ECONOMIA 2006

Precarietà


Cosa ha rappresentato la sfilata contro la precarietà? Una protesta contro il governo, uno strappo politico, un provocazione propositiva o l‘ennesimo trucco per illudere i lavoratori?

di Marco Cottignoli

Qualche giorno fa a Roma, in centocinquantamila hanno manifestato contro il lavoro precario, fra questi anche qualche membro del governo: un vice ministro, sottosegretari e rappresentanti di rifondazione comunista, dei ds, dei verdi, dei comunisti italiani i quali hanno causato non pochi malumori nella maggioranza. E' l’ennesima prova della debolezza, della ipocrisia e della confusione di questo governo che deve fare prima i conti con sé stesso e poi con l'opposizione. E’ fin troppo facile- anche se non è la prima che accade- fare ironia sulle bandiere rosse in piazza contro il «loro» governo. Certamente chi protestava non aveva come obiettivo la caduta del governo Prodi per non prefigurare il ritorno di Berlusconi; forte è la sensazione che i partiti dell’estrema sinistra abbiamo voluto rivendicare, davanti ai propri elettori, ai propri alleati ed ai media nazionali, la parte dei buoni e giusti, in una coalizione dove convivono riformisti, radicali e democristiani. Ma la situazione è molto più ingarbugliata di quanto appaia; proprio una lettera, che ho tratto dal variegato mondo della sinistra radicale, spiega bene l’attuale e controversa situazione politica ed ideologica del progressismo nostrano: “ E' stato difficile decidere se essere o meno in piazza il 4/11 visto che questo processo è stato avviato da quei personaggi (Cgil e Prc) che nei loro ruoli e nelle loro poltrone (municipi, comuni, province, regioni, consigli d'amministrazione.....) sono responsabili della nostra precarietà. E se certo era ridicolo veder arrivare alle riunioni di "stop precarietà ora" Podda (cgil) con macchinone ed autista, il fatto che se ne sia andato non ha depurato la manifestazione, visto che di poltronieri ce ne sono tanti altri “ . E’ vero, il problema della precarietà del lavoro è stato costruito negli ultimi lustri con l’avvallo istituzionalizzato proprio dei partiti della sinistra radicale al governo. I vari governi Prodi, D'Alema, D'Alema-bis e Amato- con il sostegno dei partiti comunisti prc e pdci- stabilirono il record mondiale delle privatizzazioni; grazie a loro le più importanti aziende pubbliche vennero svendute ai privati creando centinaia di migliaia di  lavoratori licenziati o cassaintegrati e ci fu la perdita del controllo statale su importanti servizi come l'energia, le telecomunicazioni, i trasporti; le stesse le aziende municipalizzate- gestite direttamente dai comuni- che erogavano in regime di monopolio acqua, gas, elettricità, trasporti urbani, rifiuti urbani vennero trasformate in imprese. La lista delle privatizzazioni varate dalla sinistra potrebbe allungarsi: Iri, Alitalia, Autostrade, Finmeccanica, Fincantieri, Enel e Aeroporti di Roma vennero a uno a uno messi sul mercato; decisi passi vennero compiuti per la privatizzazione delle Ferrovie e dell'Ente Poste. Nel '97 venne approvata la legge Treu, con i voti del prc, che sulla base di tale patto sancì la completa deregolamentazione del mercato del lavoro e la sua progressiva privatizzazione, vedi co.co.co.; opera che venne poi terminata con la legge 30 nel 2003. Negli ultimi vent’anni il mercato del lavoro è stato profondamente destrutturato, utilizzando anche esternalizzazioni, delocalizzazioni, lavoro nero…Attraverso questo liberalizzazione indiscriminata, il costo del lavoro è crollato così come le tutele sociali e contrattuali, favorendo, invece, e massimizzando i profitti delle imprese, svincolate da obblighi e responsabilità. Esempio tangibile di tale situazione è rappresentato dall’articolo 178, inserito nella finanziaria 2007, “ misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro “ che non riconosce il lavoro subordinato pregresso dei lavoratori illegalmente assunti con contratti a progetto, annullando il recupero contributivo e pure le sanzioni penali ed amministrative previste al datore di lavoro. Risultato finale: il lavoratore si vedrà costretto a sottoscrivere un atto di conciliazione in cui rinuncerà ai contributi obbligatori in suo favore, per vedersi trasformare il contratto da progetto parasubordinato in contratto subordinato a tempo determinato ( contratti interinali, apprendistato, inserimento, a termine ) ed ancor più sottopagato. Articolo scandaloso pattuito da cgil, cisl, uil, confindustria, governo e dal ministro del lavoro Damiano; non è certo un caso che, sabato scorso, durante il corteo dei mille risvolti e delle mille facciate, a questo ministro, ex fiom-cgil, fossero rivolte salaci giudizi " Damiano servo dei padroni, vattene ".

     
19/11/2006


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