NOTIZIE 2009


 

IL MONOTEISMO DI MERCATO - LA SOCIETA' DELL'OMOLOGAZIONE DI MASSA

 

 

di D.H.B. italiasociale

 

 

"Oggi è un giorno che vale la pena guardarsi alle spalle,
e anche uno specchio può andare bene.
Per liberarsi dalle catene, dalle montagne venire a valle,
anche uno specchio va bene...(...)

Tu da che parte stai?
Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?
O di chi li ha costruiti? Rubando?"

 

( Francesco De Gregori - "Chi ruba nei supermercati" - album "Canzoni d'amore" 1992)

 

 

 

"...questa società senza-dio opera in modo estremamente efficiente, quantomeno ai suoi più alti livelli gerarchici. Impiega qualunque mezzo a sua disposizione, sia esso scientifico, tecnico, sociale o economico. Esercita un pressochè completo dominio nelle organizzazioni internazionali, sui circoli finanziari, nel campo delle comunicazioni di massa..."

 

 

(Padre Pedro Arrupe dell'Ordine dei Gesuiti al Concilio Ecumenico del 17 dicembre 1965)

 

 

 

 

Storicamente il mercato è il luogo destinato all'interscambio economico/commerciale e alle transazioni monetarie di una società all'interno della quale operano diversi soggetti ai quali deve spettare la suddivisione del lavoro. Fin dai tempi più remoti, in tutte le società umane, da questa suddivisione dei ruoli e delle responsabilità dipendeva il funzionamento e la pace sociale di una comunità: dalla preistoria fino all'epoca del baratto arrivando alle prime società industriali questa ripartizione del mercato del lavoro garantiva il perfetto funzionamento della vita economica delle nazioni.

 

Sicuramente vi furono distinte fasi di sviluppo delle regole dell'economia di mercato: dallo scambio e dal baratto si passò all'intermediazione commerciale per mezzo dell'introduzione della moneta che servì come strumento per ridurre ad un denominatore comune i prodotti del lavoro differenti per quantità e qualità. Fino a quest'epoca il mercato rappresenterà un semplice mezzo di comunicazione e di interscambio tra i popoli. L'obiettivo materiale della vita sociale risiede nella definizione che viene data del mercato, delle sue regole, del suo ruolo all'interno della società, del suo rapporto con lo Stato (o delle istituzioni che amministrano politicamente la vita di una comunità) e delle interazioni che esso esercita sulla morale (implicita o esplicita) , sulla spiritualità e sulle dinamiche di sviluppo di una Nazione.

 

"Il fattore economico - scrive Sergio Gozzoli - ebbe sempre un'importanza essenziale - anche se variabile da epoca a epoca, da popolo a popolo, da civiltà a civiltà - accanto agli altri fattori fondamentali di storia: le umane passioni, i caratteri dei popoli, la omogeneità o eterogeneità biologica dei corpi sociali, il loro tipo di cultura, l'organizzazione politica e militare, il clima, le risorse e la natura del territorio, il gioco della sorte. Ma altrettanto certo è che il peso del fattore economico non fu mai tanto determinante nella storia quanto lo è andato diventando , in misura crescente, negli ultimi cinque-sei secoli. (...) Nel graduale processo di trasformazione dell'economia europea - e poi mondiale - dal Medioevo ai giorni nostri, è possibile individuare, se si fa astrazione dalle economie "chiuse" del mondo feudale, cinque momenti diversi. Si tratta non tanto di periodi cronologicamente successivi, quanto di 'fasi' di organizzazione economica che spesso coesistono e si sovrappongono , con larghi scarti di tempo - talvolta secoli - fra Paese e Paese. 1) Una fase di capitalismo mercantile (dal 1000 al 1800) , incentrata sulla figura del mercante avventuriero (talvolta mercante-guerriero) (...)  2) Una fase di capitalismo bancario-commerciale (dal 1250 al 1690) , incentrata sulla figura del mercante-banchiere. (...) 3) Una fase di capitalismo bancario (dal 1650 al 1850) , incentrata sulla figura del banchiere vero e proprio. (...) 4) Una fase di capitalismo industriale (dal 1770 al 1890) , incentrata sulla figura del capitano d'industria. (...) 5) Un fase, più complessa, di capitalismo finanziario (dal 1850 ai giorni nostri) inglobante una più breve fase di capitalismo industriale monopolistico (dal 1890 al 1945) ed una di capitalismo misto (dal 1930 ad oggi), incentrata comunque sempre sulla figura dominante del banchiere internazionale.".  (1)

