ECONOMIA 2007

 

Morti sul lavoro

 

OPERAI “USA E GETTA”

 

di Carmelo R. Viola

 

Il fatto che come i cosiddetti politici – quelli, per intendere, che hanno abbracciato la (una volta) nobile professione della cura degli interessi della collettività in posizione di super partes – che i cosiddetti politici, dicevo, siano discordi fra di loro fino a dar vita ad una specie di babele (mentre dovrebbero scambiarsi esperienza ed opinioni in vista del fine comune), ha una spiegazione biosociale o, se vogliamo, sociodinamica. Infatti, è l’altra faccia del liberismo: gestione del paese da parte di “affaristi”, i quali, in quanto tali, sono gli uni contro gli altri armati per coalizioni o addirittura individualmente. E’ un aspetto della decantata competitività (mutuata dall’agonismo animale).

         L’organismo vivente sui generis – che è ogni società nazionale – ha la sua fisiologia e le sue leggi funzionali. Lo Stato, da protagonista è sempre più servo della casta degli affaristi, che sono quasi sempre ancora i classici padroni che comprano il lavoro al minor costo possibile per arricchirsi o, se già ricchi, per aumentare la propria ricchezza, non certo per venire incontro a chi non ha né lavoro né soldi.

         Un proverbio siciliano recita (in lingua): “il pecoraio vestito di seta continua a puzzare di latte marcio”. Così i padroni del primo capitalismo inglese, sono quegli stessi che oggi hanno villini da sogno, auto di grossa cilindrata, succosi conti in banca e, se possibile, anche un bella “barca da diporto “ (quando non anche un aereo personale): sono quelli che “usavano” donne e bambini per 14 e più ore al giorno fino a che gli stessi non morivano di stenti, di fatica e di patologie connesse. Sono gli stessi zolfatari siciliani che “usavano” minori poco più che dei bambini, i cosiddetti “carusi” – sempre per quattro soldi – per il trasporto dello zolfo e per incombenze usuranti. Quando i “carusi” sopravvivevano avevano la schiena irrimediabilmente deforme.

         Perché mai i padroni di oggi dovrebbero essere psicologicamente diversi? La tecnologia da sola non incivilisce. Anzi fornisce ulteriori strumenti di predazione. Il soggetto della specie umana ricco solo di tecnologica è un “antropozoo” dal significato trasparente. Egli ha cambiato solo le modalità di sfruttamento della forza-lavoro degli operai. Del resto, è lo stesso meccanismo del capitalismo, meccanismo oggi perfettamente legale, che legittima il comportamento dei padroni di sempre, degli uomini di affari di sempre, il cui unico movente sono gli  affari stessi. E affare, nel gergo del settore, significa impiegare cinque per ricavare sette o più, magari il doppio e a costo di rinunce, lacrime e morti come la storia del nuovo millennio ci mostra senza ombra di dubbio.

         Le due leggi (ché di leggi si tratta) sono: 1) fare quadrare  conti o, più precisamente, fare sussistere ed accrescersi l’azienda affaristica; 2) accumulare progressivamente sempre più ricchezza parassitaria, prodotta dal sudore degli operai, talora in condizioni di disagio e con turni che sanno di tortura. Tale ricchezza  somiglia molto alla refurtiva. Se la prima legge fa riferimento all’impresa come strumento affaristico, la seconda fa riferimento alla ragion d’essere dell’azienda stessa perché è impensabile un affare con risultato zero. C’è totale analogia con il bisogno di mangiare per essere al mondo e con i valori per cui effettivamente si vive. La seconda legge è quella detta, secondo la morale dell’ipocrisia d’obbligo, della “meritocrazia”: un affarista ricco è uno che merita rispetto secondo l’opinione comune perché ha dato lavoro e perché ci ha saputo fare. Lo vedete come sconfinate folle applaudono al padreterno” Berlusconi? Nessun rispetto è tributato invece a coloro che hanno prodotto il potere del ricco, perché sono rimasti sempre poveri: non ci hanno saputo fare! E che si tratti di merito ce lo dice lo stesso primo cittadino del paese che si onora (sic) di onorare gli affaristi di successo con l’onorificenza di “cavaliere del lavoro” (anche se non hanno mai materialmente lavorato)!

