ECONOMIA 2007

 

 

Il balzello medioevale si ripete

 

L’abbonamento-estorsione RAI!

 

di Carmelo R. Viola

 

         Durante tutto il mese di gennaio la TV cosiddetta pubblica ripete fino alla nausea il ritornello che l’abbonamento alla RAI è scaduto e che è  tempo di rinnovarlo. E fino alla nausea, io cittadino “sovrano” (sic!), ripeto la mia contestazione contro quel balzello con argomentazioni e parole diverse ma nel rispetto della stessa sostanza. Quel ritornello viene cantato in nome della legge; la mia contestazione viene gridata in nome del diritto.

         Sembra un gioco di parole ma nella realtà non lo è. L’unica ragione formale che il potere fiscale – anima animalesca dello Stato borghese ed autore di quel balzello – può addurre a proprio sostegno è l’esistenza di una legge, che dovrebbe giustificare sé stessa (sic!) e che è molto poco per fare stare in piedi ciò che è soltanto – ad un’analisi oggettiva – un’estorsione ed è come dire una riscossione illegittima a giudizio del senso comune e alla luce del diritto naturale che, fino a prova contraria, è il padre della legge, alias diritto positivo. Basterebbe dire che un servizio pubblico, in quanto tale, dovrebbe essere coperto dalla tassa patrimoniale che ogni cittadino versa annualmente allo Stato proprio a tal fine. Ma ogni “corrispondenza” fra dare ed avere nel rapporto Stato-cittadino, è totalmente cancellato dalla follia “terminale” del capitalismo.

         Non basta. Un abbonamento presuppone, in termini di diritto elementare, una volontà determinante ad abbonarsi: un “abbonamento coatto” – come nel caso nostro – è una contraddizione in termini da fare ridere i polli intelligenti ed ironici! Una TV pubblica dovrebbe rappresentare un rapporto comunicativo di carattere informativo, storico e culturale tra potere pubblico e collettività. Senza aggiungere che il cittadino paga, come “subdolo pizzo ad elasticità illimitata”, un mare di imposte cosiddette indirette assai sproporzionate rispetto al prodotto , come nel caso della benzina, e che incidono non poco sul proprio patrimonio se assai modesto, se non addirittura situato al di sotto della soglia di povertà!

         E ancora. La radioTV pubblica è destinata al più povero dei cittadini, che elegge a propria compagna di sventura una radiolina da quattro soldi. Orbene, la mannaia del potere fiscale – acefalo quanto amorale – si abbatte senza pietà anche su questo, salvo possibile atto di arbitraria misericordia da parte di qualche caritatevole segugio, che chiude gli occhi facendo prevalere l’uomo sul robot di Stato. Ma se escludiamo i barboni – i senza casa – non è facile la stessa cosa per quanti cittadini non sono tanto disgraziati da non disporre nemmeno di un tetto, sia pure fatiscente, in locazione s’intende. La povera vecchierella, sola e malandata, magari senza alcun reddito o con una pensione di fame, con figli e nipoti ormai lontani dall’alone affettivo dell’infanzia, si sente piombare addosso una “cambiale” di oltre 100 €uro! Vero è che figli e nipoti sono tenuti ad occuparsi di lei, ma questo si traduce, in termini giuridici, nel fatto che il fisco statale depreda anche dei nullatenenti!

         Torniamo al nocciolo della questione! Un abbonamento senza una volontà soggettiva di abbonarsi è un’assurdità giuridica.  Sia pure! Il moloch fisco usa il termine abbonamento come eufemismo per riferirsi ad un’imposta diretta (una specie di tassa di proprietà come per l’auto) ma senza nominarla per non sollevare un polverone maleodorante di – come diciamo in apertura – estorsione, aggiungendo ora, dal sapore squisitamente medioevale, di quando la legge era il principe e un’imposta veniva pagata solo perché lo esigeva il capo indiscusso.

         E’ questo – con buona pace delle barbe di giuristi – il valore essenziale dell’abbonamento RAI, valore che si cerca invano di mimetizzare dietro il rapporto posticcio di una volontà di contributo volontario ad un servizio pubblico che ovviamente può avere – ed ha – dei contenuti di pubblica evasione o utilità anche informativa e scientifica – esattamente come la radioTV privata, cosiddetta commerciale. Il che, ovviamente, non è sufficiente per esigere dal cittadino un apporto obbligato. E poiché la cosa è grossolana ed offensiva della comune intelligenza, la si trincera dietro il paravento di una legge, come se questa, solo in quanto tale, potesse essere abilitata ad imporre ciò che è contrario ai princìpi dello stesso diritto e, per ovvia concomitanza, dell’etica biosociale.