 

 

Ora nel percorso storico intrapreso dall'economia di mercato e nelle diverse fasi di sviluppo capitalistico delle società - che porteranno alla creazione degli attuali meccanismi di omologazione planetaria propri dell'epoca della Globalizzazione - possiamo identificare le dinamiche discendenti tipiche di una società materialista che ha convertito il mercato in una sorta di nuova religione idolatrica che ha quale obiettivo fondamentale l'omologazione di massa e la regolarizzazione/standardizzazione delle relazioni sociali, personali e nazionali nelle quali risiedono - su di un piano meramente essoterico - le sorgenti determinanti la gerarchia ed il potere.

 

Non è la sede opportuna questa per analizzare le mutazioni storiche, peraltro sinteticamente riassunte nello scritto del Gozzoli, che porteranno alla mercantilizzazione della vita ma occorre soffermarci proprio su alcuni degli aspetti più rilevanti dei meccanismi che hanno segnato il passaggio dall'epoca medievale a quella moderna: segnaliamo quindi le conseguenze economiche, politiche e spirituali della fase ultima di questo ciclo discendente che ha il suo apice nell'affermazione di massima della società edonistica statunitense e nell'entropia ideale di talune teorizzazioni dei centri di studi strategici d'oltreoceano fra i quali occorre segnalare il ricorso , peraltro smentito categoricamente dai successivi avvenimenti storici, ad una formula di cui si abuserà per un biennio (tra il 1989 e il 1990) secondo la quale l'umanità sarebbe giunta alla "fine della storia" (Francis Fukuyama) , 'espressione' e metafora di un 'ciclo' che si chiude fuoriuscita da questo teorico del Dipartimento di Stato Usa il cui volume ottenne indubbiamente una certa notorietà per il tempismo con cui sembrava rispondere agli interrogativi della politica mondiale all'indomani del crollo dei regimi del socialismo 'reale' dell'Europa Orientale.

 

Mondo unipolare, unidimensionalità della visione del mondo, affermazione su scala internazionale dei valori della democrazia e del parlamentarismo, vittoria del capitalismo finanziario "made in Usa" sull'"impero del male" sovietico, fuoriuscita di intere nazioni dalla sottomissione del totalitarismo di stampo marxista con conseguente - ipotizzata e bramata dai timonieri del Sistema Mondialista - reductio ad unum dell'umanità su basi economicistico-materialistiche. L'utopia mondialista all'apice del suo momento di espansione preannunciava la nascita di un modello di sviluppo unipolare valido per l'intera umanità senza porsi alcun problema d'ordine sociale, senza valutazioni di carattere politico, escludendo dal quadro geopolitico e strategico della nuova egemonia planetaria statunitense sia i valori nazionali, sia le differenze razziali che le divisioni ed i settarismi confessionali. Il mondo inteso, secondo Washington, come un enorme villaggio globale: la società della massificazione delle coscienze e dell'omologazione di mode, costumi, fabbisogni, desideri e aspirazioni.

 

 

