ECONOMIA 2007

 

I soliti vecchi auguri per il solito anno nuovo…

 

MENTRE INCOMBE L’ESTREMO “SERVAGGIO DELL’INTERNAZIONALE BANCARIA

 

di Carmelo R. Viola

 

         In origine fu la giungla, dove è nato l’uomo. Dall’agonismo predatorio è nata la predonomia, detta capitalismo, multiforme sfruttamento sistematico dell’uomo sull’uomo con la futura menzogna trattarsi della vera economia per legittimare la ricchezza dei pochi  (fino ai padreterni feudali e a quelli della borghesia liberale) e la povertà dei molti (fino all’indigenza totale dei senza lavoro e senza tetto). La Rivoluzione Francese del 1789 contrappose al potere assoluto dell’autocrate (re o simili) la formula “libertà-fraternità-uguaglianza”.

         I fautori dell’antica predonomia-capitalismo hanno recepito la sola libertà traducendola in un’ideologia detta liberalesimo e promuovendo una serie di libertà, dette diritti civili, alcuni dei quali sono i padri potenziali del socialismo. Il termine liberalesimo rimane ambiguo ed è contradittorio quando, considerando diritto civile anche la libertà predonomica ( alias economica), di fatto riconferma e legittima il capitalismo e i suoi estremi patologici complementari: la ricchezza e la povertà.

         Gli stessi chiamano Stato di diritto quello che si basa su norme scritte (costituzione) e, in seguito realizza i tre poteri classici (legislativo, esecutivo e giudiziario) e, per ultimo, l’elezione popolare dei parlamentari. Ma si tratta di trucchi d’immagine se permane lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo con quel che segue. Il capitalismo (che è costituito anche dalla sua dimensione paralegale, detta, a scopo fuorviante, mafia) non può dar luogo a Stato di diritto di sorta.

         Al capitalismo si contrappone il socialismo, che riprende, nella tua integra totalità e consequenzialità, il trinomio del 1789. All’agonismo predatorio sostituisce l’emulazione e la collaborazione e realizza successi senza precedenti come la piena occupazione e l’istruzione e l’assistenza sanitaria gratuite e universali. L’estremizzazione del socialismo è il comunismo espresso dalla formula “da ciascuno secondo la possibilità, a ciascuno secondo il bisogno”, il che significa una società dove tutti fruiscono, secondo bisogno, dei prodotti del lavoro sociale. Il capitalismo internazionale, in combutta con il potere clericale, lo soffoca attraverso la minaccia bellica, l‘embargo, la propaganda menzognera la corruzione e il massacro dei resistenti (Eltsin che fa cannoneggiare la duma sovietica). Riconferma sé stesso come la vera economia, il cui divenire assimila a quella, quasi ineluttabile, della meteorologia, sempre allo scopo di perpetuare la gamma delle differenze abissali.

         La socialdemocrazia è il primo degrado del socialismo di cui introduce cenni nello Stato “liberale” ma non può che fallire. La società liberale (per definizione. ambigua) scivola lungo una china senza freni. L’intellighenzia borghese fa credere che perfino lo Stato imprenditore sia comunista, quindi contrario alla vera economia. Il secondo degrado è quello delle privatizzazioni anche, in tutto o in parte, dei servizi naturalmente pubblici come il sanitario. Si parla di neoliberismo, cioè di inasprimento dello sfruttamento dell’uomo che, pur nel rispetto formale di certi diritti liberali, diventa di fatto uno schiavo mobile “usa e getta” (vedi precariato e mobilità). Non si parla più del progetto “piena occupazione” (Luciano Lama) ma di “mercato del lavoro” (legge Biagi) dove il lavoro è, per l’appunto, una merce e non più un diritto (a dispetto della Costituzione). Alla pensione retributiva succede quella contributiva (con il pretesto della “insufficienza di fondi”) da integrare con un’assicurazione che l’interessato raramente può pagarsi. In breve, la pensione tende a scomparire.

         Il terzo degrado è quello della globalizzazione ovvero della libera circolazione universale (globale) degli uomini di affari detti eufemisticamente “imprenditori” e industriali da cui dipende la condizione economica della collettività.

