ECONOMIA 2006

 

IL MIRAGGIO DEGLI INTERESSI

Nessuno degli esperimenti con la moneta deperibile durò più di qualche mese. Nessuno operò se non su scala locale, a volte microscopica. Per questo, s'è potuto mettere in dubbio che il sistema di Gesell possa mai funzionare in modo permanente su scala nazionale, nel complesso panorama della finanza mondiale. Jerome Blanc, un economista francese che ha studiato il problema (1) ne dubita. Woergl e gli altri comuni che l'adottarono erano piccoli; tutti si conoscevano; l'autorità di emissione era nota ai cittadini, che se ne fidavano. Secondo Blanc, tutto il segreto del buon successo del sistema di Gesell richiede questa assoluta fiducia reciproca fra governanti e governati a livello municipale.

La bollatura delle banconote, che deprezza via via la moneta, equivale a un'inflazione; se la fiducia nella sua circolazione è scossa, ragiona Blanc, può innescare anche una iperinflazione.

Come se l'attuale sistema - la moneta-credito creata dal nulla dalle banche - non fosse anch'esso la causa radicale dell'inflazione, e non si basasse anch'esso sulla cieca fiducia (in questo caso mal riposta) dei cittadini. Attualmente, l'inflazione è continua ma incostante e volatile, essendo provocata dalla occulta diluzione del circolante con la pseudo-moneta creata dal credito bancario; nel sistema di Gesell, l'inflazione è dichiarata apertamente, fissa e controllata, perché dipende dal costo del bollo. Il detentore sa che quella lieve tassa è il prezzo che paga per la stabilità; negli esperimenti geselliani, la deperibilità delle banconote non ha indotto un rincaro dei prezzi.

Vero è che nel sistema di Gesell possono comparire sostituti della moneta, allo scopo di evitare di usare quella deperibile, il cui mantenimento in corso è costoso. Ancor più vero che nell'artificiale ambiente del capitalismo globale e creativo, inventore dei più fantastici strumenti finanziari (per frodare i risparmiatori con la promessa di moltiplicame la ricchezza) esistono a disposizione tanti più o meno artificiosi mezzi di pagamento, che la moneta da bollare verrebbe facilmente espulsa. Difatti, Gesell inquadrò la sua moneta accelerata in un sistema di economia liberata, che aboliva il credito bancario ex-nihilo; solo la moneta fisica circola, e i depositi bancari non possono essere usati come base per espandere (moltiplicare) il credito. Oggi, la moneta-credito non deperisce e non costa, ma solo apparentemente; in realtà inietta nell'economia porzioni d'inflazione occulta e fluttuante - che è il costo che la banca impone, senza dirlo, a tutti noi, e a suo solo vantaggio.

Keynes nota che per introdurre la moneta di Gesell è necessario che il suo deprezzamento programmato possa essere esteso" anche almeno a qualche forma di moneta bancaria". Come, può essere lasciato alla creatività degli operatori finanziari, che a scopo speculativo ne dimostrano in quantità persino eccessiva.

Una soluzione possibile: ogni agente economico potrebbe tenere il suo denaro in due conti. Uno, conto corrente (prelevabile a vista), per i pagamenti correnti, e reso deperibile con la bollatura; e un altro di risparmio, che non riscuote interessi ma su cui la banca non può creare la sua falsa moneta-credito. La moneta in questo secondo conto sarebbe indeperibile (il suo valore d'acquisto resterebbe immutato nel tempo) perché verrebbe prestata al suo vero valore (non moltiplicata, come accade oggi col credito frazionale) per impieghi produttivi a medio termine (2).

Umberto Eco, tardivo maggiordomo dei poteri forti, ha infine deriso la moneta di Gesell con il seguente argomento: chi venderebbe beni durevoli (come le case, gli immobili) accettando in pagamento una moneta che deperisce, perde di valore, non dura?

Argomento risibile: oggi si comprano case con moneta costantemente tosata dall' inflazione, ben più deperibile. Chi accetta l'attuale moneta-credito, lo fa nella convinzione che, poi, potrà mantenerne il potere d'acquisto calante, o anzi accrescerlo, reinvestendola o speculando.

Questa convinzione viene verificata solo da pochi, astuti speculatori. In linea generale, è rigorosamente impossibile che tutti guadagnino nel gioco della speculazione e degli interessi.

