ECONOMIA 2007

Alitalia: il regalo di Prodi all’amico De Benedetti


Andrea Angelini

Carlo De Benedetti è entrato in campo nella corsa all’acquisto di Alitalia.
L’Ingegnere torinese che vanta un’antica e consolidata amicizia con Romano Prodi parte in tale occasione da una posizione di forza.
Sarà infatti il governo, una volta che le offerte per il 30,1% della compagnia di bandiera saranno pervenute il 29 gennaio alla Merry Linch, consulente per la vendita, a decidere in tutta autonomia valutando l’offerta dal punto di vista aziendale e finanziario. Valutando cioè il progetto industriale sulla base del piano di rilancio e dell’esborso finanziario i cui proventi finiranno nelle disastrate casse dello Stato. In tale prospettiva De Benedetti sembra avere qualche chance maggiore dei concorrenti tenendo anche conto del fatto che il suo nome viene dato come presente nella cordata guidata dalla banca d’affari Rothschild con la quale recentemente si sono rafforzati i legami in virtù di una compartecipazione al capitale del gruppo editoriale proprietario del quotidiano gauchiste francese Liberation.
In molti temono che questo repentino arrivo di De Benedetti sulla scena possa rappresentare l’ennesimo episodio di una lunga saga che ebbe già a manifestarsi con il tentato e fallito acquisto della Sme, la finanziaria alimentare dell’Iri, a metà degli anni ottanta. Guarda caso l’Iri allora era guidata da Romano Prodi che si vide però bloccare l’operazione ad opera di Bettino Craxi, all’epoca presidente del Consiglio.
In ogni caso, appare curioso questo repentino interesse di De Benedetti per Alitalia.
Nell’autunno scorso l’Ingegnere aveva ironizzato sulle condizioni poste dal governo per la privatizzazione (garantire la copertura delle attuali rotte e mantenere i livelli occupazionali) e aveva commentato ironicamente che “così nessun imprenditore italiano può essere interessato ad Alitalia”. Poi evidentemente qualcosa deve essere cambiato e fatti due calcoli, l’ex proprietario dell’Olivetti, che ha fatto la fine che ha fatto, ha concluso che c’era comunque da guadagnarci.

 
14/01/2007


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