         Il quarto degrado si è andato costituendo in modo trasversale ed è la progressiva dipendenza finanziaria dello Stato dalla piovra bancaria internazionale, rappresentata, all’interno, dalla SpA Bankitalia, sul piano internazionale, da trattati come quello di Maastricht e da enti come la Banca Europea, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e così via. Se prima la penuria monetaria dipendeva dall’insufficiente riserva aurea, ora dipende dai prestiti usurai (a nodo scorsoio) del potere bancario “globale” (monetocrazia). Cresce la motivazione della “mancanza di fondi” (che impedisce la copertura finanziaria) per opere anche di prima necessità sociale come ospedali e scuole e, con questo, il debito pubblico, la pressione fiscale, i ticket sanitari, le tasse locali e tutte quelle difficoltà di gestione “economica” che convergono e si fanno “incandescenti” in occasione della “legge finanziaria” di ogni fine anno.

         Permangono i ricchi, che anzi si fanno più ricchi e tutte le scandalose “predazioni pecuniarie legali” che, sotto la voce eufemistica di emolumenti, arricchiscono le tasche di alti burocratici, funzionari pubblici, manager privati, magistrati, onorevoli ed uomini dello sport e dello spettacolo (fino all’ordine di milioni di €uro) con eventuali “premi” (sostanziosi) a titolo vario.

         Con la globalizzazione bancaria la moneta perde l’ultima occasione di diventare ciò che sarebbe dovuta essere: uno strumento elastico (passivo) capace di fare scomparire la lacrimevole locuzione “mancanza di fondi” e tutto il farraginoso e grottesco – quanto illegittimo -  prelievo fiscale (che toglie con una mano ciò che è stato dato con un’altra) e di cancellare con un colpo di spugna l’esilarante debito pubblico, equivalente di “debito con sé stesso”! La dipendenza bancaria prova come legale non sia sinonimo di legittimo e diventa la copertura ideale di tutte le inadempienze e di tutti i privilegi.

         Infatti, se lo Stato liberalcapitalista – o neoliberista - mettesse in circolazione quanta moneta (passiva) occorra per le infrastrutture, i servizi e il benessere di tutti i nati, si imporrebbe il problema del “recupero” e quindi dell’esproprio di ogni ricchezza superflua e parassitaria e gl’interessati insorgerebbero fino a provocare, se possibile, una guerra civile, magari con l’appoggio degli USA .

         Tuttavia, solo con la moneta passiva è possibile realizzare la trilogia del 1789, il vero Stato di diritto, la vera economia e la vera democrazia, tutte locuzioni che sono altrettanti sinonimi di socialismo. Per realizzare il quale occorre:

1 - che lo Stato abbia il potere di coniare la propria moneta;

2 - che lo Stato possegga tutti i mezzi di produzione (Marx) e quindi la gestione del circuito produzione-consumo attraverso il gioco dei prezzi;

3 - che l lavoro sia socializzato;

4 - che la proprietà immobiliare e terriera sia sostituita con un “possesso d’uso” limitato al fabbisogno e nel tempo con possibilità di trasmissione ai diretti eredi biologici per ragioni funzionali e/o affettive.

Solo uomini della vera Sinistra possono promuovere tutto questo:  i parlamentari-legislatori attuali sono per il 99% dei fattori, originari o convertiti, della predomina giunta alla stadio patologicamente estremo della “bancocrazia” soprattutto perché imborghesiti, privi di ogni vocazione rivoluzionaria e legati ai propri privilegi. Le masse (con buona pace del classismo marxista), come non mai, sono distratte dal consumismo e da una serie di ottundori (tifo sportivo, giochi a premi – predaludismo – e il risorgente classico clericale oppio dei popoli).

Lo Stato di dritto presuppone la risposta ai diritti naturali e la democrazia non è il giochetto elettorale per legittimare gli eletti e il loro operato. Se il capitalismo esprime l’adolescenza – o età antropozoica – della nostra specie, il socialismo ne esprimerà l’età adulta solo se l’evoluzione supererà l’attuale blocco risalendo la china – economicida ed umanicida – della globalizzazione bancaria. In caso contrario, sarà la fine della civiltà (e di ogni prospettiva umana).

Su tutto questo grava e infuria l’agonismo imperialistico (che del capitalismo globale è un esito naturale), capeggiato dagli USA, di cui il nostro paese è umile e stomachevole servo. Stando così le cose, le sorti della civiltà sono alla mercé di un pugno di affaristi-banchieri e di guerrafondai fuori legge e di sudditi privilegiati e obbedenti che – come avrebbe detto il mitico Cristo sulla croce – “non sanno quel che si fanno”. Pertanto, gli auguri di fine anno, pur validi sul piano personale, su quello sociale non valgono più di una banale bestemmia.

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – csbs@tiscali.it

  
14/01/2007


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