Un'utopia pericolosa che avrebbe comportato l'affermazione di un monoteismo di mercato che nasce come espressione massima del totalitarismo del liberismo e della democrazia (concetti distinti ma sinonimi che si ritrovano affiancati nella dizione di Liberal-democrazia propria delle società occidentali moderne)  e che si contraddistingue essenzialmente per una assoluta volontà dissolutiva di qualunque rispetto della dignità umana ed opera con una volontà demoniaca per la mutilazione, la frammentazione e la divisione classista delle società. L'essere umano delle società globalizzate deve sparire per lasciare il posto ad un tipo infra-umano privato di aspirazioni superiori, aneliti verso dimensioni trascendenti dell'esistenza o ideali eroici nazionali o razziali. L'uomo ad una dimensione del mondialismo è una larva che vegeta nel presente senza personalità, senza carattere, soprattuto privo di storia e di un passato condiviso. E' un non-essere, sorta di alienato mentale, lobotomizzato e irretito dalla dimensione esclusivamente materiale della società moderna all'interno della quale viene chiamato ad operare in funzione di e per interessi riconducibili ad aziende multinazionali, organismi transnazionali, istituzioni e autorità internazionali. Tutto quanto è riconducibile ad un passato più o meno glorioso, qualsiasi concetto comunitarista, qualunque affermazione deterministica in una direzione metapolitica dovranno essere cancellate per lasciare spazio al circuito mondialista della produzione, del profitto, del consumo, del benessere, del libero mercato, del mondo dei sogni della società contemporanea.

 

Si potrebbe affermare che questa visione arida e vuota della società , dell'essere umano, della vita stessa  siano il prodotto di una cavalcata verso il nulla , una marcia a tappe sui gelidi camminamenti del nichilismo contemporaneo, intrapresa dall'uomo moderno - in particolar modo dall'uomo occidentale - a partire da un dato avvenimento storico (l'Umanesimo, la Riforma, l'Illuminismo, le dichiarazioni sui diritti dell'uomo delle rivoluzioni statunitense e francese, le rivoluzioni nazionali del XIXmo o i successivi sconvolgimenti bellici del XXmo secolo); allo stesso modo potrebbe perfino risultare semplice ricondurre alla vittoria delle democrazie occidentali, all'affermazione del capitalismo finanziario su scala internazionale o alla post-modernità rappresentata dalla visione globale e materiale del pianeta i momenti storici entro i quali comprendere origini e dinamiche della Globalizzazione. Sarebbero analisi legittime ma incomplete. Crediamo difatti che queste dinamiche omologanti e massificanti fossero in essere già comprese nelle teorizzazioni dei principali assertori del libero mercato quindi all'origini stesse del processo di industrializzazione, modernizzazione tecnologico-scientifica e successiva robottizzazione delle società. Già Adam Smith scriveva che "le grandi linee del mondo economico attuale non sono state tracciate seguendo un piano organico di un organizzatore nè deliberatamente eseguite per una società intelligente, ma rispondono esclusivamente all'istinto di accumulazione di un'umanità abbrutita, ad una massa di individui che obbediscono soltanto alla forza istintiva e incosciente della persecuzione di un fine materiale." ( * )

 

Osservando gli studi dei principali economisti da Smith a F. von Hayek - passando per Bastiat e Friedman - risulterà lapalissiana la sconsacrazione e la negazione di qualsiasi opzione distinta da quella materiale: qualunque nozione di progetto viene sistematicamente rimessa in causa e messa alla berlina dai teorici del Liberalismo selvaggio. Milton Friedman per esempio scriverà : "I prezzi che emergono dalle transazioni volontari tra compratori e venditori - ossia il libero mercato - sono capaci di coordina re l'attività di milioni di persone, ognuna delle quali solo riconoscerà il suo proprio interesse, in modo tale che migliorerà la situazione di tutti. Il sistema dei prezzi compie questo percorso senza alcuna necessità di una direzione centrale, senza che sia necessario che le persone si scambino opinioni in merito, che se ne discuta o che sia un processo amato o meno. L'ordine economico è un'emergenza , è la conseguenza non intenzionale e involontaria delle azioni di una moltitudine di individui mossi esclusivamente dal loro proprio interesse. Il sistema dei prezzi funzione così bene e tanto efficacemente che la maggior parte del tempo non siamo così coscienti del suo stesso funzionamento." ( ** )

 

E Hayek di rimando affermerà che "in una società complessa l'essere umano non avrà altra scelta che adattarsi da sè alle forze cieche del processo sociale."

