ECONOMIA 2008


Usa e Bce traghettano l'Ue verso la stagflazione

Marzio Paolo Rotondo'

L’Europa sta risentendo della crisi economico-finanziaria mondiale. I dati economici registrati dalla Commissione europea hanno infatti portato ad una riduzione delle previsioni di crescita del pil dell’Unione europea nel 2008 e un ridimensionamento accertata nel 2007. Il dato è stato pubblicato ieri a Bruxelles nelle previsioni economiche intermedie fatte dall’Esecutivo europeo, svelando come l’Europa non sia affatto immune al tracollo statunitense.
“L’Europa - ha commentato il commissario agli Affari economici e Monetari, Joaquin Almunia - comincia chiaramente a sentire l’impatto dei venti avversi in termini di crescita più bassa e inflazione più elevata”.
I dati appena diffusi dalle autorità comunitarie smentiscono mesi e mesi di dichiarazioni tendenti ad assicurare l’opinione pubblica che la crescita europea non sarebbe stata intaccata poiché solida e forte delle riforme volute dalle autorità europee. Da ieri, però, tutti sanno che la crescita è in forte pericolo, anche la Banca centrale europea e la sua politica monetaria palesemente fallimentare. L’impatto ormai si vede nitidamente. “La crescita reale del pil - sintetizza una nota della Commissione - è calata nel quarto trimestre del 2007 allo 0,5% dallo 0,8% su base trimestrale nell’Ue, e allo 0,4% nell’Eurozona”. Per il 2007 nel suo complesso, ricorda il comunicato riferendosi a dati Eurostat, “tutto ciò, secondo le stime, si inquadra in una crescita economica del 2,9% nell’Ue a 27 Stati membri e del 2,7% nell’Eurozona”.
Per quanto riguarda invece le previsioni per il 2008, la crescita della zona euro è ora stimata all’1,8% contro il 2,2% delle previsioni di autunno. Anche per l’Ue a 27 Stati membri il taglio è nell’ordine degli 0,4 punti percentuali: la crescita è stimata al 2,0% contro il 2,4% valutato in precedenza. Una decelerazione sensibile che potrebbe anche peggiorare.
“La situazione economica globale e le sue prospettive - si legge nelle previsioni intermedie pubblicate a Bruxelles - rimangono insolitamente incerte all’inizio del 2008”. Ciò, prosegue il documento, “deriva dalle perduranti turbolenze sui mercati finanziari e una percepibile decelerazione della crescita nell’economia Usa, dove il rallentamento si è esteso oltre al mercato edilizio, e al boom dei prezzi delle merci”.
Bisogna ricordare, inoltre, che queste sono stime e non è impossibile, ma anzi probabile, che i dati definitivi possano risultare ancora più negativi. Ma c’è di peggio: “Le speranze - scrive ancora la Commissione - che le turbolenze finanziarie potessero avere vita breve e che si sarebbero gradualmente appianate, hanno ora lasciato il passo alla presa d’atto che altri problemi potrebbero essere all’orizzonte”. Come se non bastasse, “a seguito di un calo più pronunciato nell’economia Usa - si legge ancora nel documento - la crescita globale dovrebbe rallentare quest’anno al di sotto del 4%”.
Bruxelles tocca poi il tema energetico, dopo i recenti record infranti dal petrolio. Le “prospettive più deboli per la crescita nel mondo sviluppato hanno consentito ai prezzi del greggio di ridiscendere dai picchi all’inizio dell’anno”; tuttavia “i prezzi del greggio rimangono elevati e volatili, trainati da limitate capacità di riserva e da tensioni geopolitiche nei Paesi produttori”. Con questa affermazione si svela la totale ipocrisia della Commissione europea e la sua sudditanza verso le grandi banche e i fondi d’investimento che, ogni giorno, speculano sul petrolio facendone pagare le spese alla collettività. È infatti questa l’unica vera ragione dell’irrazionale impennata dei prezzi del petrolio, che in sei anni hanno più che quintuplicato le loro quotazioni. Questo la Commissione lo sa bene, ma non lo denuncia: più facile scaricare le responsabilità su fattori che sono più comprensibili alle masse, rendendo il problema praticamente irrisolvibile e distogliendo l’attenzione dal vero mostro contro cui combattere. Senza le speculazioni, il prezzo del greggio starebbe infatti ancora sui 30-40 dollari al barile.
La Commissione europea ha inoltre rivisto al rialzo il pronostico dei prezzi del greggio per il 2008 rispetto alle previsioni di primavera. Secondo Bruxelles, “sulla base dei futures (vere e proprie scommesse dal casinò che fanno lievitare i costi, ndr), la previsione del prezzo del greggio è rivista al rialzo del 15% in dollari Usa rispetto a quelle di primavera”. Nella fattispecie, Bruxelles nelle previsioni intermedie stima a 90 dollari Usa al barile il prezzo medio del greggio Brent. Tuttavia, ribadisce la Commissione, per i 15 Paesi dell’euro l’impatto sarà più moderato. “Per l’Eurozona - recita il documento - l’impatto dei prezzi più elevati del greggio sarà parzialmente attutito dal recente apprezzamento dell’euro”. Di conseguenza, stima la Commissione, “misurato in euro il cambiamento si limiterà all’11%”.
L’Esecutivo europeo ha rivisto anche al rialzo le previsioni dell’inflazione 2008 dell’Eurozona, che in un periodo di rallentamento della crescita dovrebbe invece teoricamente attenuarsi. Le stime della crescita dei prezzi al consumo sono state portate dal 2,1% delle previsioni d’autunno al 2,6% contenuto nelle previsioni intermedie pubblicate ieri. Per l’Ue a 27 Stati membri le previsioni salgono dal 2,4% a 2,9%. Un dato, spiega una nota diffusa a Bruxelles, “dovuto al forte incremento dei prezzi alimentari ed energetici”, dove il primo è dovuto in gran parte al secondo. Tuttavia, aggiunge la commissione, “l’inflazione dovrebbe ritornare a livelli più accettabili nell’ultimo trimestre del 2008”, nonostante però la Commissione abbia alzato le stime sui prezzi del petrolio.
Dopo le stime pubblicate dall’Esecutivo Ue, la palla passa ora alla Banca centrale europea. Tocca infatti a Francoforte agire in conseguenza al marcato rallentamento dell’economia. Tagliando i tassi la Bce deve ridare fiato sia alle esportazioni, con il ridimensionamento del cambio euro/dollaro, che ai consumi interni, dando ossigeno alle migliaia di famiglie europee che possiedono un mutuo a tasso variabile, con costi lievitati ad oltranza. Il massimo istituto di emissione monetaria continentale deve poi mettersi una mano sulla coscienza e lanciare un monito ai suoi azionisti, ovvero le banche private, chiedendo di non rigirare i soldi iniettati nel circuito bancario per combattere la crisi di liquidità verso il mercato del petrolio, speculando per ripianare i debiti.
Il greggio non deve essere un bene rifugio come l’oro, come sta invece diventando, poiché a pagarne le conseguenze è la collettività, specialmente i Paesi poveri.

23/02/2008


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