ECONOMIA 2008

Povertà dilagante

Stipendi bassi e perdita del potere d’acquisto. Gli italiani sono sull’orlo di una profonda crisi economica. Ed i sindacati minacciano lo sciopero generale…

di Marco Cottignoli

E’ da molto tempo ormai che i dati ufficiali denunciano una crescita della indigenza in Italia e nonostante l’ottimismo ilare del Governo la dura realtà sta emergendo in tutta la sua crudezza. Le associazioni dei consumatori hanno recentemente calcolato che nel 2007 il potere d'acquisto delle famiglie sia calato in media di mille euro: dai dirigenti -1,4% ai quadri -3,5%, dagli impiegati -6,3% agli operai -7,9% edai pensionati -15,5%.  L’anno nuovo promette uscite maggiori; secondo il Codacons una famiglia media spenderà mediamente 1.075 euro in più rispetto al 2007 a causa degli aumenti di luce: 45; gas 32; riscaldamento 140; carburanti 160; alimentari e bevande 400; trasporti (locali e nazionali) 120; Rc auto 30; autostrade 28; servizi bancari 35; servizi pubblici locali (acqua, rifiuti...) 50; altro 35 (rincari del canone Rai e della revisione auto). Per i mutui a tasso variabile si stima infatti un ulteriore aumento medio di 240 euro all’anno. Non sono stati nemmeno calcolati eventuali aumenti Ici e addizionali Irpef, sempre in agguato se dovesse permanere ancora troppo a lungo il governo Prodi. Secondo Adusbef e Federconsumatori, invece, la spesa 2008 per le famiglie italiane aumenterà di ben 1.700 euro. E’ evidente la grave crisi che sta investendo le famiglie italiane. Bisognerebbe almeno abbassare i prezzi di almeno il 10%, tagliare la filiera produttiva, incentivare la vendita diretta produttore-consumatore, incrementare la concorrenza in tutti i settori critici, porre misure concrete per contenere le speculazioni in atto, ridurre la pressione fiscale. Il problema concreto è che in meno di cinque anni il potere di acquisto è calato di oltre il 10%. In particolare la perdita del potere d’acquisto è costante negli ultimi 5 anni, dall’introduzione dell’euro: -1,9% rispetto all’anno scorso, -3,8% rispetto al 2005, -5,8% sul 2004, -8% sul 2003, -10,7% sul 2002. In termini assoluti, in un anno la riduzione registrata è di 250 euro l’anno per chi guadagna 1.000 euro al mese, di 496 per chi ne guadagna 2.000, di 763 per chi ne guadagna 3.000, di 1048 per chi ha un reddito mensile netto di 5.000 euro. Inoltre gli stipendi italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli di Francia, Germania e Inghilterra e si pongono in fondo alla classifica dei paesi dell’Unione europea. In tale contesto è inevitabile che dilaghi la povertà: oltre 14 milioni di lavoratori vivono con meno di 1.300 euro al mese, mentre 7,3 milioni guadagnano addirittura meno di 1.000 euro senza contare i lavoratori flessibili- dai 3,5 ai 4.5 milioni- con stipendi molto al di sotto delle soglie contrattuali. Molto interessante uno studio recente dell’Ires in cui emergono numerosi dati su ci riflettere: dal 2002 al 2007 i salari dei lavoratori si sono indeboliti di quasi 1.900 euro di cui 1.210 di riduzione di potere d’acquisto ed il resto di mancata restituzione del fiscal-drag. A tale drammatica situazione si è giunti a causa di una politica decennale inficiata dai continui accordi tra governo, Confindustria e sindacati che ha comportato aumenti contrattuali più bassi dell’inflazione reale, rinvii nel rinnovo dei contratti fino a 12 mesi per i settori privati e fino a due anni per quelli pubblici. La gravità di questa logica è palese: gli stipendi risulteranno sempre inferiori all’inflazione reale, con la conseguente perdita di potere d’acquisto per il lavoratore. Per concludere. E’davvero molto significativo il dato che confronta la crescita dei salari con quella dei profitti. Nel periodo 1995-2006 le retribuzioni sono cresciute nella media annua per dipendente dello 0,4%, mentre i profitti hanno segnato un + 8,1%. Dal 2004 al 2006 le grandi imprese hanno realizzato un incremento dei profitti del 63,5% , mentre quello dei salari non è andato oltre il 4,8%. Insomma il sistema capitalista nostrano ha funzionato alla perfezione! Ha creato ricchezza per i propri bilanci, non l’ha investita sul territorio e ha sfruttato la manovalanza! Perfetta sintesi degli accordi fra mondo economico, politica e sindacati. Se il lavoro dipendente è pagato troppo poco la colpa è dei sindacati che si accordati, negli anni, con le imprese per tenere bassi i salari. Ed adesso i medesimi fanno la voce grossa e minacciano lo sciopero generale! Adesso lottino per adeguare le retribuzioni e le pensioni con l’inflazione effettiva, per contrastare le diverse forme di precariato, per ritornare all’equo canone, per favorire la costruzione di abitazioni popolari, con l’introduzione di un canone di fitto popolare che non superi un quinto dello stipendio delle entrate familiari, per l’abolire l’Ici sulla prima casa, per un mutuo sociale per favorire l’acquisto di una casa. Vedremo poi se fidarci ancora di questi tutori dei lavoratori!

 

12/01/2008


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