ECONOMIA 2006

Eni e Gazprom: Accordo fatto, gas russo per l’Italia per 30 anni


Andrea Angelini

L’Eni ha firmato con il colosso russo Gazprom, l'azienda monopolista di Stato, un accordo della durata di 30 anni per la vendita diretta di gas sul mercato italiano, subentrando in parte come fornitore di quanto venduto attualmente dallo stesso Eni tramite la Snam. L’accordo sarà operativo già dal 2007 e permetterà ai russi di vendere sul mercato italiano quantitativi crescenti di gas fino ad un potenziale di circa 3 miliardi di metri cubi dal 2010. Senza scordare che esso contribuirà alla sicurezza delle forniture energetiche in vista dell'inverno ed eviterà che si ripetano i problemi sorti lo scorso anno per la querelle russo-ucraina.
Soddisfatto l’amministratore delegato Paolo Scaroni che ha sottoscritto l’intesa unitamente al collega russo Alexander Miller e al vicepresidente Alexander Medvev. “E' un accordo storico – ha sottolineato Scaroni - la nuova alleanza strategica tra Eni e Gazprom è stata resa possibile da un rapporto unico nel settore che dura da oltre 50 anni, e si proietta per i prossimi 30 anni coprendo tutti i settori di attività delle due società. Questo accordo è un passo fondamentale per la sicurezza dell'approvvigionamento energetico del nostro Paese”.
L'accordo che è stato siglato al termine di un lunghissimo negoziato, “si muove - ha spiegato Scaroni - su tre fronti strategici, tre distinti capitoli, ''e ognuno di questi si giustifica di per se stesso”.
Il Primo capitolo è relativo ai contratti di fornitura del gas.
“Ne abbiamo tre, per un totale di 25 milioni di metri cubi che scadevano nel 2017 e poi nel 2021-2022; sono stati tutti prorogati al 2035. Questo ci ha confermato il primo cliente mondiale di Gazprom”. In cambio, il colosso russo ha ottenuto il via libera all'ingresso nel mercato italiano. L'Eni offrirà ai russi una capacità di trasporto per 3 miliardi di metri cubi sul Gasdotto Tag e così Gazprom potrà vendere direttamente metano fino al 2035 nel nostro paese. Non è stata prevista, come paventavano molti ambienti italiani antirussi e antiputiniani, alcuna entrata di Gazprom in Snam Rete Gas. I russi potrebbero invece entrare con una quota di minoranza in Enipower, la società dell'Eni che produce energia elettrica, e costituisce un asset particolarmente interessante in quanto forte consumatore di gas.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, sul fronte dell'upstream (cioè le attività di ricerca, perforazione e messa in produzione dei pozzi), Gazprom ed Eni acquisiranno direttamente asset petroliferi in Russia che consentiranno al gruppo italiano di avere un'importante presenza come produttore di petrolio e gas in Russia.
Da parte sua l’Eni porterà Gazprom fuori dalla Russia, in particolare in progetti congiunti da sviluppare in Africa. Ma, è qui viene l’aspetto interessante, ci potrebbe essere in prospettiva anche la partecipazione dell'Eni alla gara per gli asset che erano di proprietà della Yukos.
La terza parte dell'intesa prevede invece progetti congiunti nell'Lng, il gas liquefatto, sia sul fronte dello sviluppo tecnologico che della rete del gas. Su tale fronte però non è stata prevista la realizzazione congiunta di rigassificatori ma di progetti di liquefazione del gas.

Il disegno strategico russo
e le ostilità anglo-americane

Grazie all'accordo raggiunto con l'Eni, la Gazprom segna un altra tappa nella sua strategia di penetrazione nel mercato europeo dopo gli accordi siglati in Germania, Francia, Austria, Ungheria e Bulgaria. Secondo alcuni osservatori però questa frenesia nasconde una grande debolezza che i russi dovranno fronteggiare nei prossimi anni: quella della carenza di materia prima. E se la Russia detiene il 16% delle riserve mondiali di gas naturale, l'assenza di un piano di investimenti in esplorazione e sfruttamento di nuovi giacimenti alimenta i dubbi sulla capacità di Gazprom di rispettare gli accordi di fornitura stipulati.
Il quotidiano britannico Financial Times, la voce della City, di proprietà del gruppo Pearson che possiede anche il settimanale Economist, ha osservato malignamente, sposando le ostilità e gli interessi concorrenti di British Petroleum e dell’anglo-olandese Shell che tre dei principali giacimenti della Gazprom sono in forte declino, mentre un altro in funzione già nell’epoca dell'Unione Sovietica sta raggiungendo ora il suo picco di produzione e che invece negli altri giacimenti non si segnalano nuove scoperte. Anche per questo motivo la Gazprom avrebbe deciso recentemente, dopo 10 anni di inattività, di riprendere le operazioni di ricerca nel giacimento situato nella penisola Yamal nella regione a ridosso dell’Artico e che secondo il FT inizierà a essere operativo non prima del 2011.
In ogni caso la domanda di gas cresce annualmente del 2,2%. Secondo le stime della banca svizzera Ubs, se essa crescesse del 2,5%, ci sarebbero seri rischi sul fronte dell'offerta. Una preoccupazione avvalorata anche dall’allarme lanciato dalla Ues, il monopolista russo nel settore dell'energia, che consuma il 37% del fabbisogno nazionale, che ha previsto che nel prossimo inverno la carenza di offerta sarà pari a 6,5 miliardi di metri cubici di gas, pari a quasi il 5% dei consumi totali. Una preoccupazione che secondo il solito FT coinvolgerebbe anche la nomenklatura russa. Ma anche ovviamente i governi europei che ricordano il lungo scontro tra Putin e Yushenko nello scorso gennaio quando la Russia diminuì l’afflusso di gas attraverso i gasdotti transitanti per il territorio dell'Ucraina accusata di essersi impossessata illegalmente di gas destinato invece all’Occidente.
A vedere più nera del dovuto la situazione, o a presentarla come disastrosa, sono ovviamente anche gli americani che hanno visto cancellare da Putin il progetto del gasdotto che avrebbe dovuto collegare il mercato Usa con i giacimenti Shtokman nel Barents e che invece provvederà al fabbisogno della Siberia.
Altri problemi arrivano a Mosca dal fatto di aver puntato molto sul gas del Turkmenistan pagato attualmente ad un prezzo sotto gli standard internazionali. Ma ora che i rapporti tra i due paesi sono tesi, le autorità turkmene potrebbero chiedere dal 2009 alla Gazprom un prezzo doppio di quello pagato finora.

    
19/11/2006


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