NOTIZIE 2008

GOVERNO ULTRALIBERISTA

Di Paolo Emiliani

La manovra d’estate ha passato l’esame di Montecitorio. Il decreto legge presentato dal governo ha ottenuto 305 voti a favore e 265 contrari. Il provvedimento tornerà ora a Palazzo Madama per una seconda votazione. Non dovrebbero sussistere particolari problemi, ma è probabile che il governo, per evitare modifiche ed affrettare i tempi, blindi il decreto con un voto di fiducia.
Nel recente passato abbiamo commentato in modo non completamente negativo la manovra, rilevando alcuni spunti interessanti in alcune sue parti, anche se non abbiamo potuto non bocciare completamente lo spirito liberista che la ispira.
Proprio questo è il punto. Non possono bastare alcune lucide intuizioni di Tremonti, poi solo parzialmente trasformate in atti concreti, per trasformare un governo ultraliberista e cameriere dell’invasore atlantico in un governo attento ai bisogni dei cittadini italiani, difensore della sovranità nazionale. Del resto in questo senso Berlusconi ha gioco facile, visto che l’alternativa al suo esecutivo è rappresentata da figuri che nel recente passato hanno dato pessima prova di sé ed ancora più succubi, se possibile, agli ordini della grande finanza internazionale.
Il presidente operaio, come si autoproclamò il Cavaliere un po’ di tempo fa, suscitando la naturale ilarità generale, alla fine si è mostrato per quel che è: difensore dei forti, ovviamente economicamente parlando.
L’abolizione, sacrosanta, dell’Ici sulla prima casa è stata solo fumo negli occhi, poi sono arrivate tutte misure ben gradite a Confindustria, a cominciare dalla detassazione dello straordinario, utile solo a chi pensa di spremere i lavoratori che ha senza creare nuova occupazione.
Così alla fine il “povero” Tremonti ha dovuto racimolar cassa come ha potuto, anche per rispettare gli ordini degli euroburocrati, e per far questo ha tagliato un po’ a vanvera, ma soprattutto laddove ha pensato far meno danno propagandistico. Già, perché molti scellerati saranno contenti di veder soffrire i lavoratori statali, almeno gli imbecilli che insultano l’inno nazionale e maledicono “Roma ladrona”.
Ed ancor più saranno quelli che saranno soddisfatti nel veder ridimensionate le provvidenze per l’editoria, ammaestrati da qualche “grillo parlante” ed ormai succubi dell’antipolitica, che come tutte le cose che cominciano per anti è roba poco intelligente. Poi, a ben vedere, i tagli non riguarderanno i grandi giornali, quelli imbottiti di pubblicità, ma solo i piccoli, come Rinascita, le vere cooperative che con il loro lavoro garantiscono una effettiva pluralità dell’informazione.
No, non ci siamo proprio: non si mette in pericolo la libera informazione solo per accontentare il popolo dei qualunquisti.
Il re è nudo. Del resto non esiste alcuna possibilità di realizzare un buon governo se l’ispirazione è quella liberal-liberista. L’unica soluzione è il socialismo, un socialismo non marxista che sappia difendere l’identità dei popoli e la sovranità delle nazioni. Ma questi sono concetti sconosciuti dalle parti di Palazzo Chigi.

 28/07/2008


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