Anzitutto perché la mera speculazione finanziaria è un gioco a somma zero: se c'è chi guadagna, è perché qualcuno da qualche altra parte ha perso una cifra uguale. L'economia reale non è mai a somma zero: quando compro un oggetto, ci guadagna il venditore, ma anche io ho in ogni caso un oggetto di un certo valore. Perché questo avvenga, occorre che l'economia sia produttiva di merci fisiche, di beni reali. E la finanza è improduttiva.

Così, non è il caso di farsi ingannare dal miraggio degli interessi che mantengono il potere d'acquisto dei nostri risparmi. Questo ci viene detto, appunto perché la banca ci ipnotizza con un semplice trucco. Se metto in banca 1000 euro al 3% annuo, avrò - ci dicono il doppio in 24 anni; al 6%, il mio capitale sarà raddoppiato in 12 anni; al 12%, in 6 anni. Chi vuole comprare queste obbligazioni, queste azioni, questi bond, questi prodotti finanziari creativi che vi promettono il 12%? Tutti noi accorriamo a dare i nostri soldi al mago che ce li promette.

Naturalmente il mago sa che sta ingannandovi. Accade che, per ingannarvi meglio, i giornali economici (proprietà delle banche) vi presentino il calcolo di quanto varrebbe oggi un portafoglio di azioni comprato, poniamo, nel 1912: è sempre una cifra mirabolante. E sembra convincente, a patto di dimenticare che da allora ad oggi si sono prodotte un paio di guerre mondiali, dozzine di inflazioni, deflazioni, svalutazioni, crolli di Borsa che hanno distrutto il capitale.

Ma, anche se il mondo fosse pacifico come l'Eden, l'accumulo degli interessi sarebbe un miraggio. Per ragioni matematiche. Un centesimo investito ai tempi di Gesù al tasso composto del 4% annuo poteva già comprare, nel 1750, una palla d'oro del peso della Terra; nel 1990, l'ammontare sarebbe pari a 8190 palle d'oro grandi come il nostro pianeta. E' la prova matematica che il pagamento degli interessi, in un lungo periodo di tempo, è rigorosamente impossibile.

Il miraggio degli interessi, e in generale dei profitti finanziari, è la carota che il sistema bancario fa dondolare davanti agli occhi dell'asino umano, perché continui a tirare la carretta. E' a causa degli interessi, della nostra economia, per essenza usuraria, che le imprese sono obbligate a crescere: non per soddisfare bisogni crescenti degli uomini, ma perché le aziende devono poter pagare gli interessi sui loro debiti.

E' così che prolifera, come un cancro, la società dei consumi, la pubblicità ci spinge a comprare cose di cui non abbiamo bisogno, ci alletta con oggetti che sono in gran parte miraggi, avvolti dagli esperti di marketing nell'aura dei sogni; perché le aziende possano continuare a servire il loro debito, che sempre cresce. Per questo l'attività economica deve affannosamente espandersi, fino a saccheggiare le risorse naturali: perché le banche abbiano il loro tributo dai loro schiavi. Che siamo noi.

Anzi, di più. Quando - accade nei paesi del benessere - gli esseri umani saturi di merci rallentano gli acquisti, l'intero circo mediatico e bancario si mobilita per lanciare l'annuncio: andate in Borsa! La Borsa sta salendo! Gettate lì i vostri risparmi, è stato scoperto il campo dei miracoli! .

E tutti a comprare: non più merci ma valori finanziari, azioni e obbligazioni. Il cui prezzo sale, per il solo fatto che tutti li comprano.

Si produce così una delle periodiche bolle finanziarie speculative. Si tratta di una forma d'inflazione che non fa rincarare le merci di consumo, ma i pezzi di carta delle azioni e obbligazioni.

La bolla speculativa aggrava la patologia fondamentale dell'economia post-industriale: l'eccessiva retribuzione del capitale a scapito del lavoro, dei salari. L'inconveniente della bolla non sta nel conferire ai pezzi di carta un valore esagerato, ma nel mobilitare denaro per fare commercio di questi pezzi di carta, sottraendo quel denaro al potere d'acquisto dei lavoratori. Poiché questi sono anche i consumatori, la riduzione del loro potere d'acquisto riduce le imprese alla chiusura, o al ridimensionamento: triste condizione che viene esaltata dal management post-moderno come limatura dei costi, snellimento, o per usare le loro parole, downsizing.

