ECONOMIA 2007

 

Goldman Sachs sapeva prima?

Maurizio Blondet-Effedieffe


Nella crisi dei sub-prime d'agosto hanno perso in parecchi.
Anche i grandi nomi di Wall Street, come Morgan Stanley e Bear
Stearn's, si leccano le ferite e denunciano perdite ingenti.
Uno solo canta vittoria: Goldman Sachs.
In un comunicato laconico e gongolante, Goldman ha comunicato che
«perdite significative» su alcune delle obbligazioni detenute sono
state «più che compensate da guadagni ottenuti shortando prodotti
basati sui mutui» (1).
Quando si dice understatement.
Nessuna spiegazione sulla tecnica di «shorting» usata: classicamente è
quella di vendere a qualche gonzo ad una data futura dei «prodotti
finanziari» che non detieni, ma che conti di comprare dopo che sono
crollati, perché prevedi - oppure sai in anticipo - che cadranno.
Si gioca al ribasso.
E si fanno tanti soldi, se si indovina - o se si sa.
Goldman ha guadagnato 1,7 miliardi di dollari rispetto alle attese,
come ha detto Guy Moszkowsky, analista della Merrill Lynch.
Ma Dabid Viniar, il capo finanziario della Goldman (indovinate un po'
di quale etnia è), ha rifiutato di rivelare il guadagno reale, che
dev'essere ancora più alto.
E tutti gli operatori scodinzolano invidiosi: «Goldman Sachs ha
mostrato abilità non solo di proteggersi dai problemi del mercato, ma
di approfittarne», dice Mike Mayo, analista della Deutsche Bank, che
ha preso una batosta enorme.
E' una qualità che tutti riconoscono: storicamente, Goldman Sachs «sa»
prima.
Si svincola in tempo.
Anzi, guadagna là dove tutti gli altri perdono.
Devono avere una sfera di cristallo.
Come fa notare Peter Eavis di Fortune, Goldman deve aver «ammassato
grandi posizioni al ribasso sui mutui sub-prime», ossia venduto senza
detenerle enormi tranches di quei «prodotti» allora valutati come oro
e perle dalle agenzie di rating, per poi comprarli quando erano
diventati spazzatura e rifilarli agli sconfitti.
La cifra deve essere stata molto grossa.
Il che «richiede decisione e progettazione» del colpo «al più alto
livello della ditta».

Non si è trattato della puntata fortunata di un singolo trader
scapestrato e azzardato, ma di una manovra deliberata con estrema
sicurezza.
O prescienza.
Il che ha suscitato qualche domanda sgradevole da parte dei clienti
che la Goldman Sachs ha indotto a investire nei suoi due hedge funds
iper-speculativi «Global Alpha» e «Global Equità», che hanno perso
rispettivamente il 30% e il 20% nella sola terza settimana di agosto.
Perché, si domandano i clienti depredati, la Goldman Sachs ha mostrato
tanta preveggenza solo per proprio conto, e non l'ha estesa anche a
noi, prigionieri dei suoi fondi?
Visto che paghiamo grasse commissioni per la sapienza di Goldman,
perché Goldman non ci ha resi partecipi della sua sapienza?
Un certo sospetto si appunta su uno degli indicatori elaborati dalla
banca d'affari, che stima il rischio di mercato in un portafoglio di
un broker.
Questo indicatore, «Value at Risk» (VaR), era stranamente basso nella
terza settimana di agosto, il 5%.
Eppure, visto che Goldman aveva puntato grosso su mercati «volatili»
come quelli dello shorting sui mutui, il VaR avrebbe dovuto essere
parecchio più alto.
Ha falsato l'indicatore?
Il portavoce della Goldman, Lucas Van Praag (Luca da Praga: indovinate
l'etnia) ha risposto che l'indicatore non è cresciuto perché la banca
ha «ridotto le posizioni via via che la volatilità del mercato cresceva».
Accontentatevi, clienti.
Van Praag ha anche risposto alle lamentele: «Siamo sempre dispiaciuti
quando non esaudiamo le aspettative dei nostri clienti. Stiamo
lavorando sodo per adeguare le nostre strategie dalle lezioni che
abbiamo imparato in agosto».
Insomma, era un esperimento; la prossima volta, vedrete, faremo
guadagnare anche voi.
Questi clienti non sanno quanto costa quella preveggenza.
Goldman Sachs ha dovuto rinunciare al suo presidente-amministratore
delegato, Henry Paulson, per cederlo alla patria: ora Paulson è il
ministro americano del Tesoro, osservatorio da cui si possono vedere
in anticipo molte cose.
Goldman tiene a disposizione poltrone per politici e governanti; in
Italia per Prodi, Draghi, Monti, su cui sedersi quando tornano a vita
privata, e che poi lasciano quando sono chiamati dal dovere al timone
del Paese.
E sono molti i Paesi la cui economia è governata da ex o futuri
impiegati di Goldman.