         Fino a questo momento ho fatto una questione di principio: una legge non è sufficiente a spacciare per provvedimento legittimo ciò che è essenzialmente abusivo e amorale, proprio  come le leggi del principe medioevale o di certi dittatori. Ora andiamo alla sostanza. La radioTV teoricamente pubblica è di fatto sovrapponibile a quella privata: come questa manda in onda trasmissioni profondamente nocive soprattutto per l’adolescenza: basti pensare alla filmistica americana – ammannita nelle ore di massimo ascolto -  fatta di violenza e roteante attorno alla concezione della vita come sfida; alle manifestazioni pseudo-sportive – servite sempre nelle stesse ore di attenzione popolare - come quelle del calcio che esaltano la concezione appena accennata. Il tifo è la negazione dello sport vero, un surrogato psicologico dell’aggressività bellica, del bisogno di avere sempre un nemico da distruggere. Ci si chiede poi perché le nuove generazioni  siano in rivolta contro tutto e perfino contro sé stessi, incapaci di trovare un equilibrio e la vera gioia di vivere. Psicologi,  psichiatri e criminologi, dove siete?!

         Come la TV privata, quella pubblica manda in onda valanghe di “spazzatura mediatica”, detta eufemisticamente pubblicità, sottintendendo, bugiardamente, informativa, quando si tratta solo di pressione consumistica con ricorso a forme di persuasione occulta o subliminale (per la quale basta la sola ripetitività dell’immagine) di ordine criminoso, in quanto lesiva della capacità di scelta critica da parte dei consumatori, crimine che la legge (sempre la legge!) borghese non riconosce e non punisce in ossequio alle esigenze di un sistema essenzialmente criminale.

         Come la TV privata, quella pubblica ci propina la stessa verità ufficiale sui fatti del mondo legittimando l’ingerenza clericale e la feudalizzazione militare dell’Italia e del mondo da parte della criminocrazia USA! Il fatto che qualche iniziativa personale, in penombra e in sordina, osi confutare le menzogne convenzionali (come il lodevole TG/3, specie in ore mattutine) conferma quell’affermazione (come l’eccezione la regola).

         Come la TV privata, quella pubblica “confeziona a spezzatino” perfino capolavori offendendo l’arte e il sentimento estetico dei teleascoltatori. Come quella organizza giochi a premi (anche consistenti) – “predaludismo”!  che hanno lo scopo di coltivare nelle masse l’illusione di potere arricchirsi dall’oggi al domani e di potere competere con  “ladroni – legali! – del sistema”, ottundendo, assieme al tifo sportivo, quello “stato di guardia” che oggi dovrebbe essere comune a tutti i cittadini di un cosiddetto Stato di diritto (che, in effetti, tale non è).  Come quella non dà spazio – come dovrebbe fare in quanto servizio a favore del popolo “sovrano” – a correnti di pensiero diverse da quelle ufficiali, come l’ateismo e affini in campo religioso, e l’anticapitalismo in campo economico-politico, o nuove e bisognose di farsi strada nella pubblica opinione e nell’area della cosiddetta comunità scientifica.

         Per finire, c’è da notare che gli enormi costi della pubblicità consumistica (la sopra ricordata “spazzatura mediatica”) – un’autentica grossolana grottesca assurdità dell’economia vera e propria! – sono sostenuti dai consumatori stessi – abbonati coatti! – attraverso il ben noto sovrapprezzo sui prodotti pubblicizzati.

         L’abbonamento RAI – il cui rinnovo è chiesto con tanto garbo ipocrita-commerciale – con accanto gli agenti dell’ordine, pronti per un eventuale pignoramento per un’esazione coatta – resta un atto di violenza, illegittimo come tutti gli atti della fattispecie, una delle vergogne, ormai storiche, di una Repubblica, ben lontana dalla “res publica”, ma “potere a copertura elettorale” esattamente come quello di un Bush “autocrate”, il che è tutto dire.  E il Ministro delle Comunicazioni sta a guardare, segno che per Questi la questione non esiste nemmeno!

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – csbs@tiscali.it

 

13/02/2007


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