Tra il 1921 e il 1929, la Borsa di New York salì del 600 per cento, mentre la produzione industriale crebbe solo del 30 per cento. Oggi, ormai da decenni, viviamo in una bolla simile: salgono entusiasticamente le azioni delle imprese che annunciano licenziamenti, economie sulla riduzione del personale, fusioni e acquisizioni... Nell'insieme, i flussi monetari tra paesi essenzialmente speculativi, per l'acquisto di azioni e titoli esteri, sono oltre 40 volte superiori ai flussi giustificati dalla compravendita di merci e servizi. E il vortice aumenta paurosamente: nell'86 le transazioni speculative erano 12 volte superiori agli afflussi per l'acquisto di merci, nell'89 erano già 34 volte superiori.

Le piazze finanziarie scoppiano di salute, mentre l'economia va male, l'occupazione non cresce, il potere d'acquisto cala.

La speculazione finanziaria è favorita dai tassi bassi d'interesse: le banche restribuiscono poco o nulla i depositi dei risparmiatori, così spingendo costoro - tutti noi - ad andare in Borsa nella speranza di profitti, che ci riparino dall'inflazione.

Ma su quanto siano bassi gli interessi, bisogna intendersi. Bassi sono gli interessi che la banca riconosce a voi; ma voi pagate interessi su tutto, e sono altissimi. La banca estrae il suo tributo occulto. E questo tributo è schiacciante.

Non credete? Pensate che, siccome non avete chiesto un mutuo,un fido, un prestito, voi gli interessi non li pagate? Guardate meglio.

Ogni prezzo, infatti, ha incorporato una quota di interessi. Ogni mela o pomodoro, ogni mobile o immobile che comprate, ogni servizio che pagate contiene al suo interno la quota di interessi che il contadino, il fabbricante, il fomitore sta pagando alla sua banca per il fido che ha ricevuto, il prestito che ha ottenuto.

Margrit Kennedy, un' economista tedesca che cerca di promuovere le idee di Gesell, ha provato a calcolare quanto pesa questa quota d'interessi sui prezzi più comuni. Specie del settore pubblico. Il suo calcolo vale per la Germania, ma non c'è ragione di credere che in Italia il tributo sia più lieve, se mai il contrario.

Quando pagano il servizio di raccolta della spazzatura al loro comune, per esempio, i tedeschi pagano una bolletta aggravata dal 12 per cento di interessi. Ed è una percentuale relativamente bassa, perché quel servizio usa molta manodopera e poco capitale. Sulla bolletta dell' acqua potabile, quel che si paga è già gravato da interessi pari al 38 per cento (mentre il costo per personale e costi fissi pesa solo il 18%). Sugli affitti degli appartamenti pubblici, di edilizia sociale, il peso degli interessi sale astronomicamente al 77 per cento.

"Nel complesso", commenta Margrit, "sui prezzi di tutti i beni e servizi che acquistiamo il 50 per cento del prezzo è costituito da interessi. Nel Medio Evo il popolo pagava' la decima' del suo reddito al signore feudale; oggi noi versiamo la metà di ogni euro che spendiamo ai signori che possiedono il capitale" o, meglio, ai signori che lo manipolano.

Diciamolo con altre parole: ciò che paghiamo ci potrebbe costare la metà. Se per esempio le aziende si auto finanziassero - crescendo solo di quanto lo permettono i loro onesti profitti. Se il Comune, e lo Stato, spendessero solo quel che ricevono dalle imposte. Se le banche fossero severamente controllate nella loro produzione di pseudo-capitale, e non fosse loro permesso di lucrare interessi dal denaro che creano dal nulla.

Potreste obiettare: se gli interessi sono incorporati occultamente in ogni prezzo, tutti comprano, dunque tutti li pagano. Anche i ricchi, i signori del capitale e i suoi manipolatori bancari. E' una magra consolazione. Ma almeno ci dice che non siamo nel Medio Evo, quando il popolino pagava e il signore spendeva.

Invece, le cose vanno diversamente. Margrit Kennedy ha analizzato il rapporto fra reddito entrante e interessi pagati da 2,5 milioni di famiglie tedesche. L'80 per cento delle famiglie paga in interessi più di quel che riceve, e solo l'ultimo 10%, i più ricchi, ricevono più di quel che pagano. Molto di più: praticamente il doppio.

