ECONOMIA 2006

 

Caccia agli extracomunitari: il S.E.I –Ugl in prima linea

 

“ Sul settimanale "La meta sociale" le linee guida sull’immigrazione”

 

Non è un annuncio di guerra, come qualcuno erroneamente potrebbe interpretare, ma l’appiattimento finale di quello che era una volta il Sindacato Nazionale per eccellenza,la Cisnal,ora Ugl, sulle posizioni demagogiche, filogovernative  e antinazionali della Triplice sindacale.

 

Un  vento nuovo soffia infatti dalle parti di Via Margutta, un vento maleodorante, prodotto dai cambiamenti messi in atto dalla “nuova pasionaria” del sindacato,  Renata Polverini, primo segretario confederale donna nella storia italiana. Le posizioni che via via stanno affiorando, a mano a mano che passano i mesi dalla sua fresca elezione, nel” congresso bulgaro” di Roma, del febbraio di quest’anno(… non una voce dissenziente, non un intervento veramente alternativo alla linea già tracciata dalla bella Renata…), ci informano chiaramente che stanno per essere spazzati via anche gli ultimi paletti che facevano la differenza tra l’Ugl e le altre “organizzazioni sindacali”, che già da tempo hanno smesso di fare sindacato,per dedicarsi a più lucrosi affari(… leggasi ad esempiofondi pensionistici”..). Dello Statuto della Cisnal, ancora attualissimo, con le sue parti dedicate allo “Stato del Lavoro, all’Impresa dei lavoratori e non del Capitale, al Lavoro, inteso come alta espressione dell’uomo, con il capitale ridotto a mero strumento”, non è rimasto pressoché nulla. Gli obiettivi finalistici, poi, sono del tutto scomparsi da tempo, quando a guidarla era il “prode Nobilia”, poi distintosi  a Strasburgo per la sua “costante ed indefessa opera a sostegno degli interessi dei lavoratori italiani”…Un vero Tribuno della plebe…

Ora invece, le preoccupazioni maggiori della neosegretaria sembrano quelle di partecipare all’abbuffata concertativa con Cgil Cisl e Uil, dove l’Ugl, aimè, farà sempre la parte del parente indesiderato, salvo che non accetti supinamente le tesi degli altri e rinunci a fare sul serio sindacato.

Si aprono quindi scenari nuovi, per nuovi affari. Da una parte i famosi “fondi pensione”, dove i confederali vogliono mettere le mani, per poi spartirsi la torta con banche, assicurazioni e finanziarie.

E dall’ altra, le masse che sbarcano senza sosta sulle sguarnite, non a caso, coste italiane. Una grande abbuffata, che comporterà nuove tessere e tanti soldi guadagnati con le pratiche di regolarizzazione e di assistenza varia presso questure e uffici sindacali. Sono gli immigrati extracomunitari, una vera gallina dalle uova d’oro per tutte quelle organizzazioni, clericali, paragovernative, progressiste e sindacali, che vedono nell’invasione dell’Italia la possibilità di lauti e immediati guadagni, incuranti delle pesanti ricadute nel lungo periodo sulla nostra collettività nazionale. Una cecità che pagheremo a caro prezzo tra qualche generazione.

E così , scende in campo anche il SEI, di Luciano La Gamba, settore dell'Ugl che si occupa d’immigrazione. Si schiera ufficialmente a fianco a quei soggetti che dicevamo prima, che stanno contribuendo massicciamente alla distruzione della nostra identità nazionale e del lavoro italiano. Il settimanale del sindacato-veste grafica passabile, contenuti zero- di Via Margutta, riporta con dovizia di particolari le linee guida che dovranno essere attuate insindacabilmente sul territorio dalle varie Unioni provinciali, pena ovviamente pesanti ripercussioni disciplinari (… la Polverini ha già fatto capire che la tolleranza verso i dissenzienti d’ogni ordine e grado sarà pressoché nulla…lei si che è un capo… da sempre una vera sindacalista …dura e pura…) per chi farà resistenza….I vari capi bastone sono già stati attivati.

