ECONOMIA 2008

Una vita a rate

In tutto tra i poveri e quelli che rischiano di diventarlo in Italia si contano 3,1 milioni di nuclei familiari e 15 milioni di persone

di Marco Cottignoli

Il governo è caduto, non verseremo lacrime per questo. E’ la situazione complessiva dell’Italia che preoccupa e non siamo certi che nuove elezioni ed un nuovo direttivo nazionale possano dare risultati migliori. Si continua a parlare perdutamente di legge elettorale mentre siamo sommersi dai rifiuti, mentre i trasporti sono fra i peggiori d’Europa, le poste non vanno, la Sanità vacilla, la sicurezza dei cittadini è vilipesa, la scuola decade…Senza contare la povertà dilagante, il costo della vita, gli stipendi bassi, il debole potere di acquisto e le difficoltà lavorative. Secondo l’Istat una famiglia su sette fatica ad arrivare alla fine del mese, una su dieci ha difficoltà con le spese più essenziali come bollette, riscaldamento e cure mediche, mentre il 4,2% delle famiglie ha avuto nel corso dell'anno almeno una volta problemi a riempire il frigorifero. Solamente una famiglia su tre (38,2%) arriva alla fine del mese senza patimenti e sono pochissime (13,6%) quelle che riescono a risparmiare qualcosa. Un dato su cui meditare è che il 10% delle famiglie italiane più ricche possiede quasi il 45% dell'intera ricchezza netta, una percentuale in crescita rispetto al 43% del 2004. Cresce l’inflazione; i dati denunciano che le tariffe di acqua, luce e gas si sono triplicati in dieci anni ed il Codacons lancia l’allarme sull'aumento reale dei prezzi rispetto all'inflazione "ufficiale": nello stesso periodo di tempo i prezzi sono cresciuti dell'80% e, secondo il presidente Carlo Rienzi, esiste il pericolo bancarotta per migliaia di famiglie. Da uno studio dell’Ires-Cgil, le retribuzioni di fatto hanno perso tra il 2002 e il 2007, complessivamente, 1.896 euro. L’insieme di queste situazioni hanno reso le famiglie italiane le più povere degli ultimi venti anni. Lo stesso stile di vita, nonostante le patinate illusioni mediatiche, sono mutate: i tagli alle spese hanno penalizzato tempo libero, viaggi, vacanze, regali. Non è tutto. Secondo il Rapporto Italia 2008 dell'Eurispes gli italiani ricorrono, per necessità, sempre più al credito al consumo, nel primo semestre del 2007 è stato pari quasi a 94 miliardi di euro, con un incremento del 17,6% rispetto al primo semestre dell'anno precedente. Così i debiti crescono, a causa dei pagamenti rateizzati concessi da banche e da finanziarie ed appesantiti da elevati tassi di interesse. Almeno un italiano su quattro ricorre regolarmente al credito al consumo: ormai si acquista di tutto a rate, dai libri al dentista, dalle vacanze agli elettrodomestici, dalla spesa ai materassi. E coloro che riescono a risparmiare sono sempre meno: dal 25,8% del 2007 al 13,6% del 2008. La richiesta di prestiti, per fronteggiare i debiti o per acquisti, nel primo semestre del 2007 è cresciuta del 9,9% rispetto all’anno prima. Le passività finanziarie - mutui ed altri debiti- ammontano al 4,4% della ricchezza netta e riguardano il 26,1% delle famiglie italiane, in crescita rispetto al 24,6% del 2004. E’ un problema immenso che, prima poi, esploderà: negli ultimi decenni la logica del prestito con interesse ha sostenuto finora gran parte delle finanze occidentali. La condizione di dovere restituire il prestito con in più l’interesse passivo accumulato è stato un congegno che ha consentito all’intero sistema economico, bancario, consumista di funzionare al meglio: l’acquisto, il pagamento dilazionato nel tempo ma con l’interesse, ha messo in moto tale ingranaggio usurante che per funzionare deve saper vendere all’infinito e deve avere consumatori sempre pronti a ripagare il debito accumulato. La questione però si è complicata quando il debito è diventato così opprimente da portare il livello di indebitamento ai livelli attuali, intaccando enormi fette di reddito necessarie per un equilibrato andamento della vita economica. Ora bisogna addirittura indebitarsi anche per le spese quotidiane, questo non è più sostenibile. Quale classe politica sarà in grado di governare questa situazione? Non chiediamo certo che vengano azzerati i debiti, né i tassi usuranti, perché, non illudiamoci, è ancora troppo presto e troppo forte il potere finanziario- economico di quei pochi padroni che globalmente gestiscono il denaro. Ma, intanto, almeno, chi sarà in grado di ridurre la spesa pubblica, la pressione fiscale e le speculazioni in atto? Siamo sicuri che il nuovo, probabile, Governo avrà la volontà di fare cotanto…? 

10/02/2008


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