ECONOMIA 2007

Pensioni, in arrivo "un furto con destrezza"

Diana Pugliese

Dopo lunghi mesi di aspro dibattito e dure critiche all’ex ministro del Lavoro, Roberto Maroni, il governo prende atto di ciò che già si sapeva: “non è possibile porre mano allo ‘scalone’ senza sostituirlo con misure almeno equivalenti (in termini economici ndr) anche se con profili temporali diversi”. A dichiararlo il viceministro all’Economia, Vincenzo Visco, in una intervista al ‘Sole 24 ore’, nella quale ammettendo indirettamente di aver promesso in campagna elettorale qualcosa che non avrebbe potuto concedere se non ad alto prezzo, ha sottolineato che “i tempi di lavoro sono destinati ad allungarsi in tutti i Paesi.Piaccia o non piaccia”. Visco ha poi annunciato che anche i ‘coefficienti di trasformazione’, vale a dire i meccanismi di calcolo con cui viene calcolato l’importo reale delle pensioni, dovranno essere modificati, realizzando di fatto un taglio reale delle pensioni che, purtroppo, Cgil, Cisl e Uil hanno ormai accettato senza batter ciglio siglando il ‘memorandum sulle pensioni’. Inutili, purtroppo, i duri comunicati della Federazione Gilda-UNAMS, sindacato della scuola che tempo fa ha definito “indecente” l’accordo “segreto” con cui Triplice e governo hanno ‘deciso’ di approvare entro marzo modifiche “peggiorative” del sistema pensionistico, aumentando l’età pensionabile e riducendo i coefficienti di calcolo in proporzione all’età. “Siamo di fronte ad un altro inaccettabile capitolo di scelte politiche contro i lavoratori dipendenti”, recitava allora il comunicato, sottolineando che la decisione era stata presa all’insaputa di tutti. Il memorandum sulle pensioni, siglato dal Romano Prodi, i ministri Padoa Schioppa e Damiano e i tre leader sindacali Epifani, Bonanni e Angeletti, secondo la Federazione “smentisce completamente gli impegni assunti in campagna elettorale in materia pensionistica”. Difficile dargli torto.
Attualmente i coefficienti sono gli stessi previsti dalla riforma Dini del 1995, anche allora approvata con l’appoggio dei sindacati e chiuso “sulle spalle dei lavoratori dipendenti”. Norme che, secondo Visco, “sono rimaste inapplicate dal governo precedente” e con un conseguente “aggravio della spesa”. In nome dell’aumento dell’aspettativa di vita e della “flessibilità” - più spesso vera precarietà -, insomma, le condizioni pensionistiche saranno rivedute, l’età pensionabile sarà aumentata e l’importo degli assegni futuri ricalcalato al ribasso con la promessa, già sentita vanamente nel 1995, che ciò consentirà di non ‘rimettere mano per molti anni alle pensioni’.
Per il rilancio del Paese molto è stato fatto, ha dichiarato ancora Visco, anticipando che comunque “importanti questioni” devono ancora essere “affrontante”, come la riforma del settore pubblico, che “pesa sul Pil quasi quanto l’industria e può realizzare incrementi di efficienza formidabili”, e il problema dei giovani “che - ha detto fingendo di ignorare gli effetti dell’abbassamento dei coefficienti - risultano troppo penalizzanti dalla riforma Dini.”.
Mi aspetto che il governo risponda all’impegno “di abolire lo scalone” e che il confronto venga ripreso “secondo le modalità e i contenuti” del memorandum, ha commentato ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti,confermando così che per impedire quello che la Federazione Gilda-UNAMS ha definito “l’ennesimo taglio delle pensioni”, la Triplice non muoverà un dito. “Lo scalone va abolito e l’intervento sui coefficienti sarebbe solo un’azione punitiva nei confronti dei giovani che, con il sistema contributivo, già percepiranno una pensione la metà di quella attuale”, ha aggiunto, ‘dimenticando’ però che proprio il memorandum prevede “la piena applicazione del regime contributivo e il rafforzamento di criteri che legano l’età di pensionamento all’importo della pensione tenendo conto della dinamica demografica ed economica”.
Finiranno al vento quindi le critiche del segretario generale dell’Ugl Renata Polverini, contraria alla revisione dei coefficienti e all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. È lecito chiedersi, si leggeva sul comunicato della Federazione Gilda-UNAMS, perché la Triplice abbia siglato questa intesa sulle pensioni; la speranza, continuava il comunicato sollevando il dubbio, che “lo scambio non sia avvenuto proprio sulla previdenza integrativa e sul suo controllo”.
Comunque stiano le cose, resta il fatto che, stranamente, in Italia solo i governi di sinistra possono fare con il sostegno popolare ‘certe’ riforme. Buone o cattive che siano.

  
14/01/2007


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