ECONOMIA 2009

 

Confindustria vuole sostituirsi al governo


Fabrizio Di Ernesto


Gli italiani, almeno quelli che sono soliti leggere questo giornale, in questi giorni dovrebbero essere quanto mai confusi. Tra governo e poteri forti infatti tutti si ostinano a dire che la crisi è finita e che il peggio è ormai alle spalle, peccato che in molti si ritrovino però senza lavoro oppure incontrino sempre più difficoltà nell’arrivare alla fine del mese.
Ieri Confindustria, associazione solitamente interessata agli interessi di una ristretta parte degli italiani e non certo di quella più disagiata, ha leggermente rivisto la posizione che va per la maggiore informando che anche se l’economia tricolore sta finalmente uscendo dalla recessione, la tanto agognata ripresa “sarà lenta e lunga, e perciò insidiosa”.
Leggendo tra le righe delle previsioni del Csc, il centro studi di viale dell’Astronomia, quindi la recessione sembra superata, anche se siamo ancora impantanati nella più grave crisi economica degli ultimi settanta anni, con conseguenze che gli italiani continueranno ancora ad avvertire per molto; potrebbero infatti volerci vari anni prima di recuperare i livelli di produzione toccati appena due anni fa, ed in alcuni settori ciò potrebbe perfino non avvenire mai.
Ma con un governo di centrodestra vittima di un ottimismo sfrenato e con Federal reserv e Fondo monetario internazionale che ugualmente dipingono un futuro quanto mai roseo per l’economia mondiale, ecco che Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, non ha potuto far altro che aggiungersi al solito coro asserendo: “L’Italia ha di fronte a sé mesi difficili ma può farcela a superarli”.
Nonostante tutte queste rassicuranti parole però secondo le stime dell’organismo un tempo presieduto da Luca Cordero di Montezemolo alla fine dell’anno il Pil, prodotto interno lordo, dovrebbe segnare un calo di poco inferiore ai cinque punti percentuali, mentre il prossimo anno ci dovrebbe essere un leggero rialzo, seppur inferiore all’un percento. Stime comunque riviste leggermente al rialzo rispetto a quelle diffuse a giugno dall’esecutivo nel documento di programmazione economica e finanziaria.
Secondo il parere degli industriali l’andamento del Pil già in questi ultimi mesi dovrebbe segnare un modesto incremento, anche se già nel prossimo futuro le esportazioni sapranno trainare l’economia italiana fuori dalla recessione, grazie anche al parziale rimbalzo del commercio mondiale perché “il dinamismo dei paesi emergenti sarà affiancato dalla ripresa di quelli avanzati”. Lievi progressi dovrebbero registrarsi anche sul fronte dei consumi, anche se la disoccupazione dovrebbe lievitare fino al 9,5%.
Nonostante il buio quadro tratteggiato da Confindustria, come già anticipato sopra, Emma Marcegaglia ha ripreso le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, spronando tutti a guardare al futuro positivamente.
L’imprenditrice mantovana ha infatti tuonato: “Non è vero che siamo condannati a crescere così poco, noi non ci possiamo rassegnare a questo perché sarebbe un depauperamento forte delle imprese e del Paese”. L’ex numero uno dei giovani industriali ha poi spronato i suoi sodali in quanto le mosse da intraprendere sono note e rivolgendosi alla Casta ha sottolineato “se non le vogliamo chiamare riforme parliamo di cambiamenti, noi non ci formalizziamo, la prima cosa da fare è focalizzarci sulla scuola, sulla formazione e la ricerca; ci sono poi le altre riforme che conosciamo, le liberalizzazioni da attuare”, ovvero tutte misure che non andrebbero certo a vantaggio dei comuni cittadini e che quindi, ironia della sorte, governo ed opposizione potrebbero anche arrivare a realizzare.
Dopo aver invitato destra e sinistra a coalizzarsi per realizzare il programma di governo di viale dell’Astronomia, l’ex vice di Montezemolo si è rivolta ai suoi colleghi, pontificando sullo spinoso tema della partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, respingendo però ogni ingerenza politica in tal senso. Secondo la Marcegaglia infatti questa è una questione da lasciare unicamente alla valutazione delle parti dicendosi contraria alla cogestione perché “non in linea con la nostra cultura industriale”, lasciando un piccolo margine di trattativa solo alla contrattazione di secondo livello.
La figlia d’arte si avventura poi nella diatriba in corso sulle banche ed il loro operato durante questi difficili mesi chiosando: “Il maggior rischio sulla stretta del credito nasce da adesso in poi perché i bilanci delle imprese adesso stanno ancora in piedi ma nel 2009 saranno catastrofici”, invitando gli istituti di credito a fare delle valutazioni più ampie, andando oltre i singoli bilanci e guardando anche le singole storie imprenditoriali e le potenzialità dei settori.
Davvero paradossale la posizione della Marcegaglia, e con essa quella di Confindustria. Da una parte invoca l’intervento di tutta la classe politica per aiutare le imprese a superare questo drammatico momento, ma poi sbatte la porta in faccia alla Casta quando si potrebbe realizzare una vera e propria rivoluzione sociale facendo partecipare i lavoratori agli utili. Ciò però, guardando anche alla storia industriale italiana, è facilmente comprensibile. Nel BelPaese, come la Fiat insegna, solitamente si socializzano le perdite giammai i guadagni.
 

14/09/2009


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