ECONOMIA 2008

Il ministro Sacconi e la “finta”partecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende

Lui, Sacconi ex socialista, ora ultraliberista, la chiama “rivoluzione copernicana”, per noi si tratta dell’ennesima beffa a danno degli italiani. In una recente intervista pubblicata su Panorama, il neoministro lancia un “Patto Nazionale” tra governo, sindacati  ed imprese, che consentirebbe di superare l’emergenza economica del momento, che trae origine proprio dall’impostazione liberista dell’economia. In sostanza , udite  udite..i lavoratori parteciperebbero agli utili delle aziende,attraverso titoli speciali con limitati diritti di alienabilità, tutto qui. Nessun accenno alla vera “partecipazione dei lavoratori”, che passa si attraverso la suddivisione degli utili, ma anche con la fattiva gestione delle imprese, ma su questo punto Sacconi è stato chiaro: il governo è contrario all’idea che i lavoratori entrino dei CdA. L’obiettivo , nemmeno tanto nascosto, è   invece quello di scardinare il sistema di contrattazione collettiva nazionale, per favorire accordi decentrati, anche ad personam e comunque dando mano libera all’imprenditore di fare o non fare. Il ministro la chiama “complicità fra capitale e lavoro”, e che dovrebbe portare anche alla creazione di organismi territoriali bilaterali, tra imprese e lavoratori che dovrebbero svolgere funzione di promozione della salute, sicurezza sul lavoro, collocamento, erogazione di sussidi, formazione, assicurazione, sanità complementare e previdenza complementare. In pratica lo Stato dovrà uscire da tutte  queste forme d’intervento,lasciando “mano libera alle parti”, un po’ come dovrebbe avvenire nel cosiddetto “libero mercato”, dove tutto si aggiusterebbe contando sulla concorrenza e convenienza delle parti, peccato che ciò non avvenga quasi mai e spesso solo i più forti o disonesti prevalgono e così temiamo avverrà se andasse in porto questa ennesimo attacco allo Stato sociale, perché di questo si tratta , anche se sotto mentite spoglie. I lavoratori, già ora mal tutelati dalle grandi confederazioni sindacali che potere avrebbero al tavolo con le imprese, visto che al massimo possono sperare in un magro guadagno sugli utili e senza alcun potere vero e  decisionale in seno alle aziende? La vera  cogestione si chiama “socializzazione” e sarebbe questa una vera rivoluzione , con i lavoratori  proprietari delle fabbriche, in quanto portatori di “lavoro”, mentre l’imprenditore  investe il capitale . I primi,  attraverso propri rappresentati, potrebbero così intervenire nella gestione dell’azienda direttamente, creando quella giusta sinergia che toglierebbe finalmente al capitale il ruolo preminente che ha tutt’ora ed al tempo stesso si  disinnescherebbero le controversie a cui quotidianamente assistiamo.

Federico Dal Cortivo


20/07/2008


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