NOTIZIE 2009

 

Il bancario, evoluzione di una professione

Desidero fare alcune osservazioni sui cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel lavoro del bancario. Non voglio partire da molto lontano, ma limitarmi all’evoluzione (o all’involuzione, dipende dai punti di vista) degli ultimi 15 anni.
Un confronto che cominciasse con gli anni ’70 non porterebbe niente di concreto ad un dibattito attuale, in quanto si tratterebbe di confrontare cose completamente diverse, in momenti storici, sociali ed economici completamente diversi.
In quel tempo il bancario godeva di un prestigio sociale e di un reddito notevolmente superiori a quelli di altri lavoratori dipendenti. Le doti richieste erano la preparazione tecnica, la precisione e la correttezza. Chiunque avesse desiderio di migliorarsi nel proprio ruolo, con l’impegno e la disponibilità nei confronti dell’Azienda poteva ambire a raggiungere posizioni di Direzione. A quel tempo la Banca “faceva la Banca”, nel senso che raccoglieva denaro presso la clientela e lo impiegava nella concessione di prestiti. Esisteva una vasta gamma di servizi accessori, ad esempio l’operatività con l’estero per le imprese e i servizi di tesoreria per gli enti pubblici, che però non comprendeva l’attività finanziaria speculativa. Un mondo troppo lontano da quello odierno per fare paragoni costruttivi.
La professione è cambiata radicalmente negli ultimi 10-15 anni, un po’ prima negli Istituti maggiori, un po’ dopo nelle Banche più piccole che hanno copiato, o che si sono adattate, al modello che sembrava quello vincente. Vincente in quanto produceva più utili, non maggiore soddisfazione nei soggetti coinvolti nelle relazioni con le Banche (quelli che vengono chiamati anche “portatori di interessi”: azionisti, dipendenti, clienti, fornitori, partners commerciali, altri Istituti Finanziari, ecc.).
Il personale delle Banche può essere diviso in due parti: personale di direzione centrale e a supporto della rete, e personale di agenzia.
I primi sono quei dipendenti che, sia a livello dirigenziale che a livello esecutivo, supportano e coordinano l’attività della rete di vendita, ovvero delle agenzie aperte al pubblico. Negli ultimi anni le fusioni tra Istituti di Credito hanno portato più volte a ridisegnare l’organizzazione delle Direzioni Centrali, con trasferimenti, cambi di ruolo e di mansione, adattamento ad un modello e ad una cultura aziendale diversi, spesso con l’incognita di quanto sarebbe durato il nuovo incarico e quando una nuova fusione avrebbe rimesso in discussione ruoli e mansioni.
Peggio è andato al personale che si occupava di tutta l’attività a supporto, come elaborazione dati, lavorazione degli effetti e delle ricevute bancarie, supporto informatico alla rete, servizi di gestione degli immobili, emissione e gestione delle carte bancomat e carte di credito, ecc., questi ed altri servizi, in un’ottica di standardizzazione e di risparmio, sono stati dati in gestione a società create ad hoc, impiegando il personale già in carico, ma, molto spesso, cambiando il contratto di lavoro, ad esempio da “credito” a “commercio”, ovviamente contratti “non migliorativi” per i dipendenti.
Ma è per il personale di agenzia, o di rete – quello a contatto diretto con la clientela – che la professione ha subito un completo stravolgimento, tanto da poter immaginare che non si trattasse più dello stesso contratto di lavoro sottoscritto al momento dell’assunzione.
La maggioranza dei dipendenti attualmente in servizio ha almeno una decina di anni di anzianità e quindi ha potuto vivere direttamente questi cambiamenti.
Il personale a contatto con la clientela può essere, a sua volta, diviso in due categorie: dipendenti con mansioni di sportello e di retro sportello (in passato veniva chiamato “esecutivo contabile”) e tutti gli altri ruoli di direzione di agenzia, di consulenza ai privati e di consulenza alle imprese.
Considerando che l’attività di cassa è poco redditizia per le banche si è cercato di ridurre al minimo il numero degli addetti e, addirittura, di eliminare determinate figure con mansioni di retro sportello (tutta l’attività di lavorazione delle operazioni, come l’esecuzione materiale dei bonifici, l’emissione degli assegni circolari, ecc.), incentivando al massimo l’utilizzo, da parte della clientela di bancomat e di collegamenti on-line da casa (di per sé un’ottima cosa per praticità e rapidità, se non fosse che sono strumenti che solo la clientela più giovane è in grado di gestire).
