ECONOMIA 2006

 

Il signore delle tasse

Michele Mendolicchio

“Nessuna rapina. La finanziaria è equo e solidale” questo lo slogan partito dalla leadership dell’Unione.
E invece l’aumento delle aliquote sui redditi va nella direzione opposta di quanto avevano promesso da Palazzo Chigi e dintorni.
A farne le spese è essenzialmente il ceto medio finito nella pressa del governo Prodi. Ovvero i redditi che vanno dai 30 mila euro in su sono quelli più penalizzati.
Ma l’esecutivo e i sindacati si dicono soddisfatti, anzi vanno a braccetto. Sostengono di aver fatto opera di ridistribuzione del reddito, accorciando la forbice tra ricchi e poveri. Il risultato evidente di questa manovra è che va a colpire la fascia del ceto medio, facendola precipitare nella fascia di povertà.
Il leit motiv partorito da questa maggioranza di centrosinistra per giustificare la pesante manovra è davvero vergognoso: è tutta colpa del precedente governo. “Ci hanno lasciato il buco”. “Ci hanno lasciato conti in dissesto”. “Ci hanno lasciato le casse vuote”. ecc. ecc.
Per il ministro degli Esteri D’Alema essere riusciti a fare una manovra di 33, 4 miliardi di euro “è un miracolo”.
Le categorie sono tutte in rivolta, dagli insegnanti ai carabinieri, depredate da questo governo di vampiri, eppure Baffino vede il cielo tutto azzurro. Anche perché il semaforo verde alla manovra è venuto dai sindacati, in primis dalla Cgil. Non per niente al centenario del sindacato cigiellino c’è stato un vero e proprio patto di non belligeranza tra Epifani e Prodi.
Ma D’Alema vuole ancora di più o meglio vuole la svendita totale del patrimonio Italia. “Adesso -puntualizza il ministro degli Esteri- iniziano le sfide più difficili: dobbiamo fare riforme vere, a partire da quella delle pensioni, per poi passare al mercato del lavoro e alle liberalizzazioni. Non voglio tornare a una sinistra rozzamente egualitaria”.
I post comunisti sono, ormai, diventati più liberisti del Cavaliere. Vogliono non solo vedere i pensionati ai semafori ma anche costringere i giovani ad accettare forme di precazzazione del lavoro sempre più estreme.
L’aumento delle aliquote di reddito, rispetto a quelle del precedente esecutivo di centrodestra, è innegabile eppure D’Alema vuol far passare le critiche come delle stupidaggini. “Sento parlare -spiega- di stangate, di macelleria sociale. Propaganda di bassa lega. La manovra è severa ma equa e sostenibile. Contiene misure ragionevoli che non evocano certo scenari da comunismo di guerra. E trovo francamente imbarazzante la rapidità con la quale questi signori sono passati dal banco degli imputati al ruolo di accusatori”. E il ritornello speculativo ritorna più forte che mai: “Ci hanno lasciato un paese allo stremo e adesso gridano allo scandalo perché noi, ancora una volta, risaniamo. Vergogna”.
Insomma, siamo alle solite. Il bue dice cornuto all’asino. Il precedente governo Berlusconi ha fatto una politica più di sinistra che di destra al contrario di quanto sta facendo l’esecutivo Prodi. Eppure il ministro degli Esteri ha il coraggio di parlare di manovra equa.
E il post-comunista parla anche di primo passo, sostenendo che la manovra “è molto parziale, ma questa deve essere la nostra missione riformista e riformatrice dei prossimi mesi”.
Ma le divisioni emerse in questi giorni fra gli alleati costringono D’Alema a chiedere una maggiore collegialità. Soprattutto in vista del passaggio a Palazzo Madama, dove i numeri sono risicati.
“La prova della finanziaria in Parlamento –continua il presidente della Quercia- sarà particolarmente ardua e impegnativa. Ma è evidente che questo governo e questa maggioranza non hanno alcuna alternativa credibile. Se questa coalizione cadesse, sarebbe un dramma per il paese. Non vedo chi e come potrebbe ricostruire un asse di governo”.
Eppure la buccia di banana c’è ed è concreta. Si chiama De Gregorio, ex dipietrista pronto a votare contro la finanziaria, anche se fosse posta la fiducia. E soprattutto, in caso di caduta del governo Prodi, c’è subito pronta la grande coalizione. Corre sempre più voce che la grande ammucchiata di stile diccì con l’esclusione, da una parte della cosiddetta sinistra radicale, Rifondazione Comunisti italiani, e dall’altra della Lega, sia pronta a rinascere dalle ceneri… della Balena bianca. Ovviamente con la defenestrazione dell’attuale timoniere di Palazzo Chigi.
