismo libero e indipendente dal giogo europeo. Da subito, attuò una politica di risanamento economico nazionale, nazionalizzando le poche imprese presenti, come l’industria tessile e mineraria, differenziando l’esportazione ed  applicò una ferrea politica di controllo dei prezzi sui beni primari. I primi anni videro un netto aumento del Prodotto Interno Nazionale, ma all’inizio degli anni 70 lo stato africano fu colpito da una profonda rescissione, causata da fattori esterni, diminuzione del prezzo del rame ( che ricopriva oltre i 2/3 delle esportazioni ) e il vertiginoso aumento del prezzo del petrolio.

Il debito estero passò da 824 mln.di $ del 1970 ai 3.244 del 1980, mentre il PNL diminuì del 1,5% annuo e il reddito pro capite calò del 35%.

A metà degli anni 80 le organizzazioni internazionali come il FMI e la Banca Mondiale costrinsero lo Zambia ad attuare varie politiche di austerità. I punti focali riguardarono varie tematiche, tra cui la rimozione del controllo sui prezzi dei beni primari, liberalizzazione dei tassi d’interesse bancari ,utilizzo del $ come unica  moneta di scambio con l’estero, restrizione della spesa pubblica con riduzione/fine dei sussidi per l’acquisto di cibo e fertilizzanti e il blocco degli stipendi degli impiegati pubblici. La nuova politica, imposta dall’esterno non portò i benefici dichiarati dagli economisti del FMI, tra il 1983/86 il paese ebbe una “crescita” economica media dello 0% mentre aumentò considerevolmente il deficit pubblico e l’inflazione.

A causa dei tagli alla spesa pubblica, il paese fu scosso da violente protese,di conseguenza il governo di Kaunda decise di abbandonare il programma del FMI, introducendo una nuovo programma economico, libero da condizionamenti esterni. Fu subito riattivato il controllo sui prezzi dei beni primari e sui tassi d’interesse mentre fu deciso di contenere il debito estero entro il limite del 10% delle disponibilità valutarie.

Con questo programma, l’inflazione si ridusse mentre il PNL aumentò del 3,1% nel 1987 e del 5,8% nel 1988.

Il FMI e la Banca Mondiale, non apprezzarono questa indipendenza economica, e attuarono varie politiche di “pressione” ( sospensione crediti e finanziamenti ) verso lo stato africano, di conseguenza lo Zambia dovette ritornare sotto la supervisione economica di manovratori esteri.

La nuova politica, scandalosa ai fini sociali, vide la completa rimozione dei sussidi agli agricoltori, la fine del controllo dei prezzi e l’inizio della svalutazione monetaria.

Gli USA e vari organismi esteri, iniziarono a finanziare l’opposizione al governo semi indipendente di Kaunda, questi si vide costretto a modificare la costituzione introducendo nel 1991 il multi partitismo. In ottobre si svolsero le elezioni “democratiche”, che videro l’affermazione del beniamino della Banca Mondiale F. Chilumba.

Il nuovo governo che aveva ottenuto la beatificazione internazionale, attuò da subito una politica antisociale, volta solamente a soddisfare le istituzioni creditizie estere.

Tra i primi decreti del nuovo governo ci fu la totale liberalizzazione del prezzo del mais e l’inizio della svendita delle imprese statali.

Nel 1992 furono aumentate le imposte a danno dei cittadini, 10 imprese statali furono vendute a privati, causando una ristrutturazione societaria che portò il licenziamento di 10.000 dipendenti.

L’anno successivo, si sviluppò il catasto nazionale, volto a suddividere in lotti i terreni comunali, vendita di 60 aziende nazionali e l’inizio di uno studio sulla cessione delle imprese minerarie di rame.

Il 1994, fu l’anno dei drastici tagli alla spesa sociale ( istruzione e sanità ) e l’inizio della vendita dei terreni agricoli, con il conseguente rinascita dei latifondi agricoli.

Nel 1995, fu introdotta l’IVA, privatizzazione completa del settore minerario e decretato un minimo/massimo al budget per le spese sociali.

Dal 1999, furono vendute le ultime imprese statali fu completamente liberalizzato il settore energetico, telecomunicazioni e posta.

Alla fine i dettami del FMI hanno portato la completa distruzione economica dello Zambia.

Nel 2003, il rapporto ONU sullo “sviluppo umano”, classificò questo stato africano alle ultime posizioni.

Nel 1970 lo Zambia poteva vantare dei crediti commerciali di 108 mln di $, mentre nel 2000 aveva un passivo di 553 mln di $ equivalente al 17,9% del PNL.

A seguito delle politiche di ristrutturazione, oltre il 50% della popolazione attiva era disoccupata con punte del 70% nella capitale Lusaka.

Un abitante su 3 non riceve assistenza sanitaria adeguata e non è approvvigionata dai servizi idrici.

La criminalità organizzata e il racket imperversano nella nazione, con un tasse di omicidi di circa 13 omicidi ogni 1.000 abitanti.

 

P.S.

Alcuni giorni fa il FMI, ha imposto allo Zambia di aumentare le tasse su beni essenziali come cibo,zanzariere e trasporti. Inoltre ha obbligato a cedere il 49% delle azioni della Banca Nazionale alla Robabank Olandese.

 

06/02/2007


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