ECONOMIA 2006

GdF-Suez: la Commissione Ue pronta a valutare l’operazione

Marzio Paolo Rotondò

Rimbalza a Bruxelles il progetto di privatizzazione e di fusione fra i due fra i due operatori energetici francesi Gas de France e Suez. Dopo le incessanti polemiche sull’operazione, sarà ora la Commissione europea a valutare la fattibilità del progetto definitivo già approvato dal parlamento transalpino.
“Avendo ricevuto i rimedi la deadline per la decisione della Commissione è estesa di 15 giorni lavorativi dal 25 ottobre al 17 novembre”. E’ questa la prima reazione dell’Esecutivo europeo dopo aver ricevuto il fascicolo contenente i dettagli dell’operazione.
Bruxelles, a ridosso dell’annuncio del governo francese di un’imminente fusione fra i due gruppi energetici precludendo la scalata dell’Enel, hanno da subito espresso perplessità sull’operazione definendola frutto di una logica protezionista e dubbia per quanto riguarda il rispetto delle leggi sulla concorrenza. La Commissione europea ha dunque chiesto chiarimenti al governo francese che sono puntualmente arrivate nella giornata di ieri.
Ai problemi di concorrenza in quattro mercati, gas e reti di riscaldamento in Francia, gas e elettricità in Belgio, Suez e Gdf hanno riposto con una serie di misure ora rese pubbliche.
Per quanto riguarda il mercato del gas belga, i gruppi francesi hanno proposto di riunire una parte delle attività in Belgio di Distrigaz, detenuta da Suez, e di Spe, detenuta al 25,5% da Gdf, sotto un unico cappello per poi cedere la nuova aggregazione. Scopo di questa prima misura, secondo Suez e Gdf, è quello di creare un nuovo concorrente al gruppo che nascerà dalla fusione. In questo nuovo soggetto saranno apportati i contratti di vendita di gas agli industriali e le attività francesi. Inoltre, Suez e Gdf si impegnano a cedere una parte dei loro approvvigionamenti di gas, attraverso le forniture di gas in Francia e in Belgio.
Sul fronte del mercato dell’elettricità belga, è prevista la cessione della partecipazione del 25,5% di Gdf nella società belga Spe, al momento principale concorrente di Electrabel, detenuta da Suez.
Nell’ambito elettrico, i gruppi propongono di scorporare in tre Fluxys, il gruppo che appartiene al 51% a Suez e che attualmente detiene la rete di trasporto del gas naturale in Belgio.
Infine, per quanto riguarda le reti di riscaldamento, i gruppi propongono di cedere le reti di Cofathec, filiale di Gdf.
Tutti questi rimedi sono ora al vaglio della Commissione europea e dei gruppi energetici concorrenti, fra i quali anche la nostra Enel. La società elettrica italiana ha da tempo dimostrato grande interesse per Suez al momento delle indiscrezioni sulla sua cessione, mentre adesso, in caso di via libera all’operazione da parte della Commissione Ue, all’acquisto delle attività dimesse dalle due società nel quadro della fusione. “Non ho ancora visto il comunicato, ma certamente se ci sono degli asset li guarderemo. Credo che è ancora prematuro per parlarne. Quando vedremo i risultati finali dell’indagine Ue e il loro responso definitivo sul progetto di fusione tra Gdf e Suez valuteremo esattamente gli eventuali asset che ci possono interessare” ha affermato a margine di un convegno dell’Aspen, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. L’Enel sta dunque aspettando pazientemente la decisione definitiva della Commissione europea sull’operazione. Nel migliore dei casi, avendo fatto ricorso alle autorità europee sull’ipotesi di fusione tutta francese, in caso di parere negativo di Bruxelles la società elettrica italiana potrebbe pensare anche proporre una scalata a la società transalpina.
I problemi sull’operazione GdF-Suez, per fortuna dell’Enel, non causano soltanto problemi alle autorità europee. I sindacati francesi scenderanno di nuovo in piazza il 3 ottobre contro il progetto di legge del governo per la privatizzazione di Gaz de France, attualmente in mano allo Stato come giusto che sia. Nel giorno in cui la Camera dei deputati francese sarà chiamata in causa per abrogare la legge che impedisce allo Stato transalpino di scendere al disotto del 70% del capitale sociale di Gaz de France, i principali sindacati francesi si troveranno a manifestare.
Le motivazione che faranno scendere in piazza i lavoratori ed i cittadini francesi sono più che giuste. “L’energia non è una merce, ma un bene vitale per la nazione”. E’ questo il motto della protesta. In un comunicato diffuso ai mezzi di comunicazione e al governo transalpino, i sindacati inneggiano alla difesa del servizio pubblico, all’indipendenza energetica e alla convenienza delle tariffe. In caso di privatizzazione, fanno sapere le sigle in protesta, l’unico obiettivo della società privatizzata sarà quello della ricerca incessante della redditività, dannosa per i consumatori, gli investimenti ed i lavoratori.
Sono dunque tanti gli oppositori al progetto GdF-Suez. Un numero consistente di oppositori a questa manovra risiede anche, non solo nei partiti politici di opposizione, ma anche in alcuni presenti nella coalizione di maggioranza.
Sarà dunque una vicenda difficile da digerire anche in Francia. Per ora si aspetta il parere dell’ufficio Concorrenza della Commissione europea, presieduto dal commissario europeo Neelie Kroes, previsto per fine ottobre. La partita è ancora aperta.


24/09/2006


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