 

Ora occorre domandarsi: quando è cominciata questa dissociazione tra l'essere umano e le sue aspirazioni, vocazioni, i suoi  ideali? In quale momento storico l'homo oeconomicus nasce e comincia a espandere il verbo del liberalismo? Quali sono i tratti discendenti che hanno caratterizzato questa discesa nel baratro del più vuoto materialismo e della commercializzazione delle coscienze? Possiamo identificare con il cosiddetto Rinascimento , la nascita della civiltà moderna fondata sul predominio della quantità e della ragione strumentale, cartesiana, ovvero con la creazione di una religione dei mezzi e l'affermazione della ragione , della riflessione, al di sopra delle dimensioni primordiali del senso della vita e dell'esistenza umana.

 

Smith alla fine del XVIIImo e Karl Marx a metà del XIXmo secolo analizzarono il capitalismo nell'epoca della sua espansione arrivando a prospettive distinte: al primo - definito "il padre dell'economia politica" svilupperà nel suo libro più importante "Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni" (1776) una teoria della crescita economica chiamata "classica" che fino ai giorni nostri è stata la principale direttrice di marcia del materialismo economico denominato liberalismo.  Secondo la tesi di Adam Smith se ciascuno si lascerà guidare dai propri interessi personali di lucro si potrà realizzare l'interesse generale di una società. Una mano invisibile assicurerà lo sviluppo organico della società. Karl Marx, settant'anni più tardi, affermerà che il capitalismo così concepito sicuramente creerà ricchezze e stimolerà lo sviluppo della tecnica (e ne "Il Capitale" l'economista ebreo nipote del rabbino di Treviri non nasconderà affatto la sua ammirazione per il dinamismo prometeico del sistema capitalistico) ma allo stesso tempo darà vita e farà sorgere terribili disuguaglianze sociali e miseria su vasta scala.

 

Attualmente possiamo dire che - indipendentemente da quali siano state le caratteristiche di sviluppo del sistema capitalismo (trasformatosi in turbo-capitalismo globale con l'epoca dell'informatica e delle transazioni on line di capitali , con l'egemonia delle multinazionali e la costituzione di un sistema monetario internazionale virtuale) - la crescente polarizzazione della ricchezza nelle mani di una minoranza e l'aumento di condizioni di miseria tra sempre più ampie fasce sociali caratterizzano i tempi moderni quasi a rappresentare un'ineludibile destino per settori sempre più vasti dell'umanità sia quella del Terzo o Quarto mondo sia quella del mondo cosiddetto "industrializzato" e capitalistico che vede avanzare al suo interno, dentro ai meccanismi di sfruttamento tipici del sistema capitalista, una miseria abnorme che si pone fianco a fianco di una ricchezza materiale patrimonio esclusivo di una casta di pochi eletti. Questa situazione tragica di sfruttamento dell'individuo all'interno delle società capitalistiche rappresenta l'ultima fase , discendente, del modello consumistico ed edonistico occidentale: le sacche di povertà aumentano soprattutto in quelli che , una volta - venti/trent'anni or sono - , erano definiti come i ceti medi.

 

Ora ci domandiamo ancora: chi ha dato la previsione più vicina alla realtà sul futuro del sistema capitalista? Adam Smith che affermava che se ognuno soddisfaceva i propri interessi si sarebbe soddisfatto l'interesse generale o Karl Marx che nell'analisi dei meccanismi di accumulazione capitalistici intravedeva l'apertura di vaste zone d'ombra di miseria e sottosviluppo? Noi diciamo che nè l'uno nè l'altro hanno saputo indicare esattamente i percorsi del capitalismo nella loro interezza: il capitalismo globale del XXImo secolo è ancor più tragico di quanto non fosse stato immaginato dalle più nere previsioni del più feroce nemico del sistema capitalista di ottocentesca memoria.

 

Quello attuale è un capitalismo di sfruttamento allo stato puro,  un disordine economico senza vie d'uscita, che è stato disegnato sulla carta e attuato in maniera disorganica dagli apprendisti stregoni della Globalizzazione economica. Alla unidimensionalità materialistica dell'esistenza si è andata sommando una omologazione intransigente di usi e costumi che non ha apportato miglioramenti al sistema consumista ma ne ha alterato e invertito il senso: alla produzione per il consumo si è sostituito il consumo indotto dalla produzione così come alla ricchezza reale progressivamente è andata sostituendosi una ricchezza virtuale.