Un piccolo “decalogo” è stato stilato per gli addetti ai lavori, per rendere il tutto più semplice e sbrigativo, in netto contrasto con la legge vigente, la Bossi-Fini, che per quanto non fosse poi  eccessivamente dura,qualcosa pur rappresentava sul fronte del contrasto agli ingressi incontrollati. Ma vediamo con ordine:

1)      Snellimento burocratico-2) favorire il rilascio della carta di soggiorno-3) proroga della validità del permesso di soggiorno in rinnovo-4) maggiore utilizzo dell’autocertificazione-5) cancellazione della validazione-6) maggiore assistenza legale-7) formazione linguistica-8) supporto delle associazioni di settore all’attività svolta dalla Pubblica amministrazione-9) abrogazione del reato di permanenza clandestina-10) estensione del ricongiungimento familiare anche nei confronti dei figli maggiorenni e dei genitori.

 

Più chiari di così…. Vengono gettate le basi per “ le porte aperte”, sulla scia di quanto l’attuale governo catto-comunista ha intenzione di fare , scimmiottando la Triplice, anzi forse il decalogo del SEI è anche più avanzato in tal senso. Si sa,  gli ultimi arrivati, per farsi meglio accettare a tavola, superano spesso in cinismo ed ipocrisia i vecchi padroni di casa…( vedasi tutte le abiure e scondinzolamenti del contenitore An di Fini…),… Più realisti del re insomma, tanto per essere precisi.

Ma questo documento va in controtendenza all’Europa,  che invece si sta interrogando sulla necessità e utilità di avere all’interno delle proprie frontiere masse sempre maggiori d’extracomunitari. La Spagna di Zapatero e la Francia  di Sarkosy, si stanno muovendo in tal senso e dove sono state favorite fino ad oggi politiche multirazziali, i risultati sono sempre stati disastrosi( Gran Bretagna-Francia-Olanda). Ma il sindacato non ha proprio di meglio da fare? Forse non abbiamo circa due milioni di disoccupati italiani da impiegare, senza ricorrere alle nefaste leggi Treu e Biagi( ..accettate anche queste da “Madame Polverinì”…) per dimostrare che l’occupazione è aumentata? Forse le famiglie dei lavoratori italiani non necessitano di sgravi fiscali, agevolazioni e tutele? E che dire dei salari?? Erosi in tanti anni di pratiche concertative sulla base dell’accordo del 1993, proprio ai tavoli dove ora l’Ugl vorrebbe sedere con i soliti tre compari di merende? Il responsabile del Sei ha mai fatto un viaggio in Europa, nelle periferie francesi o inglesi?A parte il Corriere dello Sport, e la Meta sociale, la stampa estera la mai letta? Forse si starà organizzando pure lui  per il gran salto in parlamento…( Nobilia docet), un paradiso a cui molti finti sindacalisti..ambiscono…per smettere di fare quello che non hanno mai fatto.

Che gli immigrati siano una risorsa economico-sociale è tutto da dimostrare. Sono per certo una fonte di guadagno per certi settori parassitari, come la Caritas , i sindacati che non  fanno oramai più sindacato, le associazioni di volontariato; lo sono per il mondo imprenditoriale, che così abbassa il costo del lavoro a danno dei nostri connazionali e deregolamenta le norme di sicurezza, ( ..negli infortuni sul lavoro di stranieri abbiamo visto in Italia un incremento del 25% dal 2003 al 2005 e del 60% 2001 al 2005..), per chi specula sugli alloggi a prezzi esorbitanti, per chi vende merce contraffatta, per chi cerca tessere e voti facili…Ecco la macchina che si muove dietro a questi disperati e non ( ..tanti vengono per delinquere, inutile nasconderlo con falsi buonismi, e le nostre carceri sono per oltre il 30% formate da immigrati..), il resto sono solo chiacchiere per imbonire la gente. In Italia, come riportato di seguito, non tutto è oro quel che luccica, ma le fasce povere sono in ascesa continua, forse è opportuno che qualcuno in Via Margutta ne prenda accuratamente nota….e si svegli.

