ECONOMIA 2007

Pensioni: l'Inps boccia il governo

Diana Pugliese

I conti dell’Inps resteranno in equilibrio fino al 2050 se non verrà rimosso lo scalone e la rideterminazione dei coefficienti. A dirlo il presidente dell’Inps, Gian Paolo Sassi, durante un audizione parlamentare cui è intervenuto in materia di conti previdenziali. Un discorso il suo che ha promosso ‘contabilmente’ la riforma Maroni e ribadito l’efficacia del bonus, il meccanismo introdotto dal precedente governo che consentiva di rimanere al lavoro percependo il 30% di stipendio in più e che, secondo Sassi, ha portato ottimi risultati sia in termini economici sia sociali. “Le domande presentate sono state 74.000, quelle accettate 63.000” e “ le richieste maggiori si sono avute da parte delle professionalità medio-alte e spalmate su tutto il territorio”, con un risparmio significativo di “circa un miliardo”.
Sassi ha poi evidenziato che la riforma Dini già prevede ogni 10 anni l’abbassamento in funzione della dinamica demografica dei coefficienti di ricalcalo delle pensioni, un meccanismo ‘occulto’ che taglierà le pensioni future degli attuali lavoratori.
Il governo, ha ricordato però il presidente, sta lavorando all’ipotesi di modificare lo scalone introdotto dal centrodestra (che alza l’età della pensione da 57 a 60 anni a partire dal 2008) e di impedire la revisione automatica dei coefficienti di trasformazione. “Il contributivo o si applica tutto o non si applica. Non si può applicare a metà”, ha detto.
Come ha sottolineato il presidente della commissione Lavoro della Camera, Gianni Paglierini (Pdci), Sassi si preoccupa soprattutto dell’equilibrio formale o contabile del sistema fino al 2050 senza considerare le “ricadute pratiche sui redditi” dei cittadini, molti dei quali già oggi hanno “una pensione che non consente nemmeno di vivere dignitosamente” e che “il sistema non può essere risanato attraverso misure di macelleria sociale”. Le affermazioni di Sassi però evidenziano anche indirettamente la ‘faciloneria’ con cui in campagna elettorale il centrosinistra ha fatto certe promesse. E con la crescita dell’aspettativa di vita, ha aggiunto, “l’Istituto paga mediamente circa 5 anni di pensione in più”, fatto che, pur non mettendo “in crisi” il sistema, deve essere tenuto presente “anche in termini d’incidenza sul Pil”. E ciò anche se, per il presidente, il rapporto Previdenza/Pil dovrebbe “migliorare” nel corso del 2007 rispetto al 10,54% stimato nel Bilancio di Previsione.
Per Sassi, insomma, non solo è necessario mantenere lo scalone (che colpisce 180.000 lavoratori) con eccezioni per i lavori usuranti e per chi ha iniziato a lavorare molto presto, ma i coefficienti dovrebbero essere riveduti ogni 3 anni, come prevedono le “migliori pratiche”. “Non funziona”, il sistema di incentivi e disincentivi perché non è abbastanza “appetibile”.
Per compensare, a suo giudizio, ben venga la pensione complementare che dovrebbe garantire ai giovani la necessaria integrazione. Sassi si è quindi detto ‘soddisfatto’ delle nuove norme che, tra l’altro, assegnano al fondo Inps parte del Tfr inoptato. “Non posso che assicurarvi che l’Istituto saprà conservare e, nel caso, anche far fruttare i soldi dei lavoratori, utilizzando al meglio risorse umane e know-how tecnico”, ha detto, suscitando una domanda: perché ciò non è stato fatto fino ad ora?
L’Italia per il presidente dell’Inps ha comunque ‘un grosso vantaggio’: la possibilità di aumentare il tasso di occupazione che è “20 punti sotto il tasso di occupazione” di altri paesi, come Olanda e Svezia, che presumibilmente hanno una maggiore presenza femminile. Oltre a poter incrementare la lotta alla precarietà, che implica una calo dell’evasione e l’elusione contributiva. Come dimostrano i dati di fine 2005, che dimostrano che l’istituto, con incroci di banche dati, è riuscito a individuare aree, settori e aziende “meritevoli di approfondimenti ispettivi, ha aumentato le ispezioni e accresciuto il gettito contributivo, passato dai 560 milioni del 2003 ai 2,196 del biennio 2004-2005.
Insomma, nonostante la sua visione non tenga nel giusto conto degli effetti negativi sui futuri pensionati della riforma che sostiene, oltre a bocciare le tesi di parte della maggioranza Sassi ha dimostrato che la crescita dell’occupazione, della crescita, della lotta all’evasione contributiva e degli incentivi ‘intelligenti’, meccanismi in parte utilizzati dal precedente governo, può avere un effetto più che positivo sui conti evitando la tagliola sui diritti.

24/01/2007


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