 

Integrazione economica mondiale, assimilazione culturale, laicizzazione e sconsacrazione della società sono alcuni dei principali obiettivi del Sistema o, per dirla con Gozzoli, "si tratta in sostanza di uno scontro mortale fra il Potere economico e la Società politica, fra la Ragione e la Storia, fra una astrazione intellettualistica e la umana natura: in termini pratici , della lotta fra gli interessi di Casta e i destini dei Popoli; in termini emblematici , della lotta fra la Borsa e la Spada." ( noi diremmo dello scontro metapolitico tra l'Oro e il Sangue ndr) ovvero di uno "scontro mortale" che "tuttavia (...) per l'intima coerenza alla sua stessa impostazione utopica, tende a rifiutare - fin dove possibile - l'aspetto "duro" dello scontro. Se quindi nella battaglia oramai storicamente aperta il nucleo originario mondialista fa da cuneo d'attacco e da cuspide vettoriale all'intero processo, il supporto sostanziale è offerto da una ideologia di contorno persuasiva e seducente che dovrebbe consentire una conquista "dolce" - se non proprio pacifica - delle masse mondiali, disarmandole subdolamente della loro cultura, della loro storia e della volontà politica di dominare il proprio destino."

 

Sono questi aspetti 'seducenti' della Globalizzazione, queste armi di seduzione di massa onnicomprensive, che affascinano e irretiscono individui e società rendendole volubili alle sirene suadenti del libero scambio, dell'economia di mercato, della nuova religione del monoteismo di mercato che innalza ovunque vitelli d'oro per schiavizzare masse sempre più cieche e sorde di individui, disarticolandone l'esistenza e destabilizzandone l'identità.

 

"Da buoni illuministi - gli apprendisti stregoni del sistema mondialista ndr - (...) essi non credono che l'uomo abbia una sua natura data, immutabilmente plasmata da fattori genetici innati, ma utopisticamente credono nell'ambiente come elemento formativo sia dell'individuo che dell'intera umanità. Essi credono fideisticamente - lo crede la loro ideologia - che abituando gli uomini a pensare e a vivere in un certo modo, anche i loro figli penseranno e vivranno in quel modo. Per sempre. Essi credono cioè nella incontrastabile forza plasmatrice dell'"educazione" e nella ereditarietà dei caratteri acquisiti - caratteri culturali inclusi. Ora, che questa credenza sia antiscientifica è verissimo, e i suoi fanatici cultori pagheranno un pesante scotto alle loro illusioni, trascinando forse nella rovina l'intera umanità. Altrettanto vero, però, è che non si può disconoscere l'importanza dei fattori persuasivi, palesi ed occulti, nell'orientare convincimenti, idee, scelte e comportamenti degli individui nel corso della loro vita: quindi, nell'ambito della intera generazione che subisce tali fattori. Su questa forza, oltre che sui potentissimi strumenti di condizionamento finanziario sulla economia e sulla politica dei diversi Paesi, si basa la strategia della rete: il potere mondiale passa attraverso il dominio sui Governi; il dominio sui Governi passa attraverso il controllo delle loro economie e attraverso l'equilibrio delle forze che genera la reciproca paura; il controllo delle economie passa attraverso la programmazione produttiva e di mercato; la programmazione di mercato passa attraverso la pianificazione demografica; la pianificazione demografica passa attraverso la conquista e la assimilazione delle diverse culture dei popoli; la assimilazione delle loro culture passa attraverso la corruzione, l'alienazione ed il sovvertimento dei loro costumi. Sono i modelli comportamentali ed i valori esistenziali di fondo il terreno sul quale si gioca la partita." (2)

 

 

Una 'partita' che l'Occidente ha perso prim'ancora di combattere. Lasciamo ai nostri lettori di analizzare il seguente articolo, estratto da un quotidiano on-line gestito dai senza fissa dimora di Bologna....Iniziative contro la miseria più nera che devono far riflettere nella società della massificazione e dell'omologazione che ha prodotto e continua a generare nuove forme di povertà e miserie morali e materiali finendo per rendere precario qualunque rapporto. La precarietà dal mondo del lavoro a fattore caratterizzante i primi anni del Terzo Millennio. La precarizzazione del mondo del lavoro riflette la vulnerabilità dei mercati, l'incertezza del futuro, l'instabilità del presente.

