ECONOMIA 2009

 

Il comitato strategico di UniCredit ha presentato il nuovo piano di riorganizzazione. Tale piano prevede la fusione di Unicredit private banking con sede a Torino, Unicredit corporate banking (Verona), Unicredit banca (Bologna), Unicredit Banca di Roma e Unicredit Banco di Sicilia (Bds) nella holding di piazza Cordusio, dando così luogo ad un’unica banca. Fuori dalla riorganizzazione rimangono invece Unicredit leasing, Unicredit Real Estate e Unicredit Credit management bank, la società di recupero crediti.

Le eccedenze di personale previste sono pari a circa 6000 unità, suddivise tra i centri di governo (corporate center), cioè le direzioni generali delle cinque banche coinvolte, e la rete distributiva corporate e retail. Questa è solo una bozza, poiché il progetto definitivo dovrà essere approvato dal consiglio in gennaio e sottoposto all’assemblea di primavera che dovrà convalidare il bilancio 2009. Il piano, battezzato S1 per mutuare la riorganizzazione storica di Unicredit S3 del 2003, dovrebbe prendere il via dal 1° novembre 2010, quando scadrà il patto fra Regione Sicilia, Fondazione Bds e Unicredit sull’istituto siciliano.

La riunione del comitato strategico è stata divisa in due fasi: al mattino erano presenti anche altri consiglieri indicati dalle fondazioni e non, il pomeriggio invece si è riunito in seduta ordinaria ed è stato presieduto da Dieter Rampl. Il coinvolgimento degli altri consiglieri nella riunione aperta della mattina è servita per tener conto di tutte le realtà territoriali, dove comunque la riorganizzazione impostata da Profumo già ad inizio 2009 ha voluto salvaguardare e presidiare il localismo coniugato alle esigenze di business. Ecco perchè nelle città dove sorgono i quartier generali delle banche coinvolte nasceranno divisioni dotate di ampie autonomie. Ma nonostante ciò, il riassetto comporterà dei sacrifici, ovviamente a carico dei lavoratori, da aggiungere ai 7.750 di esodo volontario a seguito della fusione di Capitalia.

Ora vedremo le reazioni del sindacato. Già nei giorni scorsi il direttore risorse umane Rino Piazzolla ha incontrato i segretari nazionali e i responsabili di categoria di Cgil, Cisl e Uil annunciando solo una semplificazione del numero delle banche italiane. Specie in Sicilia le indiscrezioni relative alla ristrutturazione hanno messo in guardia le organizzazioni sindacali che temono lo smantellamento del Banco Sicilia e un numero di esuberi quantificato attorno a un migliaio. Ma le cifre del piano S1 al momento oscillano tra 5.600-6.500, gli unici numeri fermi: all’interno di questo range si dovrà costruire il modello di business. Il processo sarebbe ancora in corso.

Siamo certi però che, come purtroppo è diventata ormai una pessima abitudine, i sindacati alla fine accetteranno qualunque proposta dei banchieri. Tanto per loro non cambierà nulla. Anzi, forse per qualcuno vi sarà qualche poltrona da scaldare come corrispettivo del proprio servilismo. Perché a questo si sono ridotti gli attuali sindacati: semplici trampolini di lancio per future carriere politiche, vedi i vari D’Antoni, Cofferati e Polverini. Ed i lavoratori? Niente, nessuno più che curi i loro interessi, se non quei pochi irriducibili sindacalisti di base, che rubano tempo alle proprie vite private per portare avanti le odierne battaglie contro i nuovi padroni. E la nostra simpatia non può che andare a quest’ultimi, altro che Quadruplice Cgil-Cisl-Uil-Ugl.

 

Alessandro Cavallini


07/11/2009


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