Non parlate di insider trading: parlate di investimenti, piuttosto.
Accorti e costosi investimenti.
E' una vecchia storia, in fondo.
La speculazione fa l'ultimo raccolto prima di una crisi duratura: ora,
comincia un decennio di «avversione al rischio», gli scottati, gli
inceneriti e i perdenti si terranno alla larga dalla Borsa e dai più
fantastici «prodotti derivati».
Bisognerà aspettare che cresca la generazione ignara: quando i ragazzi
ricchi che oggi hanno 15 anni, e che non sapranno nulla del disastro
attuale e di chi l'ha provocato, si riaffacceranno alla speculazione;
lavagne vuote, senza memoria, le vittime predestinate del nuovo ciclo
di saccheggio.
Per noi intanto, che non abbiamo una poltrona alla Goldman, non sarà
un decennio esaltante.
Il senato USA ha appena alzato il tetto legale dell'indebitamento:
l'America ha il permesso di indebitarsi fino a 9,8 trilioni di dollari
(4 trilioni in più di quando Bush è entrato alla Casa Bianca). Un
bell'azzardo, visto che i soldi devono venire da compratori esteri dei
Buoni del Tesoro USA, che invece ad agosto - ancor prima che il
mercato dei sub-prime scoppiasse - hanno ridotto la loro sete di BOT
americani da 98 a 19 miliardi di dollari; non c'è più tanta voglia di
prestare al debitore sub-prime planetario.
Ancor più azzardato se si pensa che oggi in USA occorrono 5,53 dollari
di debito per aumentare di un dollaro il prodotto interno lordo.
Ciò significa che il debito cresce cinque volte più velocemente della
creazione di ricchezza necessaria per fronteggiarlo: ricetta sicura
per l'iper-inflazione.
E c'è di peggio.
Nei giorni in cui Helicopter Bernanke dava il suo contributo
inflazionistico aumentando la massa monetaria del 12%, la Cina
aumentava la sua massa monetaria del 53%, zitta zitta: siano o no
d'accordo, i due compari globali sono ben decisi ad esportare la loro
inflazione da noi, su tutti gli altri.
Ma è da segnalare che Gary North, economista autore di «Mises on
Money», sta dicendo il contrario: la FED sta deflazionando.
Non compra BOT per creare moneta dal nulla, ma compra «altri attivi».
Non so come giudicare la sua intuizione, troppo tecnica
(potete leggerla su http://www.lewrockwell.com/north/north568.html).
Può solo significare la confusione che regna nel grande casinò mondiale.
Ma possono anche essere vere entrambe le due posizioni, conclude
Richard Daughty, general partner di Smith Consultant Group, noto sui
blog come «The Mogambo Guru»: Bernanke sta «indeflazionando» (2).

Cosa significa?
«Che certi prezzi saliranno fino a far male (petrolio, pane, carne,
eccetera) ed altri crolleranno fino a far malissimo»: immagino gli
immobili, ipotecati e no.
Ma Goldman guadagna.
Allegria.

Maurizio Blondet

Note
1) Peter Eavis, «How Goldman Sachs defies gravity», CNN.money, 20
settembre 2007.
2)
http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/IJ02Dj06.html

 

16/10/2007


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