ECONOMIA 2008


 

Quale futuro storico?

 

LA RIVOLUZIONE EGOSOCIALE

 

di Carmelo R. Viola

 

         La rivoluzione tradizionale è opera di una minoranza che mira o a cambiare radicalmente il sistema vigente (se necessario, con la violenza) o a bloccare il sistema stesso ai fini di una governabilità autocratica e quindi facile ovvero di una dittatura. La prima è quella della sinistra socialista, la seconda è quella della borghesia forte. La storia ci offre esempi dell’uno e dell’altro caso. Il pericolo immanente alla rivoluzione così concepita – come costruzione e gestione di un potere autocratico – è la degenerazione  criminale.

         La specie umana è l’unica specie animale che può evolversi indefinitamente, più precisamente fino alla sintonia bioaffettiva del singolo con la specie stessa. Se si ferma a mezza strada dà vita all’antropozoo, animale-uomo, soggetto che può avere la mansuetudine o la ferocia di un animale con in più il sussidio della logica e della tecnologia, estranee all’animale propriamente detto. Siamo ancora a questo livello – che dura da parecchi secoli -  con poche eccezioni.

         Il progetto rivoluzione continua a riproporsi. L’intervento alla Pinochet ci riporta all’autocrazia dell’antropozoo feroce teso a bloccare un sistema per l’appunto antropozoico. Paesi dell’America Latina sperimentano vie contrapposte con scarsi successi.

         Coloro che ancora sono per una rivoluzione socialista ovvero per produrre animali umanamente maturi, uguali ai fini della fruizione dei prodotti del lavoro sociale, sono i marxisti e i socialisti nazionali. I marxisti hanno il torto d’insistere sulla rivoluzione proletaria, sconfessata dalla biologia, Il proletario può essere - e spesso è – un antropozoo mansueto (ma non tanto) che per far fronte al bisogno, accetta qualunque incarico di difesa armata di chi lo paga, ovvero presso tutte le polizie dei poteri vigenti (centrali e periferici) e quindi anche presso le varie mafie espressione della dimensione paralegale del potere legale. Lo stato di bisogno si traduce o in rassegnazione o in  rabbia o in delinquenza (più o meno legittima) o in ipocrisia o in suicidio, raramente in spirito rivoluzionario.

         La civiltà risente delle condizioni materiali e quindi non si evolve necessariamente-meccanicamente verso l‘umano: se così fosse, basterebbe aspettare. La rivoluzione la farebbe il tempo. La civiltà può anche involversi ovvero tornare indietro.

         Se il punto ideale di arrivo è una comunità dove ogni soggetto ha ogni assistenza dalla nascita alla morte – con il solo obbligo di dare il suo contributo secondo età, attitudini e salute – (e questo è il socialismo vero) -  il contrario è una convivenza fatta di potenti e di nullatenenti (venditori di lavoro, quando possibile), certo legalizzata ma non per questo naturalmente legittima. E’ il sistema attuale della borghesia forte. La resistenza contro l’umano è la reazione politica che si traduce in involuzione. Il contrario del sociale-universale è il privato, non come dominio insindacabile della persona, ma come potere per l’appunto privato, che sfrutta i servizi naturalmente sociali, dall’alimentare al sanitario, per trarne profitti parassitari.

         Il liberismo, percorso estremo della reazione politica, inselvaggisce la civiltà e il potere pubblico, conteso dai poteri individuali concorrenti, diventa ingovernabile anche per i padroni proprio come sta avvenendo in questi giorni.

         La dittatura borghese non ha bisogno di rivoluzione: nasce direttamente dal liberismo: ne esiste di già una forma “debole” dietro la maschera della democrazia. C’è un’autocrazia fiscale ed una militare: dietro la loro sinergia geme una dittatura politica che si agita nei giochi del potere bipolare in cui singoli individui si battono su come legalizzare con il gioco elettorale il proprio ben remunerato “mestiere” parlamentare al servizio del potere effettivo industriale-bancario  (borghese) in nome del paese. C’è chi pensa ad una dittatura “forte” o propriamente detta per assicurarsi un potere comodo e senza contendenti! Non è difficile.

