ECONOMIA 2009

 

GLI STRUMENTI DEL CONTROLLO GLOBALE


SECONDA PARTE: LA GUERRA

La guerra è in grado di sconvolgere un popolo fino nelle fondamenta, causando cambiamenti radicali nel modo di vivere, con perdite umane e materiali incalcolabili, ma alla fine siamo proprio sicuri che sia un avvenimento così negativo per tutti gli attori coinvolti?
In questo secolo ed in quello precedente una regia occulta ha operato avendo moltissimo da guadagnare nel vedere il mondo in uno stato di tensione costante, la guerra è passata da semplice strumento per ampliare il proprio territorio e acquisire il controllo di altre nazioni a speculazione economico finanziaria da parte di chi presta denaro e ne controlla i movimenti.

La quantità di denaro che una nazione abbisogna per sostenere un conflitto è enorme e chi se non le banche centrali posseggono i mezzi per finanziare tali imprese?.

Spesso e volentieri chi controlla le banche centrali è la stessa persona che detiene il controllo delle fabbriche di armamenti ,le stesse che a loro volta controllano l’industria della ricostruzione. Quindi dietro ad ogni conflitto esiste qualcuno che ha un triplo interesse che un’ostilità inizi, duri quanto più possibile e che distrugga quanto più si riesca.

Facendo un po’ di sano revisionismo storico e cercando di vedere la storia da un punto di vista diverso, ecco materializzarsi un’altra verità,spesso sottaciuta, alternativa a quella ufficiale, che vede intrecci e correlazioni internazionali che vanno oltre gli interessi dei singoli Stati.
Esamineremo le due guerre mondiali, quella del Vietnam per passare poi all ’invasione dell’Iraq e l’Afghanistan .

Iniziamo dalla prima guerra mondiale, incentrata sul conflitto anglo-tedesco, e molto lontana dagli Stati Uniti, ma che ricordiamo essere terra di grandi interessi bancari e capitalistici….
All’inizio del conflitto Wilson, l’allora presidente dichiara la totale neutralità, l’opinione pubblica americana è completamente schierata con lui, la guerra è lontana e non c’è motivo per ficcare il naso in quella che sembra essere una guerra solo europea.
Ma qualcuno non è di quella opinione, ci sono possibilità di enormi guadagni in un possibile coinvolgimento della macchina bellica statunitense, tanto è vero che nel diario di un personaggio politico di spicco, certo Wiliam Jennings Bryan, si legge “i grandi interessi bancari sono fortemente interessati alla guerra mondiale, data la possibilità di raggiungere grossi profitti”

Ora nasce il problema come fare per giustificare di fronte all’opinione pubblica un coinvolgimento americano nel conflitto; da una conversazione intercorsa tra il colonnello House, consigliere di Wilson e Mr. Grey, ministro degli Esteri inglese, si tratta l’argomento e Grey chiede che accadrebbe se i tedeschi affondassero una nave americana con passeggeri a bordo, il buon House risponde che l’affondamento causerebbe una ondata di indignazione che sarebbe sufficiente a far entrare la superpotenza in guerra.
Da li a qualche giorno, il 7 maggio 1915, una nave passeggeri americana, la Lusitania, forza il blocco navale tedesco attorno alle Isole Britanniche.
I sottomarini tedeschi fanno il loro lavoro e affondano il transatlantico; per rendere la cosa ancora più pirotecnica la Lusitania era stata farcita di un deposito di munizioni ed esplosivi, e l’affondamento causa 1200 morti.

L’ambasciata tedesca a New York aveva preventivamente messo un annuncio sulla stampa statunitense in cui specifica che i passeggeri che si imbarcano sulla Lusitania lo fanno a loro rischio e pericolo, e questo fa capire la natura assolutamente guidata dell’avvenimento.

La prima guerra mondiale costerà 126.000 vite americane, una spesa di circa 400 miliardi di dollari, ma il banchiere Rockfeller metterà in tasca qualcosa come 2.7 miliardi di dollari (il tutto espresso in valuta odierna )