Staremo a vedere se la campagna acquisti del Cavaliere porterà buoni frutti. Nel frattempo dobbiamo annoverare il nuovo patto di ferro tra sindacati e governo di centrosinistra. Al centenario della Cgil, svoltosi a Milano, è intervenuto anche Prodi con un discorso di totale intesa con Epifani, che a sua volta ha ribadito che la finanziaria del governo Prodi è l’unica possibile. E addirittura la manovra va incontro alle due condizioni poste dal sindacato.
“La prima -puntualizza il segretario della Cgil- era quella di una politica sociale, e anche fiscale che aiutasse quella parte del Paese rimasta indietro, giovani, precari, anziani e quella fascia di lavoratori dipendenti che non supera i 1200-1440 euro al mese, che è poi la stragrande maggioranza”. Mentre la seconda riguarda la politica di investimenti “che non deprimesse lo sviluppo, cioè che le risorse per questa voce fossero la parte prevalente della manovra. E anche qui mi pare che ci siamo”.
Il via libera del principale sindacato suona allarmante. Hanno dato semaforo verde alla flessibilità nel lavoro con conseguente morte del posto fisso già nel precedente governo di centrosinistra, ora intendono portare a termine questa missione. Il flirt tra Epifani e Prodi è stato suggellato soprattutto nel congresso della Cgil dello scorso anno e la festa del centenario è una sorta di ufficializzazione.
La riduzione dei trasferimenti pubblici agli enti locali costringerà i comuni, province e regioni ad un inasprimento delle tasse, in primis con l’aumento dell’Ici.
Formigoni, presidente della regione Lombardia, suona l’allarme: “Ci sono molte cose che non quadrano. Cominciamo dai tagli. In campagna elettorale il centrosinistra aveva annunciato che avrebbe ridotto le spese improduttive. In realtà, la scure del governo colpisce per due terzi enti locali e regioni”.
E dai calcoli fatti per la sanità risulta una perdita secca di tre miliardi. Per il governatore milanese la scure del governo Prodi si abbatte per il 70% sugli enti locali, e per compensare questo taglio sarà necessario aumentare le imposte locali.
A proposito di convergenza antiberlusconismo registriamo la posizione dei Comunisti italiani. Sgobio del Pdci premette che nella finanziaria ci sono cose da migliorare ma poi scarica tutte le colpe sul precedente governo, sostenendo: “Il giudizio sul testo della manovra è positivo, perché va in una direzione di incoraggiante equità e giustizia, dopo cinque anni di odioso e antipatico disequilibrio sociale causato dalle politiche dissennate del governo Berlusconi”.
Insomma, la mattanza del lavoro con flessibilità a iosa non sconvolge più di tanto il Pdci, né tantomeno Rifondazione.
Chiudiamo col giudizio positivo del neocon italiano Veltroni. Per il sindaco di Roma siamo di fronte ad una finanziari ispirata al principio di equità che presenta anche diversi elementi di innovazione. Ovviamente lo scaricabarile è di modo. “Nasce -sostiene l’amerikano post-comunista- da una condizione finanziaria drammatica, che è stata ereditata, e si fa carico di indicare una soluzione sia in termini di risanamento finanziario sia di crescita e sviluppo dell’eco-nomia”.
Dunque, Veltroni alla cesoia prodiana che pesa per il 70% sui comuni e sulle regioni porge, da buon cristiano, l’altra guancia.
E’ strano come una finanziaria tanto pesante che colpisce soprattutto il ceto medio, bacino elettorale soprattutto di partiti del centro, dalla Margherita all’Udeur, ma anche nei Ds, metta tutti d’accordo. Eppure, alla presentazione della manovra in Parlamento Mastella aveva annunciato il voto contrario proprio perché colpiva il ceto medio. Critiche forti erano venute anche da Rutelli, dallo stesso Dini, e dal diessino Visco, per via dell’aumento delle tasse. Anche il voto dei Verdi è tutt’ora condizionato per la mancanza di attenzione verso le coppie di fatto.
Ma l’antiberlusconismo è un miracolo vivente. Riesce a far coesistere le forze di questo governo di vampiri.


09/10/2006


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