ECONOMIA 2007

 

Emergenza casa

 

 In Italia ci sono almeno 3,6 milioni di famiglie in difficoltà. La casa come punto strategico per favorire la famiglia e la demografia italiana

 

di Marco Cottignoli

 

Viene da sorridere amaramente se si pensa ai primi due articoli della Costituzione italiana che si riferiscono alla Repubblica, democratica e fondata sul lavoro ed ai diritti inviolabili che riconosce e garantisce. Con i problemi contrattuali attuali e le incognite che minacciano i bisogni primari della persona, fra cui il diritto all’abitazione, si palesa una evidente discrepanza fra i gli ideali costituzionali e la dura realtà. Parliamo della casa che è il rifugio primario per una sana esistenza umana, il luogo della propria intimità e della propria famiglia, il posto in cui si costruisce la propria identità e la propria integrazione sociale. Nonostante ciò in Italia questo inalienabile diritto è diventato una costosa chimera. Secondo un recente studio di Nomisma sono oltre 3,6 milioni le famiglie in difficoltà a mantenere una abitazione in cui risiedere. L’allarme è grave se si considera l’elevata pressione sui redditi delle famiglie in affitto e l’aumento degli sfratti per morosità. Si stima che una famiglia si trovi in condizioni di disagio quando la spesa mensile per l'abitazione supera il 30% del reddito disponibile. Situazione assai problematica per le famiglie che affittano casa: su 4,5 milioni di nuclei più di un terzo - 1,7 milioni - si trovano in una condizione precaria in quanto non riescono a pagare il canone. Come è ovvio i punti deboli della catena sono rappresentati dalle famiglie a basso reddito che vivono in alloggi in affitto nelle aree metropolitane, zone in cui, negli ultimi anni, vi è stato un forte incremento delle pigioni. Secondo dati ufficiali, il valore medio nazionale per gli alloggi in affitto è di 440 euro mensili anche se, in realtà, i conti variano molto da zona a zona, con esorbitanti costi soprattutto nelle città con più di 250.000 abitanti. Qualche esempio: sono necessari quasi 1.000-1.200 euro al mese per affittare una casa di 80 metri quadri nella periferia di Firenze, Milano e Roma; i canoni medi per un appartamento di 80 metri quadri in periferia sono 996 euro a Firenze, 980 euro a Milano e 920 euro nella capitale. A livello nazionale, invece, per affittare un appartamento in zone periferiche, in aree urbane, sono necessari in media 800 euro mensili. Se si considera invece l’intera area urbana, escluse le case in zone di pregio, gli affitti oscillano da un massimo di 1.995 euro nel centro di Milano - 1.750 euro a Roma - a un minimo di 502 euro nei quartieri periferici di Bari. Se si inquadrano questi cari affitti in un contesto sociale e lavorativo fragile come quello attuale, in cui i salari in media oscillano fra i 1000 ed i 1500 euro al mese e le occupazioni spesso sono a tempo determinato, si comprende la gravità eccezionale del problema. Per una famiglia con figli a carico o per i pensionati, è molto spesso impossibile arrivare a fine mese; per le giovani coppie è molto difficile affrontare una convivenza od il matrimonio e, quindi, la possibilità di avere dei figli. Il caro affitti è diventato uno dei principali motivi della grave crisi demografica italiana e dell'invecchiamento della popolazione. Pertanto il problema degli alloggi, dovrebbe venire inserito al primo posto nel contesto della tutela della famiglia per favorire un diritto minimale di proprietà a ciascun nucleo familiare; dovrebbero venire attuate politiche in grado di assicurare l’acquisizione di una abitazione, soprattutto per le giovani coppie. Una decisa politica per la casa dovrebbe imporre il blocco degli sfratti, il ritorno all’equo canone, la preferenza dei cittadini italiani nelle assegnazioni di alloggi popolari e l’introduzione di un canone di fitto popolare che non superi un quinto dello stipendio delle entrate familiari, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa ed un mutuo sociale per l’acquisto di una casa per tutti.

 

15/10/2007


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