ECONOMIA 2006

La Finanziaria piace poco anche a Draghi


Diana Pugliese

Anche il liberista Draghi boccia le misure contenute nella Finanziaria. , durante l’audizione alla Camera, il governatore della Banca d’Italia ha alzato il velo sulla demagogia sbandierata dagli esponenti dell’esecutivo. Molti i punti affrontati: dalla necessità di agire sui principali comparti di spesa all’effettivo aumento della pressione fiscale sui cittadini, dai rischi di medio-lungo periodo sull’economia agli effetti dell’aumento della pressione decentrata, dal cuneo fiscale al prestito forzoso all’Inps, dalle pensioni al Tfr fino alla riduzione nell’uso dei condoni e sanatorie.
Da bravo diplomatico, il governatore non ha mancato di esprimere apprezzamento per gli sforzi del Governo. “Sono particolarmente apprezzabili - ha detto Mario Draghi parlando alla platea di Montecitorio - alcuni aspetti fondamentali della manovra: lo sforzo per accrescere la dotazione di infrastrutture, la riduzione del ricorso a condoni e sanatorie; l’impegno a contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, la riduzione dell’Irap, che peraltro deve rappresentare solo un primo passo”. Altrettanto positiva, la riduzione del cuneo fiscale che rafforza la competitività delle imprese, aggiungendosi al punto percentuale della Finanziaria del 2006 entrato in vigore all’inizio dell’anno. Un beneficio che per le imprese è “trascurabile” rispetto all’onere legato al Tfr. “Giusta” la direzione anche sul fronte dei saldi, anche se la manovra è “complessa” da analizzare.
L’ex numero due della Goldmann Sachs ha poi elencato le numerose ombre della manovra, non mancando di proporre le sue panacee ‘liberiste’. “Frequenti cambiamenti della struttura del sistema tributario - ha ammonito il successore di Antonio Fazio - accrescono l’incertezza, con effetti negativi sull’attività economica” e “i benefici attesi”- ha ricordato - “vanno attentamente confrontati con gli oneri che essi necessariamente comportano per i contribuenti e per l’amministrazione”.
Nel medio e lungo termine la manovra presenta “alcuni aspetti problematici”. La correzione, in termini netti, è “affidata interamente ad aumenti delle entrate”, riflettendo la maggiore rigidità della spesa nel breve periodo. Gli interventi sui contributi sociali e la riforma dell’Irpef (che secondo Bankitalia porterà un aumento sul gettito di 0,4 miliardi, con effetti positivi, in assenza di carichi familiari e a parità di redditi reali, solo per alcune fasce di lavoratori con redditi medio-bassi), insieme agli effetti automatici del drenaggio fiscale, determineranno per molti contribuenti “un aumento delle aliquote medie di prelievo”. Le aliquote marginali, rilevanti per valutare le potenzialità distorsive dell’imposta, rimarranno elevate, comportando per molte fasce di contribuenti la riforma un aumento reale dell’aliquota marginale effettiva. Anche la pressione fiscale complessiva continuerà a crescere. Nel 2007 l’aumento rispetto al 2006 potrebbe arrivare a mezzo punto percentuale; unito allo 0,8% del 2006 ciò potrebbe portare il Paese ai livelli più elevati mai registrati nel Paese. Anche a livello decentrato “i maggiori ambiti di autonomia tributaria e i meccanismi correttivi automatici previsti dal patto di stabilità interno possono condurre a un amento della pressione fiscale”, ha continuato il numero uno di palazzo Koch, sottolineando che l’incremento non è stato compensato con una riduzione a livello centrale.
Numeri alla mano, poi, la manovra continua a non operare sui principali comparti di spesa (Enti locali, pubblico impiego, previdenza e sanità) e lascia “sostanzialmente invariate nel 2007 le spese correnti”, alla cui dinamica è dovuto il peggioramento dei saldi. Proprio su questi comparti, ha sottolineato, sarebbe stato necessario intervenire con “misure di carattere strutturale”, cosa che il governo a questo punto deve per il governatore fare con rapidità, evitando rinvii che potrebbero “rendere più oneroso l’aggiustamento”, penalizzando le prospettive di sviluppo.
Per attuare il risanamento, ha ricordato il titolare di Palazzo Koch, è fondamentale approfittare della ripresa. Nonostante la volontà dell’esecutivo, però, il grado di incertezza di molte misure, tra cui la lotta all’evasione e all’elusione, rendono difficile una valutazione dell’entità degli effetti.
Sullo spostamento del Tfr all’Inps, il governatore ha svelato tutta la finanza ‘creativa’ del centrosinistra anche se ritiene preferibile finanziare le opere col Tfr che con l’aumento del debito. Si tratta, ha spiegato, di “un prestito”, che implica un onere “potenzialmente superiore a quello dei titoli di Stato” per il bilancio pubblico; una misura che, peraltro, può causare problemi di liquidità alle imprese più piccole.
Per avviare la previdenza integrativa, secondo il paladino degli interessi banco-assicurativi, la misura non deve però ridurre i flussi di risparmio “in direzione della previdenza complementare”, lasciando ai lavoratori più possibilità di scelta sull’impiego del proprio risparmio previdenziale.
Proponendo infine le sue panacee liberiste, il governatore liberista ha attaccato sul fronte delle pensioni: per riformare il sistema è necessario aumentare con “tempestività” l’età di pensionamento, in modo da “conciliare l’erogazione di pensioni di importo adeguato con la sostenibilità finanziaria del sistema contributivo” prima che il processo di invecchiamento della popolazione manifesti tutti i suoi effetti sulla sostenibilità del sistema.


29/10/2006


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