NOTIZIE 2008

 

Dall’autorevole “Espresso”

 

Un Tremonti, precettore morale per uso parlamentare?

 

                                                                                  Carmelo R. Viola

 

         Ho appena finito di scrivere ed inoltrare l’articolo dedicato all’ineffabile serafico Giulio – viso da bambino, anzi da ciuccetto – quando mi capita sotto gli occhi un articolo di Luca Piana sull’autorevole rivista “L’Espresso”, ultimo numero, dal titolo: “Il conflitto di Tremonti” il cui sommario introduttivo, in neretto, recita: “Gli affari segreti dello studio fondato dal ministro. Tra banche, petrolieri e aziende pubbliche, incarichi di prestigio agli associati. E pratiche che procedono a rilento all’Agenzia delle Entrate”.

         Il testo esordisce con queste parole: “La pratica è arrivata sul tavolo degli ispettori anti evasione da tempo”. Il seguito è una cronistoria discrezionale con l’intento, prudente se non anche corretto, di attenersi scrupolosamente ai fatti lasciando che siano questi a giudicare il pubblico fustigatore di costumi antifiscali, sperperatori delle sostanze dello Stato e predatori delle tasche degli onesti contribuenti – in funzione  dell’altra faccia, fiscale, del cerbero burocratologo, al secolo Brunetta. A giudicare, dicevo, lo specialista delle finanze, chirurgo di tagli cesarii delle spese pubbliche – quelle destinate ai servizi sociali, come dire ai diritti naturali, i quali (per fortuna) non sono prodotti dai legislatori del tipo in causa ma da questi (per disgrazia) soffocabili fino all’asfissia totale.

         Le parole di Luca Piana mi dovrebbero sorprendere, almeno per lo stridente contrasto delle circostanze – insomma delle due facce – pubblica e privata – di uno stesso esperto ministeriale in capo delle casse del potere pubblico, ma potrei semplicemente dire: “come volevasi dimostrare” (come ai temi del liceo), pensando ad un Paese, dove pare che tutto sia marcio o marcescente, tutti – predatori e vittime (prede) – essendo impegnati a battersi o per il proprio potere di sopravvivenza (e sono i più) o per la conservazione e arricchimento della dolce vita (e sono pochi). Il che significa che il solo torto dei benestanti o padreterni è quello di non essere poveri se i poveri non sono più capaci di vedere al di là del proprio naso e organizzare una lotta rivoluzionaria per realizzare una società a misura d’uomo socialmente adulta, di uomo - per dirla in assoluta laicità – fratello e quindi capace di costituire una comunità finalmente coesa e solidale e non  più turbolentamente para-animale (antropozoica). Vale, a maggior ragione per questa colonia di sudditi, l’un contro l’altro armati, quanto ho sentito stamani alla televisione a proposito della pretesa “più grande democrazia del mondo” con un neo presidente che dovrebbe cambiare la consistenza di un aggregato di “pochi ricchi che si fanno sempre più ricchi e di moltissimi poveri che diventano sempre più poveri”.

         Tuttavia, una cosa sì, se non mi sorprende, mi strappa una considerazione “rabbiosa”: come mai si consenta ad un “onorevole” (così detto secondo il gergo liturgico della casta), che già percepisce uno stipendio (onorario?) da nababbo, di esercitare una seconda libera attività professionale super-redditizia, quando la prima, tra l’altro, lo dovrebbe assorbire a tempo pieno? Ma anche questa interlocuzione senza interlocutore cade nel nulla se si tiene conto che i parlamentari godono perfino del privilegio della “libera assenza” senza incorrere in alcun provvedimento disciplinare e meno che mai pecuniario.

         Mi torna in mente a questo punto la predica dell’altro savonarola-inquisitore (che – non per niente siamo in una giungla antropomorfa – mi sa < mi si perdoni > di gigantesco ranocchio), del signor Brunetta, volevo dire, i cui strali contro l’assenteismo (che è un male vero) risparmiano totalmente la suddetta casta di intoccabili di Montecitorio (che, guarda caso, qualcuno chiama, e non a caso, “monteciborio”, sinonimo di mangiatoia, termine che fa parte del linguaggio degli anarchici. “Mandateli lassù” è il titolo di un famoso libro di Luigi Bertone, anarchico scomparso da tempo, l’essenza del cui contenuto è tutta nel titolo.

         La scienza ci conferma la ineluttabilità dello Stato come potere centrale, ma anche la necessità di uomini che sappiano usarne le leve non per lucrare profitti bensì nell’interesse esclusivo di tutti i membri della comunità statale (nessuno escluso).Quella del parlamentare dovrebbe essere una missione non un mestiere.

         Che cosa dice dunque l’articolo di Luca Piana? Mi limito a citare poche righe: “I proclami del ministro a volte stridono pesantemente con il business dello studio facendo apparire Tremonti come il Don Giovanni di Mozart: cambiando identità a seconda della donna che ha davanti, il seduttore sembra perdere se stesso. Lui attacca la grande finanza, ma fra i clienti abbondano le banche…”.

         Sarebbe fuor di luogo aggiungere dell’altro. Chi vuole può acquistare la rivista o andare a leggersi l’intero articolo in questione anche in Internet senza recarsi in edicola. Nel mio intervento precedente ho detto quanto vale, a mio avviso, il prestigiatore dei soldi nel teatro (o teatrino) del potere politico, indipendentemente dalla sua seconda identità. C’è di peggio?

 

                                                                                              Carmelo R. Viola

15/11/2008


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