ECONOMIA 2009


Lo svecchiamento “fisiologico” della Lavazza


Di Sandro Pescopagano


La Lavazza è un’azienda italiana produttrice di caffè tostato fondata a Torino, nel 1985 appunto da Luigi Lavazza.
In seguito a una inarrestabile crescita, la ditta si sposta prima in corso Ponte Mosca (attuale corso Giulio Cesare) e successivamente nella sede attuale di corso Novara 59.
Proprio in questi giorni è stato presentato in pompa magna anche il calendario 2010: “The Italian Espresso Experience 2010” con scatti del fotografo inglese Miles Aldridgee, tra modelle internazionali e musica italiana.
Nel quadro di un grande progetto di “tessuto industriale e innovazione” illustrato in sede istituzionale, presso il Comune di Torino, innanzi ad una platea di molteplici dirigenti di enti pubblici e imprese private, anche con la presenza e i consensi delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, (progetto che prevede la costruzione del nuovo centro dirigenziale, con la riqualificazione dell’area pertinente, per un costo che si aggira intorno ai 160 milioni di euro), la Lavazza spa – presentato il calendario – ha affermato sfacciatamente che ora… bisogna abbattere i costi di produzione per essere più competitivi, ovvero far pagare ai lavoratori i suoi calendari, le sue manifestazioni in pompa magna, i suoi “pizzi e merletti” delle modelle e tutto il resto. Nel progetto che viene sindacalmente (sic) esposto, sono previsti la terziarizzazione del magazzino prodotto finito, il prepensionamento di 63 lavoratori tramite l’apertura di procedure di mobilità volontaria, nonché la riorganizzazione dei reparti produttivi con un ribasso del personale pari a 29 unità. Un attacco al lavoro spacciato come taglio di sprechi…
I lavoratori del magazzino, sempre a detta della Lavazza, avranno la possibilità di rimanere nel gruppo ma trasferiti chi negli uffici e chi nelle unità produttive, oppure accettare di lavorare presso il “terzista” cambiando di fatto il proprio datore di lavoro (che magnanimi questi dirigenti della Lavazza spa… anche se dovrebbero passare loro a una qualche falsa cooperativa di quelle che spremono i lavoratori come un limone e poi via con un bel calcio nel di dietro, senza ammortizzatori, senza tutele).
E veniamo invece all’altro punto: il prepensionamento. La motivazione addotta dall’azienda è quello di uno “svecchiamento” fisiologico del personale. Intanto occorrerebbe sapere quanto “volontarie” siano, effettivamente, tali fuoriuscite. Poi ben venga la mobilità volontaria (viste anche le oscenità che hanno prodotto i governi recenti e passati in materia pensionistica) purché legata ad una reale integrazione al 100% dell’attuale reddito, ovviamente a carico aziendale, a cui doverosamente legare un’assunzione di personale pari ai lavoratori che, giustamente, dopo una vita di lavoro, esprimono la loro volontà di tale prepensionamento, magari assumendo un familiare, meglio se disoccupato o con lavoro precario. È forse chiedere troppo?
Poiché, poi, non dimentichiamo i previsti “29 esuberi” da “scegliere” nelle 63 unità individuate complessivamente per la mobilità volontaria, il comportamento adottato dall’azienda è nulla di più che l’ennesimo attacco alla tutela e dignità del lavoro, perché qui si tratta di un’azienda che non è in crisi e che, anzi, per dichiarazioni rese a tutti i mass media, gode di ottima salute, che si sta espandendo a livello internazionale, che si permette di investire 160 milioni di euro per il nuovo polo dirigenziale.
Quale necessità ha o avrebbe la Lavazza di fare tutto ciò? Che sia per mantenere la propria bella immagine facendola pagare ai suoi lavoratori?
Ricordiamo che la Lavazza spa, mentre qui in Italia intende colpire i lavoratori e far pagare a loro ipotetiche “crisi”, in Israele ha ottenuto la certificazione “Kosher” ed anche la certificazione “Badax” richiesta dalla comunità ebrea ortodossa, entrambe necessarie per operare nel mercato di un’entità statale di carattere etnico-confessionale quale è Israele.
Su quel mercato, è noto, l’espansione dei prodotti Lavazza è stata rapida e costante, i prodotti e le macchine Lavazza e Faema sono fornitori dei migliori locali di Tel Aviv, Gerusalemme ed Haifa. Stando a quanto dichiarato nello stesso sito ufficiale, la Gils Coffee (che dal 1985 tramite l’architetto Gil Sagy è l’esclusivista della Lavazza nell’entità sionista sia per i prodotti Lavazza che delle macchine espresso industriali, delle caffettiere per le famiglie e delle macchine espresso per le case), è particolarmente sensibile all’immagine... Magari anche grazie all’insediamento di un’unità produttiva colà graziosamente delocalizzata. Cambiamo la pubblicità dell’azienda: “più tira su guadagni, più ti manda giù”.

13/12/2009


pagina dell'economia

home page