ECONOMIA 2006

Tutta colpa dei piccoli negozi

Andrea Angelini

La Lega delle Cooperative non ama la piccola distribuzione commerciale a gestione familiare, soprattutto nel campo degli alimentari. Un atteggiamento che porta ad un’alleanza di fatto, quanto meno sotto l’aspetto umorale, tra le Coop e le altre aziende della grande distribuzione che, essendo ormai in mano a soggetti economici stranieri, stanno penalizzando spudoratamente le produzioni italiane. Nell’alimentare infatti l’Italia dipende ormai per il 65% dalle maxi-catene straniere. Il 45% del latte che consumiamo arriva da Francia e Germania, il 50% della carne bovina nei supermercati è tedesca o francese, il 40% di quella suina proviene da Baviera e Olanda, il 60% del grano usato per pasta, pane e biscotti viene da Germania e Stati Uniti. Nel rapporto Coop 2006 su “Consumi e distribuzione”, diffuso ieri, si sottolinea infatti, anzi ci si rammarica, come l’Italia sia prima per numero di imprese commerciali in Europa (il 21,7% del totale) ma vanti anche il primato della minore dimensione media (2,6 addetti per impresa). Così nel mercato della grande distribuzione, l’Italia è appena (!) quinta dopo Francia, Germania, Spagna, Regno Unito per numero di metri quadrati di Super e Iper mercati ogni 1000 abitanti. Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia (Consorzio nazionale per gli acquisti e le politiche di marketing), ha commentato che si tratta di “segnali incoraggianti, ma non sufficienti. Serve una nuova politica per il consumatore, più competizione e più efficienza nel sistema distributivo”. E che da parte sua Coop “conferma l’impegno dell’azienda di contenere l’inflazione”. E poi negli ultimi 12 mesi, l’inflazione alimentare in Coop è stata pressoché nulla pari al +0,2% contro una variazione Istat attestata sul +0,8%. Insomma, pare di capire che se c’è inflazione questo dipende dall’esistenza di troppi esercizi commerciali familiari che non potendo acquistare i quantitativi di merce della grande distribuzione, e non potendo ottenere i collegati sconti, sono poi obbligati a praticare al cliente prezzi eccessivamente più alti rispetto a supermercati ed ipermercati. Poi inevitabilmente quando i piccoli esercizi saranno scomparsi, come auspicano i grandi distributori, i prezzi di vendita andranno al rialzo senza che i consumatori possano avere più possibilità di scelte alternative. La Coop ha precisato Tassinari, prevede che a causa dell’aumento del costo del petrolio ci saranno rialzi di prezzi in comparti strategici come zucchero, cereali, riso. E che per il 2006 il rialzo dei prezzi medi nei supermercati Coop si attesterà tra lo 0,7 e lo 0.9%, un punto percentuale al di sotto dell’inflazione nazionale misurata dall’indice dell’Istat. Dati molto interessanti emergono sul come si è distribuita la spesa degli italiani nel corso del primo semestre del 2006. L’elettronica ha guidato la corsa dei consumi con i lettori Mp3 che hanno registrato un consistente rialzo (+21,5% rispetto al primo semestre del 2005). In aumento anche i prodotti di benessere (+2,8%), mentre un generi alimentare, come il latte ha perso terreno (-4,0%). Un aspetto preoccupante è dato dal fatto che il 58% delle famiglie italiane incontra serie difficoltà a far quadrare i conti del mese, ci precede il Portogallo (61%) e ci affianca la Grecia, a fronte di una media europea intorno al 37%. Secondo il rapporto Coop, l’Italia “appare distante dai ritmi di sviluppo degli altri partner europei e gli italiani mostrano un grado di fiducia più basso”: A questa situazione contribuisce l’incidenza dei consumi fissi e obbligati, come la casa, le bollette della luce e del telefono. Significativo è il paragone tra le percentuale del bilancio familiare dedicata ai consumi alimentari che nel 1970 era del 40% e quella attuale scesa drasticamente al 16%. Un’indicazione in tendenza con il resto dei paesi occidentali dove si è registrato nello stesso periodo il calo della quota di spesa destinata a soddisfare i bisogni primari, come appunto il cibo, ed è aumentata la quota destinata alla casa, alle comunicazioni, telefoni, televisioni e registratori vari, e ai prodotti per la cura di se stessi, come prodotti di bellezza e per la cura del corpo unitamente a vestiti e calzature, cresciuti solo nell’ultimo semestre del 6,2%. Nello specifico è poi interessante prendere atto che gli aumenti in determinate categorie di prodotto sono stati maggiori rispetto agli altri paesi dell’area euro: la voce “abitazione, elettricità, acqua e gas e altri combustibili” è cresciuta dell’8,6%. E se il costo del gas in Italia è in linea con il resto dell’Unione europea, l’energia elettrica costa invece il 35% in più.

10/09/2006


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