NOTIZIE 2008

 

Oltre al danno la beffa

 

L’etica (sic!) di Tremonti, il “signore dei tagli”

 

                                                                                            Carmelo R. Viola

 

            Tremonti è il “signore dei tagli”: uno di quei saggi (si fa per dire) che, dall’alto della loro somma saggezza – inaccessibile ai comuni mortali -  risolvono le difficoltà di bilancio dello Stato nella maniera più semplice e – se me lo si consente – più infantile e stupida – possibile: tagliando indiscriminatamente. Costui mi ricorda un proto, altrettanto infantile e stupido – dell’epoca della stampa a piombo - che, per fare entrare una poesia in una stereotipia – pagina tipografica – risolse il problema accorciando la poesia stessa, cioè privandola dei versi esorbitanti, ovvero “tagliandola” in basso, distruggendone l’architettura, di fatto, e mandando in bestia – e con ragione – l’autore.

            Così si comporta il “signore dei tagli”, al secolo Tremonti, che agisce dietro le quinte dettando le potature delle spese pubbliche ai vari dicasteri. Tagliare, nel senso di questa circostanza, significa cancellare strumenti di vita civile, posti di lavoro e speranze, in altre parole, produrre più povertà, più difficoltà, più disoccupazione, più sofferenza, più sacrifici, più lacrime, più infelicità! Vuol dire menare botte da orbi in un ambiente buio per colpire qualcuno, magari innocente; significa – se vogliamo creare un’analogia medico-anatomica – risolvere un’obesità “rifilando” i tessuti eccedenti di un corpo riuscendo solo a farlo morire per dissanguamento e non certo in istato di eutanasia! Un vero terrorismo esistenziale. Ci avete pensato?

            Il signor Tremonti – mi perdoni il destinatario, ma non riesco a dargli né del professore né dell’onorevole: professore di che? e onorevole perché? – il signor Tremonti, dicevo, si guarda bene dal tagliare dalla parte dei “signori” superprivilegiati, della cui casta egli fa parte, i quali, in un periodo di crisi  come, del resto da sempre, con il buono e il cattivo tempo -  si sono testé regalato un autoaumento di oltre mille €uro mensili, riscuotendo ogni mese circa 20 mila €uro senza contare innumeri privilegi e la possibilità di andare in pensione con appena 35 (diconsi trentacinque!) mesi di… attività parlamentare.

            Con i tagli alla sanità (specie in Sicilia) chiudono persino ospedali; con i tagli alla scuola -  un ennesimo settore “rifilato a caso”, perfino persone quasi cinquantenni, dopo una lunga via crucis di concorsi e di supplenze tipo elemosina, si ritroveranno sul lastrico, defraudati di ogni diritto acquisito (contro la stessa logica giuridica) e talora anche di quello – nativo – alla vita perché troppo anziani per trovare un lavoro e troppo giovani per avere una pensione, che del resto non possono avere avuto modo di maturare, nemmeno in parte, con eventuali assicurazioni private, assicurazioni che sarebbero state tasse volontarie sostenute da disoccupati!!! Questo è solo un esempio di cosa significhi tagliare per far tornare i conti di uno Stato imbelle e indegno e mantenere i privilegi di una casta che disonora il Paese e la civiltà.

            Ed è proprio costui, il “signore dei tagli”, a blaterare di etica! Evidentemente, oltre a non conoscere la scienza sociale, di cui fa parte l’economia – che sarebbe la sua materia – costui non conosce il diritto (che è sempre parte di quella scienza) e meno che mai la scienza monetaria, che comincia dalla sovranità in materia da parte del potere pubblico e costituisce il nucleo della vera economia. Secondo questa la quantità della moneta da spendere non è quella creata dalla piovra bancario-usuraia, ma quella dettata dal fabbisogno della funzionalità della distribuzione dei beni del lavoro e quindi coniata dallo Stato. Ancor peggio, non conosce nemmeno la lingua italiana, se usa la parola etica senza cognizione di causa mettendo assieme capri e cavoli.

Ma quando mai l’etica ha avuto una qualche correlazione con il capitalismo, modus vivendi trasposto direttamente dalla giungla e via via camuffato da un diritto ad usum delphini?  Forse confonde la società umana con quella? Sta di fatto che la definizione della parola etica – ho sotto gli occhi il grande vocabolario della Treccani – fa riferimento al vero bene e ai mezzi per conseguirlo e soprattutto ai doveri morali verso sé stesso e verso gli altri. E sappiamo che il dovere sarebbe incomprensibile senza avere cognizione del diritto naturale, che è ciò che  spetta a tutti per il solo fatto di essere nati.

            Evidentemente per il signor Tremonti esistono, e unicamente per il popolo bue (la Chiesa lo chiama gregge),  solo doveri verso uno Stato, che Stato non è ma un’agenzia al servizio del padronato e dei più forti, e verso la casta statale di cui costui fa meritatamente parte.

            La smetta dunque di vaneggiare e di far male al suo prossimo venendo perfino meno al comandamento evangelico, semmai “faccia”anche il cristiano.

            Tuttavia se pensa che io abbia torto, mi scriva pure ed io sarò ben lieto di rispondergli anche se l’onorevole dei nostri tempi si ammanta di quella malattia psicologica, che si chiama “sufficienza”, ed è spesso anche un vigliacco.

            E’ tempo sì, “signore dei tagli”, di riscoprire l’etica, ma non quella fatta per uso e consumo di chi l’etica non conosce: il dovere morale massimo è quello di rispettare i diritti naturali di tutti. Ne scaturisce, al punto in cui ci troviamo, e prima che sia troppo tardi, la necessità di fare in modo che tanti signori privilegiati assai poco onorevoli siano messi nella condizione di non continuare a nuocere all’umanità, come costoro stanno facendo con claunesca disinvoltura, naturalmente in nome del bene comune e del Paese. Ci sta costui?

 

                                                                                                 Carmelo R. Viola

 

 15/11/2008


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