ECONOMIA 2007

Lavoro minorile: Italia sempre più simile al Terzo Mondo

Paolo Emiliani

è da qualche tempo sorta l’abitudine di dedicare un particolare giorno dell’anno ad un evento, un problema, un ricordo o un’iniziativa. Il risultato è stato generalmente deprimente perché sono sorte come funghi giornate dedicate a problemi insulsi oppure completamente schiave di un consumismo che si è affrettato a mettere le mani sulla ghiotta occasione.
Oggi, però, 12 giugno, non si celebra la festa dello zio né si chiede l’attenzione per la sopravvivenza di qualche specie animale, magari dannosa: quella odierna è la giornata mondiale contro il lavoro minorile e vorrebbe puntare il dito contro la piaga dello sfruttamento dei bambini.
Nel mondo sono 218 milioni i minori costretti a lavorare, spesso in attività illecite o ridotti in schiavitù. A costoro sono stati tolti i diritti all'istruzione, alla salute e al gioco. Quest'anno in particolare la giornata è dedicata al lavoro dei bambini nell'agricoltura.
La maggior parte degli italiani crede che questa piaga sia esclusiva competenza delle nazioni del Terzo Mondo. I nostri connazionali ovviamente condannano decisamente lo sfruttamento dei bambini, salvo poi acquistare in abbondanza prodotti che sono stati confezionati proprio da quelle piccole mani, magari con qualche griffe famosa che ne impreziosisce la manifattura e inorgoglisce chi li ostenta.
Lo sfruttamento del lavoro minorile, purtroppo, è una prerogativa anche italiana. Nel nostro Pese, infatti, sono oltre 400.000 i bambini dai 7 ai 14 anni obbligati a lavorare sottopagati e sfruttati.
Di questi, poi, solo il 30-35 per cento nel Sud, mentre il 15-18 per cento è impiegato addirittura nelle città del Centro-Nord, praticamente sotto i nostri occhi.
In Italia questo fenomeno appare peraltro consolidato.
Analizzando i settori in cui il lavoro minorile si concentra in modo particolare, si evidenziano il comparto agricolo e quello dei laboratori artigiani (rispettivamente per il 28.3 per cento e per il 22.1 per cento), seguiti dal terziario, dal commercio e dalla ristorazione (17.3 per cento e 17.9 per cento). Si tratta di attività solitamente connotate da una elevata stagionalità, per fronteggiare la quale torna utile il coinvolgimento di manodopera a basso costo e tendenzialmente in pausa scolastica, almeno nei periodi estivi. Più preoccupante è l’indicazione di una percentuale, seppure minima, di minori che svolgerebbero lavoro domestico per conto terzi (4,7 per cento).
In controtendenza l’edilizia, dove in passato è stato fatto largo uso di lavoro dei minori di età inferiore ai 15 anni (limite sotto il quale è illecito l’utilizzo di minori, salvo rari casi speciali previsti dalla legge come nel lavoro nello spettacolo). Ma forse questo dato positivo è figlio di uno negativo: la disponibilità enorme di mano d’opera qualificata proveniente dall’est europeo, disposta a lavorare alle stesse paghe da fame dei bambini garantendo una produttività assai maggiore.
L’Italia sta insomma sempre più assomigliando al Terzo Mondo ed anche questo è un risultato di quella globalizzazione tanto osannata sia a destra sia a sinistra. Anche se oggi, per un giorno, tutti si stracceranno le vesti.

18/06/2007


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