         Il vero progetto rivoluzione si ripropone in termini diversi. Quello marxista è sbagliato perché insiste su due punti erronei: la missione storica dei proletari (poveri) e la gestione di un partito unico “ortodosso”, che è la premessa in pectore di una dittatura personale con il rischio di degenerazione potenziale ancor prima dell’eventuale azione fisica. Oggi la tecnologia poliziesco-militare, capeggiata dagli USA, consente ai padroni (industriali e bancari) di spegnere ogni conato di rivoluzione socialista tradizionale.

         Resta solo la possibilità di stimolare la civiltà secondo la fisiologia della crescita (che non ha niente a che vedere con quella dei bollettini ufficiali e dei raffronti internazionali) verso l’evoluzione attraverso una proliferazione ad estensione epidemica di iniziative di resistenza antiburocratica e antipadronale. La burocrazia è l’immensa massa cartacea di grottesche giustificazioni dell’assurdo e del ridicolo come il debito pubblico, il servaggio bancario, la predazione fiscale, i compensi favolosi ai forti e  l’elemosina, sotto forma di compensi da lavoro e di pensioni, ai deboli. Vedere, per esempio,  con quanta meticolosità vengono calcolate le trattenute su un modesto compenso a chi si è rotto le spalle magari per quarant’anni. Quella meticolosità, supportata da una selva di provvedimenti legislativi e giurisprudenziali, vuole essere la parvenza del rispetto del diritto! Ma è solo una vergogna codificata del sedicente “Stato di diritto”!

         La pluriazione sopraccennata io la chiamo rivoluzione egosociale, perché va dal singolo al gruppo, alla massa. Nella realtà consiste in interventi di contestazione e di propulsione verso l‘età moralmente adulta con soggetti attivi che sono singoli individui, gruppi e perfino partiti, ciascuno dei quali soggetti agisce secondo una propria esperienza, esperendo propri interventi o appoggiando volta per volta iniziative analoghe e compatibili secondo il principio della convergenza. Io personalmente ho appoggiato le lotte  per il divorzio e l’aborto condotte da quei radicali che trovo repellenti come sostenitori del liberismo estremo e come sudditi verminosi degli USA.

         Altra caratteristica conseguente della rivoluzione egosociale è la laicità: il rispetto della diversità, che è la somma del proprio passato e delle convinzioni attuali. La laicità si risolve anche nel rifiuto d’imporre ad altri i risultati della propria esperienza esistenziale, ideologica e religiosa.

         La rivoluzione egosociale è dunque una resistenza con soggetti vari, autonomi e complementari, senza confini e senza tregua ai poteri  reazionari consolidati nel tempo prendendo di mira situazioni reali, insistendo sulla sfida dialettica coram populo anche attraverso la stampa e gl’incontri diretti (le sfide oratorie di una volta) e le azioni di piazza e spingendo caso per caso fino alle estreme conseguenze. I molteplici attuali enti di difesa (sindacale) dei consumatori – oggi rispettosi della legalità! - acquistano fisionomia e carattere di “plurazione rivoluzionaria” nella misura in cui hanno il coraggio di sfidare – sempre con mezzi di cultura dialettica – l’offesa del diritto naturale (ovvero dell’uomo reale) coperta dall’alchimia delle leggi ad usum delphini!

         Che un partito realizzi la rivoluzione sociale  (come quella cubana) attraverso la presa del potere può essere possibile solo in circostanze particolari: nella prospettiva mondiale essa stessa s’inscrive comunque in un momento della rivoluzione egosociale, l’unica via di salvezza – possibile ma non categorica – di una specie umana in atto potenziale suicida per saturazione di antropozoismo.

 

                                                                                  Carmelo R. Viola

 

(La rivoluzione egosociale – 08.02.08 – 2431)

 

23/02/2008


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