ECONOMIA 2008

 
E' quanto emerge dal 2° Rapporto sulla Tutela delle vittime del lavoro dell'Anmil


Italia, il paese Ue con più alto numero di morti sul lavoro

Nell'Unione europea sono diminuiti del 29,4%, da noi solo del 25,4%. In termini assoluti, poi, abbiamo il più alto numero di vittime le cui famiglie ''scontano tutte le inefficienze classiche del sistema giustizia. L'Inail non più in condizione di garantire tutela adeguata. Napolitano: ''Decreti delegati anche in caso di scioglimento delle Camere''
Roma, 4 feb. (Adnkronos/Labitalia) - In dieci anni, gli infortuni mortali nell'Unione europea sono diminuiti del 29,4%, mentre in Italia solo del 25,4%, un dato non esaltante rispetto a quello di paesi come la Germania (-48,3%) o la Spagna (-33,6%). In termini assoluti, poi, l'Italia resta il paese con il più alto numero di morti sul lavoro.
Tra il 1995 e il 2004, infatti, si è registrato nell'ambito europeo un trend di riduzione degli incidenti sul lavoro, pur con differenze anche ampie tra i vari Paesi in conseguenza del diverso livello di sviluppo economico e in un comune quadro normativo. E' quanto emerge dal 2° Rapporto sulla Tutela delle vittime del lavoro dell'Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), presentato oggi alla stampa. L'Anmil sottolinea poi che i grandi gruppi assicurativi privati che garantiscono la responsabilità civile delle aziende hanno visto ridursi drasticamente il quantum dei risarcimenti erogati a favore dei lavoratori infortunati. Le imprese hanno così potuto ridurre i costi delle coperture assicurative. Quanto all'Inail, sostiene l'Anmil, ''dall'avvio della riforma ha iniziato ad accumulare avanzi di amministrazione, che ormai viaggiano su più di due miliardi di euro l'anno, per un totale a oggi di oltre 13 miliardi di euro finiti nelle casse dello Stato''. ''Il risultato - prosegue l'Anmil - è che l'Inail ormai non è più posto in condizione di garantire tutela adeguata alle vittime del lavoro: eroga prestazioni economiche peggiori che in passato, non può svolgere interventi sanitari adeguati e non può promuovere interventi per il reinserimento lavorativo''.
Per quanto riguarda il fronte giudiziario vero e proprio, si legge nel Rapporto Anmil, i lavoratori infortunati e le famiglie dei morti sul lavoro ''scontano tutte le inefficienze classiche del sistema giustizia (procedimenti giudiziari lunghissimi, termini ridotti di prescrizione nel procedimento penale, indulto, inefficienza del sistema di accertamento delle responsabilita')''.
Per l'Anmil, grande preoccupazione desta tra le vittime del lavoro la sorte nell'immediato futuro dell'ipotesi di unificazione degli enti previdenziali e della gestione delle diverse forme di tutela. ''Manca -si legge nel Rapporto- l'impegno per sinergie e cooperazioni volte a migliorare la qualità dei servizi e l'efficacia della tutela da garantire agli utenti dei servizi stessi''.
''Accolgo con particolare apprezzamento l'iniziativa dell'Inca-Cgil di dedicare la campagna di comunicazione del 2008 al problema della salute e della sicurezza nei posti di lavoro. Importanti risposte sono gia' venute e stanno venendo da piu' parti per contrastare il gravissimo fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle 'morti bianche', la cui preoccupante frequenza suscita grande allarme sociale''. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, saluta, in una nota, la campagna di comunicazione della Cgil sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - a quanto apprende l'ADNKRONOS - raccogliendo l'indicazione dell'Anmil e una analoga sollecitazione di organizzazioni sindacali, si è espresso affinché, anche nell'eventualità dello scioglimento delle Camere, possano essere adottati i decreti delegati della legge sulla sicurezza e la tutela del lavoro, acquisendo il parere delle commissioni parlamentari.
 

10/02/2008


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