Passiamo alla Seconda Guerra Mondiale, il 7 dicembre del 1941 il Giappone attacca Pearl Harbour, con una sorpresa,che sorpresa non era, se non dal punto di vista della storia cosiddetta ufficiale, e che viene dichiarato “giorno dell’infamia”, ma non suona sospetto il fatto uno stato si sogni di attaccare un colosso come gli USA senza alcun motivo? Il Giappone era un partner economico importante e aveva forti investimenti in terra americana…
Beh dopo sessant’anni in documenti freschi di desegretazione, risulta che gli attacchi erano noti già settimane prima e che erano più che giustificati, vediamolo quindi nel dettaglio.
Roosevelt che era imparentato con le grandi famiglie di banchieri newyorkesi e nipote di un certo Fredrich Roosevelt che sedeva al tavolo del Federal Reserve Act qualche anno prima, era molto legato agli interessi bancari internazionali e gli interessi erano quelli di entrare in guerra. Da una notazione del segretario alla guerra Henry Stimson del 25 novembre 1941, si riporta un dialogo con Roosevelt in cui ci si chiede come si sarebbe potuto manovrare il Giappone affinché sia lui a muovere il primo passo e non ci siano dubbi su chi sarebbe stato l’aggressore.
Per far scaldare gli animi Roosevelt blocca le importazioni americane di petrolio in Giappone, congela tutti gli investimenti giapponesi negli Stati Uniti, finanzia la Cina nazionalista e i britannici entrambi nemici riconosciuti del Sol Levante.
Il 4 dicembre del 1941 i servizi segreti anticipano l’attacco a Pearl Harbour, segnalazione ignorata, e il 7 dicembre come ampiamente consentito e ricercato avviene l’ attacco che costa la vita a 2400 militari statunitensi,quanto poco vale la vita delle persone di fronte agli interessi economici.
Prima di Pearl Harbour l’80% degli americani non voleva nemmeno sentire nominare la parola Guerra, dopo un milione di volontari si arruolarono.
Cambiando asse vediamo come non cambi il meccanismo e le persone coinvolte, la potenza bellica tedesca era supportata da una organizzazione chiamata I.G. Farben che produceva da sola circa l’84% degli esplosivi utilizzati durante la guerra, uno dei controllori e partner taciuti era la Standard Oil americana, del sig. Rockeffeller, in effetti l’aviazione militare tedesca non poteva operare senza un addittivo speciale prodotto dalla S.O.; i massicci bombardamenti tipici della Guerra Lampo furono possibili solo grazie alla vendita di 20 milioni di dollari di carburante da parte della S.O.
Altro chiaro esempio di organizzazioni che operavano su entrambi i fronti era la Union Banking Corporation, che era uno dei principali finanziatori di Hitler e principale riciclatrice del denaro tedesco, tanto è vero che la banca viene condannata per violazione dell’embargo, fa riflettere che il nonno era niente meno che Mr. Prescott Bush, nonno del giovane George Bush, un nome da tenere a mente quando si pensa alla reale inclinazione politica della famiglia Bush.

Vietnam, la presunta dichiarazione di guerra avviene nel 1964 dopo un presunto incidente avvenuto ad alcune cacciatorpediniere americane attaccate… da una flotta nord vietnamita a nord delle coste asiatiche( Golfo del Tonchino 1964), l’attacco causa il repentino cambiamento della pubblica opinione americana e l’inizio dell’escalation militare Usa, peccato che l’attacco come ci è stato raccontato non è sia mai avvenuto, è stato completamente simulato per favorire l’entrata in guerra.
Poi i meccanismi non cambiano, David Rockeffeller finanzia entrambi gli schieramenti, in periodo di embargo impianta stabilimenti bellici nei blocchi sovietici, principali finanziatori e sostenitori del Vietnam del nord.
Per far capire il reale scopo del conflitto è interessante conoscere le regole di ingaggio, che in pratica sono le cose consentite ad un esercito:

- Le postazioni missilistiche vietnamite non possono essere abbattute se non completamente operative
- Nessun nemico poteva essere inseguito se superava i confini di Laos e Cambogia
- Gli obiettivi critici non possono essere attaccati senza approvazione da parte di ufficiali di altissimo rango dell’esercito americano

Oltre a queste strane limitazioni, l’esercito nord vietnamita era pienamente consapevole delle regole e poté creare una strategia basata su quanto detto sopra. La verità è che la guerra del Vietnam non è stata concepita per essere vinta, ma solo per essere sostenuta.
Costò la vita a 58.000 americani e 3 milioni di vietnamiti, ma soprattutto costò somme enormi dato l’uso di prodotti molto costosi, vedi Napalm e diserbanti( agente arancione) e l’impiego di bombardamenti su larga scala.

Da qui passiamo ai giorni nostri, dove le cose non sono affatto cambiate, perchè i conflitti non vengano innescati negli stessi modi. Questo decennio ci mostra due perfetti casi, l’11 settembre con la relativa guerra in Afghanistan e la guerra in Iraq.
L’argomento 11 settembre verrà trattato approfonditamente in un prossimo articolo, ma per adesso meglio porsi solo il dubbio che l’attacco alle torri fosse qualcosa di molto simile a Pearl Harbour e che è stato la causa di un cambiamento dell’opinione pubblica americana per giustificare l’entrata in guerra contro i talebani, mentre le armi di distruzione di massa( mai trovate) possedute da Saddam sono state la causa della guerra in Iraq.
Con i martellanti Media moderni poi le cose si fanno molto più semplici, le campagne a tappeto contro il “terrorismo” sono riuscite a far accettare al popolo americano il “Patrioct Act”, un sistema di regole che tolgono la privacy ad ogni americano con la scusa della sicurezza e della guerra al terrore.
Il terrorismo è un nemico invisibile che non si può quantificare e come un fantasma nero che cospira contro i “buoni americani” , è il nemico perfetto per giustificare ogni tipo di provvedimento restrittivo e ogni guerra.
Non ci si deve mai accontentare delle “verità ufficiali”, ma bisogna pensare autonomamente che il trucco in fin dei conti è semplice, basta porsi la semplice domanda: “chi ci guadagna”

Paolo Antolini


13/11/2009


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