Sono 'sintomi' di una malattia che - come era inevitabile aspettarsi e com'era stato ampiamente previsto da diverso tempo - si andrà estendendo a macchia d'olio assumendo contorni sempre più indefiniti: dalla precarizzazione del lavoro alla precarizzazione dell'esistenza il passo è breve. Muore l'individuo e muoiono le società dei senza Dio della contemporaneità post-modernista.

 

"Vuoto di senso crolla l'Occidente/ soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere/ e dall'Oriente orde di fanatici" (Franco Battiato - "Zai Saman")

 

 

 " Il Buy nothing day è un'iniziativa che

nasce in Canada nel 1992 ad opera

della Adbuster Media Fondation con

lo scopo di creare un'occasione di

riflessione sui nostri consumi e sulle

implicazioni del nostro essere consumatori.

In Italia invece il Buy

nothing day è stato introdotto per la

prima volta tre anni fa, promosso

delle riviste Altroconsumo e Terre di

Mezzo, le quali ogni anno, insieme

ad altre associazioni e gruppi locali

che si occupano di consumo etico e

di commercio solidale, cercano di

rinnovare e ricordare questo appuntamento

a tutti i consumatori.

Nel Nord America non a caso questa

giornata si celebra l'ultimo venerdì

di novembre, alla vigilia del

Thanksgiving, il "giorno del ringraziamento",

che corrisponde - dal

punto di vista consumistico - al

nostro Natale; mentre in Europa

coincide con l'ultimo sabato dello

stesso mese, giorno maggiormente

deputato allo shopping in questa

parte del Mondo.

Sono tanti i significati che sottendono

a questa iniziativa simbolica e i

messaggi che si cerca di trasmettere

attraverso essa. Il Buy nothing day

commemora in primo luogo le vittime

delle politiche orientate alla

massificazione dei consumi: le popolazioni

del Sud del Mondo, soffocate

del neoliberismo e dalla globalizzazione

dei mercati; l'ambiente, progressivamente

devastato da rifiuti e

inquinamento; nonché noi tutti, vittime

più o meno consapevoli del

continuo invito a spendere veicolato

ogni giorno dai vari mass-media,

che propongono modelli di vita

irraggiungibili per la maggior parte

della popolazione.

Questa iniziativa è volta, inoltre, a

far prendere coscienza ai vari consumatori

del fatto che non solo non

esistono le risorse necessarie per

consentire a tutti gli abitanti del

nostro pianeta lo stesso tenore di

vita, per cui la maggior parte della

popolazione mondiali ne viene automaticamente

privata, ma che tali

risorse si stanno progressivamente

esaurendo.

La Giornata del non acquisto non

vuole quindi essere un attacco

incondizionato all'economia e al

commercio, ma è più che altro un

modo per promuovere un consumo

più critico e responsabile, per scalfire

il principale messaggio veicolato

dal capitalismo, secondo cui l'aumento

della produzione determina

un aumento di benessere, facendo

credere che questo sia inscindibile

dalla crescita economica." (3)

 

 

 

 

 

 

Note -

 

 

 1) Sergio Gozzoli - "Sulla pelle dei popoli - viaggio nel labirinto del potere mondialista" - "L'Uomo Libero" -  rivista trimestrale, n. 27  Giugno 1988;

 

 *) Adam Smith - "Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni";

 

 **) Milton Friedman - "Free to choose" (1991) ;

 

2) Sergio Gozzoli - op. cit. ;

 

3)   Marika Puicher   -  "Giù le mani dal portafoglio" - da "Piazza Grande" - Anno 13 ,  nr 130 (Dicembre 2006/Gennaio 2007)  Giornale dei senza fissa dimora di Bologna (in rete si veda www.piazzagrande.it )

 

 

 

 


15/04/2009


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