ECONOMIA 2006

La sinistra all’attacco delle pensioni

Paolo Emiliani

I contenuti della prossima legge “finanziaria”sono ancora in gran parte oscuri, ma già il primo incontro tra i caporioni del centrosinistra ha visto trapelare le prime divisioni tra i partiti della maggioranza, segno questo che la manovra sarà certo pesante e sicuramente impopolare.
Il ministro Pierluigi Bersani ha infatti confermato che la nuova finanziaria peserà sulle tasche degli italiani per una cifra assai prossima ai trenta miliardi. Forse gli italiani non sono ancora abbastanza pratici di euro (ma dovrebbero esserlo) visto che tale cifra corrisponde all’incirca a sessantamila miliardi di lire, una cifra enorme, superiore per il 50% a quella famigerata manovra da quarantamila miliardi passata alla storia come quella delle lacrime e sangue.
E non è finita. Sempre lo stesso Bersani ha confermato che la manovra conterrà alcuni elementi che interesseranno il sistema pensionistico. “Non c’è nulla di male”, ha dichiarato l’ineffabile Bersani. Invece di male ce ne è, e molto.
Dai banchi dell’opposizione il centrosinsitra ha sempre contestato ogni tentativo di riforma pensionistica annunciato dalla Casa delle Libertà, ma appena conquistato Palazzo Chigi ecco che i nostri falsi “uomini di sinistra” si scatenano nelle peggiori riforme in senso liberista e antipopolare.
Corsi e ricorsi storici.
Berlusconi già durante il suo primo breve governo tentò una riforma delle pensioni, ma allora sindacati e opposizione portarono oltre un milione di cittadini in piazza per una mega manifestazione che tagliò le gambe ad ogni velleità riformista. Anche quella volta, però, non appena attuato il ribaltone e conquistato il potere fecero una riforma assai più punitiva per gli italiani senza che i sindacati addomesticati muovessero un dito.
Anche questa volta andrà così, anzi peggio. Cgil, Cisl e Uil, che ormai rappresentano tutti insieme meno di un terzo dei lavoratori italiani, sono considerati da questo governo come l’unico interlocutore sindacale accettato ai tavoli di “trattativa” (le virgolette sono d’obbligo) e presto si divideranno i profitti derivanti dalla gestione del Tfr rapinato ai lavoratori: la loro capacità di rappresentare i lavoratori italiani scemerà completamente ammesso che sia ancora misurabile dopo lo zero.
Le dichiarazioni degli esponenti sindacali che mostrano tutte una certa misurata critica a questo aspetto della finanziaria, sembrano infatti strumentali. I sindacati mostrano infatti il convincimento che sia meglio affrontare in un secondo momento la questione delle pensioni, a Finanziaria chiusa, ma non rigettano l’ipotesi di una riforma.
Vorrebbero insomma far credere alla gente che grazie a loro la manovra verrà ridimensionata, per far però rientrare subito dalla finestra quel che uscirebbe dalla porta.“Le riforme vanno fatte in un tempo necessario e con l'attenzione necessaria - ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - perchè quando le fai sotto l'assillo della finanziaria il risultato è uno solo: fai in fretta, fai male, scontenti e crei problemi. Sono materie delicate che vanno affrontate con ponderazione e attenzione”.
In altre parole, per Epifani, è una questione di metodo, anzi di tempistica, non di contenuti, sui quali c’è la massima disponibilità a trattare.
Gli ha fatto eco, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni affermando: “vogliamo che lo 'scalone' dell'accesso alla pensione venga rimosso o modificato Ma se deve costituire l'occasione per fare più danni di quelli che risolviamo allora è meglio lasciare il mondo com'è. Tuttavia siamo pronti al confronto e avremo una discussione senza fretta e senza isterie”.
Anche Rifondazione Comunista, parte integrante di questo governo e quindi sua complice in ogni scelta, guerra in Libano compresa, sta cercando di fare campagna elettorale sulla finanziaria. Il suo segretario Franco Giordano ha chiesto una manovra senza tagli (dunque implicitamente una riduzione dell’entità) e, soprattutto, ha insistito nel dire che "di pensioni si può discutere", ma non certo se la questione viene affrontata dentro la manovra.
Insomma, a quanto pare, tutti nel centrosinistra vogliono discutere di pensioni e sicuramente, prima o poi, “si discuterà”. Questa sembra essere la solita strategia comunicazionale tipo “comunismo reale”: prima si fa trapelare la disgrazia assoluta, tanto per vedere l’effetto che fa sul popolo, magari affibbiando la responsabilità per l’inevitabile realizzazione al passato governo; poi si pone in essere una mezza disgrazia, così che tutti possano tirare un sospiro di sollievo avendo evitato la super mazzata.
Nulla vieta a questi figuri di attuare la seconda parte della mazzata in un seguito prossimo, ma grazie allo strapotere mediatico che detengono spesso riescono a farla franca, visto che ancora riescono a portare a casa milioni di voti. Berlusconi definì in modo assai colorito gli italiani che votavano per il centrosinsitra, ma alla luce di quanto sta per accadere sembra proprio che il Cavaliere non fosse troppo lontano dalla verità definendoli... autolesionisti.

 


10/09/2006


economia

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003