ECONOMIA 2008


Le mani di Telefonica su Telecom
  
Andrea Angelini
  
La Borsa mostra di credere nel futuro di Telecom. Un’opinione condivisa anche dalle banche di investimento che intravedonoi un futuro roseo per il gruppo, nonostante l’enorme debito. Le dichiarazioni di Franco Bernabè e Gabriele Galateri che hanno ribadito l’intenzione di incentrare l’attività in Italia sono state accolte come la conferma che grazie alla maggiore diffusione della banda larga e dei servizi ad essa collegati, si potrà invertire una situazione catastrofica dove il debito è superiore ai ricavi. Bernabè e Galateri hanno da un lato ragione a sperare in una svolta ma dall’altro si deve pur tenere conto della realtà e dei rapporti di forza interni alla Telco, la holding che controlla il pacchetto di maggioranza di Telecom e che quindi ne nomina i vertici. La Telco controlla attualmente un 24,5% di Telecom, al momento della sua costituzione era un 23,2%. Il socio principale di Telco sono gli spagnoli di Telefonica (42,3%), seguiti dalle Assicurazioni Generali (28,1%), Mediobanca (10,6%), Intesa-San Paolo (10,6%), Benetton (8,4%). La Telco era nata per sostituire la Olimpia (controllata da Pirelli con un 80% e Benetton e con un 20%) come società controllante di Telecom. Tronchetti Provera non ce la faceva più, troppi erano i debiti di Telecom 37 miliardi di euro contro ricavi per 31, troppi erano anche i debiti della Pirelli. E solo la vendita a Telco ha permesso di risistemare in parte la situazione. Il nuovo gruppo di controllo è nato però con il non indifferente handicap di includere al suo interno come socio di maggioranza gli spagnoli di Telefonica che a differenza di Telecom non hanno dovuto affrontare una realtà fatta di un enorme debito che ha frenato lo sviluppo economico e tecnologico del gruppo, frutto della disastrosa Opa del 1999 lanciata dalla Olivetti di Colaninno. Non è pensabile infatti che Telefonica intenda limitarsi a gestire la sua partecipazione soltanto sotto l’aspetto finanziario, incassando i dividendi se ci saranno. Più logico prevedere che voglia allungare le mani assumendo in proprio il controllo di Telecom ed utilizzando in pieno le sinergie che potrebbero svilupparsi da una collaborazione tra i due gruppi. Secondo la stampa spagnola, Telefonica vanta un’opzione per acquisire il 24,5% di Telecom nel caso Telco decidesse di vendere a terzi. Una opzione, da esercitarsi entro 6 mesi, che sarebbe stata negoziata proprio al momento dell’ingresso di Telefonica in Telco. Guarda caso il 24,5% è proprio la quota controllata da Telco e che Telefonica farebbe sua versando appena, ma è sempre questione di punti di vista, la modica cifra di 4 miliardi di euro. Cesar Allerta, il capo di Telefonica, ragiona infatti in grande e guarda ad un futuro fatto di interconnessioni tra televisione, internet, rete telefonica fissa e quella senza fili nelle quali navigano i contenuti più disparati, anche quelli prodotti in casa. Dai tradizionali notiziari allo sport e agli spettacoli di intrattenimento. Il primo problema che gli attuali vertici stanno affrontando è quello della riduzione del personale, si parla di 20 mila esuberi, una cifra non da poco nella quale sono compresi tutti quei dirigenti che erano arrivati in Telecom con la vecchia gestione di Tronchetti Provera. Il secondo, ben più importante, è quello del futuro di Telecom. Le indicazioni che si traggono dagli avvenimenti in corso è che è il traguardo finale, grazie anche all’aumento della quota di controllo di Telco, possa essere quello di una fusione, forse per incorporazione, di Telecom con Telefonica. Una realtà di cui si parlava già mesi fa ma che in ogni caso non farebbe scomparire il debito che grava sul gruppo italiano. Una fusione obbligherebbe poi le due società a rivedere le proprie partecipazioni nei Paesi sudamericani, a causa dell’inevitabile intervento degli Antitrust locali. Paesi che rappresentano mercati dalle enormi potenzialità di sviluppo. C’è poi da vedere quale sarà l’orientamento del nuovo governo in funzione di uno sviluppo tecnologico da mettere al servizio del Paese e della nostra economia. In gioco è infatti non solo il futuro della rete fissa sulla quale gli spagnoli vorrebbero invece mettere le mani e gestirla in proprio ed evitare che essa finisca sotto il controllo di un’Autorità indipendente che ne offrirebbe i servizi alle stesse condizioni a tutti gli operatori. Ma anche la questione di dove collocare le nuove piattaforme tecnologiche dalle quali si svilupperà tutto la nuova era dell’interconnessione. La risposta di Berlusconi ci dirà quindi come il nuovo governo intenda caratterizzare il nostro futuro anche in questo campo. Se in nome dell’interesse nazionale, come per Alitalia, o nell’ottica di una svendita come era l’idea del defunto esecutivo.

 

17/05/2008


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