Non essendoci più specializzazione, i pochi cassieri rimasti devono destreggiarsi in tutti i tipi di operazioni, compresi il servizio estero e le scadenze fiscali, monitorare continuamente il quantitativo di denaro in cassa, del quale sono responsabili, (oggi il denaro che si è autorizzati a tenere in cassa è di sole poche migliaia di euro), gestire il flusso della clientela e contemporaneamente ritagliarsi gli spazi per portare a termine tutta la serie di operazioni di retro sportello che si diceva prima e che vanno concluse entro la giornata lavorativa. Inoltre il cassiere dovrebbe “intuire i bisogni del cliente”, fornirgli una prima forma di consulenza e poi dirottarlo presso i colleghi specialisti.
Notiamo che non solo il lavoro del bancario è radicalmente cambiato. E’ cambiata anche la clientela e l’approccio di quest’ultima con il Sistema Bancario. Il timore reverenziale di un tempo è completamente scomparso, lasciando il posto, nella migliore delle ipotesi ad una forma di indifferenza, in altri casi ad un’ostilità irrispettosa nei confronti della Banca come Istituzione. Ovviamente questa ostilità non trova sfogo nei confronti dei “banchieri” ma nei confronti dei “bancari”, dei dipendenti incolpevoli, e che molto spesso si fanno in quattro per far bene il proprio lavoro, che sono però le persone che di fronte ai clienti rappresentano “la Banca”. Tant’è che ormai, piuttosto spesso, è più pesante il contatto con la clientela scontenta che il lavoro in sé.
L’ultima delle mie osservazioni va al personale direttivo, ai funzionari, ai consulenti privati e imprese, a quelle persone che negli anni si sono impegnate e sacrificate per il lavoro, raggiungendo ruoli importanti con specializzazioni tecniche o responsabilità manageriali. Per gran parte si tratta di lavori “nuovi”, creati o sviluppati negli ultimi 5-7 anni.
Ritornando all’evoluzione del lavoro del bancario una decina di anni fa l’apice delle responsabilità era raggiunto con la Direzione di Agenzia. Al Direttore era chiesto di governare la struttura, mantenere la clientela - e magari un po’ aumentarla -, gestire il personale, erogare i prestiti, osservare la normativa interna e le leggi in materia. E se il lavoro svolto era buono l’ambizione era quella di passare ad uno sportello più grande.
In seguito le banche si sono accorte che le specializzazioni era troppo generiche e sono state create figure professionali preparate o negli investimenti finanziari o nella gestione delle aziende.
Praticamente tutte le banche, seppur con forme diverse, hanno adottato un modello organizzativo dove il cliente, sia un privato o un’azienda, fa riferimento ad un’unica persona che diventa la responsabile della relazione.
Sia i direttori di agenzia che gli specialisti vengono caricati di forti responsabilità, soprattutto per quel che riguarda i risultati da raggiungere, e nessuna giustificazione è valida nel caso che un cliente, per i motivi più disparati e non per colpa del consulente che lo segue, riduca il lavoro appoggiato presso la banca o l’utile che frutta.
Una carriera costruita con sacrificio può essere messa in dubbio per cause completamente estranee al comportamento del funzionario.
Tutto questo crea una tensione continua molto pesante e certamente non permette di lavorare con la serenità necessaria che dovrebbe avere chi ha determinate responsabilità.
A questo ultimamente si è aggiunta una crisi finanziaria molto forte che ha fatto ridurre il patrimonio dei clienti. Tutta una serie di prodotti ha visto le quotazioni abbassarsi notevolmente. Si trattava per la gran parte di prodotti suggeriti o consigliati dai funzionari addetti, prodotti che le Banche stesse avevano promosso e illustrato al proprio personale convincendolo che si trattava di soluzioni ottimali. E così, oltre alle pressioni commerciali che vengono dai superiori, queste persone che tante energie hanno dedicato al proprio lavoro, si trovano a subire il malcontento della clientela loro affidata, con il terrore che i cattivi risultati ottenuti inducano qualcuno a chiudere i rapporti.
Tanto è cambiato nel rapporto di lavoro nelle banche. E solamente in peggio.
Ma non è troppo tardi. Le competenze nel lavoro devono essere di nuovo valorizzate e deve essere premiato chi lavora bene, non chi produce più reddito – chissà poi in che modo.
Dalle crisi possono derivare anche cambiamenti positivi.
Speriamo che la prossima evoluzione sia davvero tale.

Eirika Steiner


16/04/2009


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