         Ovviamente, meno sono i costi più sono i possibili profitti. Quando i costi non vengono nemmeno coperti dai profitti, l’azienda entra in crisi e i “venditori di lavoro” (che nel frattempo si sono magari accollate le scadenze di un mutuo edilizio) sono a rischio di licenziamento e di disoccupazione indipendentemente dall’età. Nel qual caso a nulla servono le agitazioni sindacali. Dopo l’elemosina della Cassa Integrazione i disoccupati possono andare a chiedere l’elemosina per le vie, correndo il rischio di finire in carcere per accattonaggio! Non dimentichiamo di essere nella “patria del diritto”! Negli USA avviene di peggio.

Una delle modalità di riduzione dei costi è la insufficiente manutenzione degli strumenti di produzione e gli insufficienti dispositivi di sicurezza, mirati a contenere perfino eventuali negligenze degli interessati. L’abbiamo visto con le cosiddette Ferrovie dello Stato (che più dello Stato non sono); lo vediamo con le poste private in fatto di abusi e inefficienze. Lo vediamo in tutto il paese con circa mille morti all'anno. Per i padroni dell’altro ieri, di ieri e di oggi, il prestatore d’opera è rimasto uno “strumento vivo usa e getta” e la colpa è oggi soprattutto dello Stato –ovvero dei politici che lo occupano indegnamente - che, da un lato esalta la funzione sociale dell’affarista, dall’altro lato non sa fare rispettare le stesse leggi proprie a tutela di chi lavora e vive di solo lavoro.

         La faccia di bronzo del sig. Monzemolo richiama lo Stato al rispetto delle regole (come si vede, i rapporti si sono invertiti) ma si tratta delle “regole per arricchirsi in nome della legge”, insomma della predonomia (dal significato trasparente), trasposizione della predazione della giungla. Infatti, l’uomo di affari di grande successo non può che conoscere solo le regole del mercato: i venditori di lavoro “usa e getta”, quando  in eccesso, costano poco! Lo dimostra la richiesta di manodopera dei paesi dell’Est, “liberati” (è il caso di dirlo) dal comunismo che perseguita ancora il povero Silvio, ormai incapace di calcolare la ricchezza prodottagli da chissà quante migliaia di schiavi in libertà condizionata e che accende ceri ad un Dio provvidenzialmente capitalista!

         Il liberismo è per l'appunto il capovolgimento dell’assetto sociale in cui i veri assistiti sono i padroni dei mezzi di produzione. Quello che secoli fa dipendeva da una deficienza giuridica, oggi dipende da una deficiente attuazione delle leggi vigenti. Liberismo restando (il che non è da augurarselo), ecco  alcuni  punti essenziali che bisognerebbe rispettare per la tutela detta:

         1) Una giurisprudenza sempre adeguata alle nuove condizioni di lavoro, che preveda;

         2) commissioni nazionali di vigilanza e di controllo a sorpresa composte da ispettori del lavoro, della sanità, della magistratura e della stampa oltre che di elementi sindacali e di operai delle varie aziende di volta in volta scelti a sorte, con impegno di verbale da passare intanto alle agenzie dei media;

         3) destituzione e punizione anche penale dei responsabili con carico pecuniario dei danni arrecati (comprese vedove, orfani e mutilati);

4) espropriazione e vendita all’asta delle aziende nei casi più gravi.

Ci sono aziende, piccole e grandi, che usano e pagano come vogliono senza temere alcun controllo, che non c’è! Alcune dànno la paga in assegno e pretendono una differenza in contanti con il ricatto del licenziamento. Perché dunque meravigliarsi quando succedono perfino “stragi sul lavoro” come quella recente delle acciaierie di Torino? Le condoglianze dei politici sono stomachevoli lacrime di coccodrillo e la puntuale quanto grottesca carità chiesta al pubblico a favore dei familiari in lutto assolve i grandi predatori, solleva lo Stato, sedicente tutore, dai suoi doveri e offende la memoria di quei veri “eroi del lavoro”, poveri cristi su cui si stende una coltre di desolante ipocrisia di un potere pubblico , pubblico nel senso che le varie mafie, rami del liberismo, coltivate piuttosto che debellate, ne fanno quel che vogliono. A quando un potere forte e giusto?

 

                                                                         Carmelo R. Viola

27/12/2007


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