"Questa è la ragione profonda del fatto che i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. In altre parole, il sistema monetario bancario vigente produce un meccanismo di redistribuzione occulta, che sposta continuamente denaro da chi ne ha meno a chi ha più denaro di quel che gli serve" (4). E ciò che avviene all'interno delle società, avviene nel pianeta in modo più brutale e su scala colossale: dove i paesi poveri, il cosiddetto terzo mondo, non riesce mai ad estinguere il suo debito col primo mondo, benché abbia pagato già in restituzione di quote del capitale addizionate agli interessi - in media tre volte la cifra che gli è stata prestata (5).

Altro e grave fenomeno indotto dal meccanismo degli interessi, della retribuzione del capitale, è l'inflazione. L'inflazione continua, che erode i risparmi dei piccoli, viene considerata un fenomeno naturale. Invece è il risultato dell'indebitamento colossale, rispetto alle loro entrate, di individui e soprattutto di enti, imprese e stati. Questo indebitamento di persone fisiche e giuridiche insolventi è attivamente e deliberatamente promosso dalle banche. Come riferisce Margrit Kennedy, tra il 1950 e il 1995 l'economia tedesca (il prodotto interno lordo) è cresciuto di 33 volte; l'indebitamento nazionale di 120 volte; le transazioni bancarie di 130 volte. Ovviamente, il più grande debitore - e quello in cui la differenza tra le entrate e le spese è più astronomica - è lo Stato. Il quale ha un mezzo facile, che è una facile tentazione, per pagare quel che non può permettersi: stampare banconote, come si dice.

Come ci viene detto. Ma un momento: non è così che avviene. Non è lo Stato che stampa banconote; questa prerogativa, il sovrano potere di emissione, non gli è stato sottratto? Non è per questo che esiste la Banca Centrale indipendente dal potere politico? Per impedire allo Stato di comportarsi da scialaquatore demagogo? Non è stata,questa prerogativa sovrana, sequestrata una volta per tutte da seri,gravi banchieri, pensosi del bene della collettività? Il cui scopo dichiarato è la stabilità monetaria?

E allora perché c'è l'inflazione? Perché rincarano le zucchine e il latte?

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1) Jerome Blane, Free Money Jor Social Progress: Theory and practice oJ Gesell 's accelerated money, su American Journal oJ Economics and Sociology, ottobre 1998.

2) Indipendentemente dalla teoria di Gesell, un economista Nobel, Maurice Allais, ha propugnato la dissociazione delle attività bancarie come le conosciamo oggi, "attribuendo due funzioni distinte a due distinti tipi di banca: da una parte le banche di deposito, cui è vietata qualunque operazione di prestito, e che si occupano solo degli incassi e dei prelievi dei loro clienti, fatturando ad essi le spese corrispondenti; e dall'altra banche di prestito, che prendono in prestito a un termine dato e prestano quei fondi a un termine più ravvicinato". Oggi, infatti, le banche danno in prestito i depositi dei loro clienti, che sono a vista: prestano dunque a lungo termine denaro che hanno preso in prestito esse stesse a brevissimo termine. Un sistema che Maurice Allais definisce "eminentemente destabilizzatore ", non meno della "creazione di denaro ex nihilo ", che comporta la radicale insolvenza delle banche, mascherata da trucchi e frodi. Allais propone che sia "restituito allo Stato, ed esclusivamente ad esso, il beneficio della creazione monetaria"; un beneficio concreto, che porterebbe nelle casse dello Stato tanto denaro, da poter fare a meno dell'imposizione di tributi.

3) Un tipico prospetto di un fondo d'investimento promette: "gentile signore, se avesse versato 1000 euro nel nostro Fondo nel 1977, oggi lei godrebbe di un capitale garantito e disponibile di 4493,19 euro... ".

4) Per questo motivo gli ebrei dichiaravano il Giubileo, ossia la remissione dei debiti, ogni sette anni: per frenare la redistribuzione del denaro, indotta dagli interessi, a favore dei più ricchi. Del resto costoro non s'impoverivano, cancellando i debiti: avevano già guadagnato abbastanza. Ovviamente, il Giubileo valeva solo a favore dei poveri membri del popolo eletto. Ai goym, ai gentili, "bestie informa umana", si applicavano interessi usurari e senza remissione.

5) Margrit Kennedy, a Changing Money Sysrem, Steyrberg, 1991.

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23/07/2006

 


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