                                                                       ROMANO VISCONTI

 

LA POVERTA’ DEI NOSTRI CONNAZIONALI

Statistiche in breve-ISTAT
Periodo di riferimento: Anno 2004
Diffuso il: 06 ottobre 2005

 


Nel 2004 le famiglie residenti in Italia che vivono in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 674 mila, pari all’11,7% delle famiglie residenti, per un totale di 7 milioni 588 mila individui, il 13,2% dell’intera popolazione.

 

Differenze territoriali

La percentuale di famiglie relativamente povere, osservata a livello nazionale, è il risultato di

situazioni differenziate a livello territoriale: si passa dal 4,7% del Nord, al 7,3% del Centro, al

25% del Mezzogiorno. In particolare, nel Centro-nord l’incidenza di povertà relativa assume

valori modesti – non superiori al 4,6% - in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e in provincia

di Bolzano. Queste ultime presentano incidenze significativamente inferiori a quelle di Umbria,

Lazio e della provincia di Trento, dove invece i valori sono sempre superiori all’8,1% (Tavola

3).

Nelle regioni del Mezzogiorno l’incidenza di povertà relativa è significativamente più elevata

rispetto al resto del Paese e raggiunge le percentuali più alte in Basilicata (28,5%) e in Sicilia

(29,9%). Fanno eccezione l’Abruzzo e la Sardegna, che mostrano valori significativamente

inferiori alla media ripartizionale (16,6% e 15,4% rispettivamente) ma comunque superiori a

quelli di tutte le regioni Centro-settentrionali.

 

Le caratteristiche delle famiglie povere

Le famiglie con cinque o più componenti presentano ovunque livelli di povertà elevati. In media,

quasi un quarto di queste famiglie risulta relativamente povero , ma nel Mezzogiorno

la percentuale sale ad oltre un terzo di quelle residenti. Si tratta in generale di coppie con figli e

di famiglie con membri aggregati, tra le quali si osservano le

incidenze più elevate: il 22,7% per le coppie con 3 o più figli e il 18,5% per le famiglie con

membri aggregati.

Povertà più elevati della media: nel Mezzogiorno, se i figli minori sono 3 o più, l’incidenza

raggiunge il 41%.

Critica appare anche la condizione degli anziani: l’incidenza della povertà è pari al 15% tra le

famiglie con almeno un componente di oltre 64 anni di età e raggiunge il valore massimo

(17,3%) quando in famiglia è presente più di un anziano. Il disagio relativo è più evidente nelle

regioni del Nord dove, a fronte di un’incidenza media del 4,7%, le coppie anziane povere sono il

7,2% e gli anziani soli poveri il 6,8%.

Livelli di povertà superiori alla media si riscontrano anche per le famiglie di genitori soli (in

particolare nel Nord e nel Centro), mentre sono decisamente più bassi in tutte le ripartizioni i

valori rilevati tra i single giovani-adulti e tra le coppie della stessa fascia di età.

Tra le famiglie con persona di riferimento donna la diffusione della povertà è sostanzialmente

analoga a quella delle famiglie con a capo un uomo , anche se va sottolineato che è

costituito da donne l’83,8% degli anziani poveri e soli così come l’83,2% dei genitori soli

poveri. Più accentuata la differenza di genere nelle regioni del Centro e del Nord, dove

l’incidenza della povertà per le famiglie con persona di riferimento donna è superiore a quella

rilevata tra le famiglie con a capo un uomo rispettivamente di uno e due punti percentuali.

Bassi livelli di istruzione, esclusione dal mercato del lavoro o bassi profili professionali si

associano strettamente alla condizione di povertà.

Tra le famiglie con persona di riferimento in possesso di un elevato titolo di studio (scuola media

superiore e oltre) meno di una su venti risulta povera, mentre lo è una su cinque se la persona di

riferimento non ha alcun titolo o ha la sola licenza elementare. Il divario è particolarmente

importante nelle regioni del Centro-nord

 

15/07/2006

 


economia

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003