ECONOMIA 2006

 

A proposito della “legge finanziaria”

 

LA FARSA CATASTROFICA DI UN’ECONOMIA SENZA MONETA PASSIVA

 

di Carmelo R. Viola

 

         Quanto succede puntualmente ogni anno in occasione della fatidica “legge finanziaria” è la prova del nove della totale inefficienza del capitalismo, comunque trattato ed attuato. La versione attuale, neoliberista-globale, è la peggiore. Il governo in carica è puntualmente in difficoltà; puntualmente è costretto a limare (se non a tagliare) le cosiddette spese sociali e istituzionali e a mutilare i propri residui servizi; puntualmente l’opposizione (che non potrebbe fare meglio) trova da eccepire e  i motivi di propaganda di parte. Quella attuale, capeggiata da un certo Berlusconi, sta dando vita ad una vera gazzarra incivile, caratterizzata da insulti verso il capo dell’attuale esecutivo, verso il quale (ci tengo a dirlo) non ho mai nutrito simpatia, pur trovandolo signorile. La differenza sta nel fatto che questi ha comunque una fede ideologica – per errata che sia – mentre quello è un avventuriero impegnato a legittimare-difendere le sue immense ricchezze, preda legale grazie ad un sistema sbagliato e totalmente amorale, che ovviamente fa suo.

         Lo spettacolo, a cui si assiste, è una farsa, che si fa beffa della scienza sociale, che nega totalmente lo Stato di diritto e la democrazia, che è lontano le mille miglia dall’economia, richiamata dai contendenti 24 ore su 24, e che pertanto è indegno della civiltà di un’umanità oggettivamente evoluta. La circostanza principale e paradossale è che la grande assente è proprio l’economia. Infatti, nel nostro caso, economia vuol dire amministrare il benessere di tutti i membri (nessuno escluso) di una collettività (insomma, del paese) attraverso l’organizzazione del lavoro di tutti gli abili per la produzione e distribuzione, equa e secondo bisogno, dei beni e dei servizi mediante apposite infrastrutture. Tale amministrazione “economica” presuppone – ed è lapalissianamente ovvio – un ente amministratore (che non può che essere il potere pubblico), il quale ha bisogno di due condizioni fondamentali: 1) quella di disporre di una moneta passiva, ovvero semplicemente strumentale, indispensabile, appunto, per dotare tutti i cittadini di un potere di acquisto equiparato in misura equa,  ai beni prodotti dagli abili al lavoro, fermo restando il dovere pubblico di sostenere tutti i  minori e tutti gli inabili; 2) quella di recuperare la moneta spesa in beni e servizi attraverso un circuito vero e proprio. La seconda condizione si realizza attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione dei beni e dei servizi oltreché delle infrastrutture. Lo scambio con l’estero va regolato da apposite convenzioni.

         La situazione attuale è quella di uno Stato che è fuori del circuito produzione-consumo e che non è padrone della moneta. Gli effetti negativi (catastrofici, appunto) sono molti e inevitabili: a) lo Stato non dispone di moneta sufficiente nemmeno per i propri servizi istituzionali (classico quanto paradigmatico ed esilarante il caso di un ospedale necessario ma impossibile da costruire “per mancanza di moneta”!!!); b) la moneta è proprietà delle banche a partire da quella nazionale, (per noi Bankitalia), che ne producono altra detta “bancaria”; c) lo Stato è costretto a indebitarsi con il popolo (per es., emettendo buoni del Tesoro e simili effetti cartacei, da trasformare, a richiesta, in moneta corrente con l’aggiunta di interessi, ripetendo operazioni simili senza fine (pensate a un cane che rincorre la propria coda!) o ricorrendo a prestiti veri e propri presso la piovra delle banche (monetocrazia), che ha estensione internazionale Di tale potere monetario sui generis fanno parte “agenzie di valutazione” (rating), le quali valutano solo la funzionalità di uno Stato ai fini del mercato ovvero dei buoni affari degli industriali, degli imprenditori e degli investitori (di capitale), che costituiscono l’esercito di uomini di affari (spesso veri e propri padreterni “alla Berlusconi”), che sostituiscono il potere pubblico nella funzione di amministrazione economica del paese, con la differenza che mentre il potere pubblico persegue il bene universale della collettività, l’esercito degli affaristi  (uno dei cui referenti  è un certo Montezemolo) si preoccupa solo dei propri affari (e della propria eventuale “dolce vita”). Perciò, la valutazione delle agenzie monetocratiche ignorano i milioni di disoccupati, d sottopoveri e di poveri, insomma tutto il mondo di chi vive di solo lavoro o di accattonaggio sociale, mondo oggi nascosto dietro una fitta coltre di auto che coprono le città. 

         In questa tragica farsa i cosiddetti economisti, specie quelli impegnati a fare quadrare i conti con tagli sociali, con vendite (finché possibile) di beni demaniali, di decurtazione della pensione e di accanimento fiscale, diretto (palese) o indiretto (sui consumi e quindi semiocculto), fanno la figura – oh quanto grottesca e stomachevole! -  degli utili idioti (apprendisti stregoni che non imparano mai la stregoneria!). Keynes intravide il gioco infido della moneta non passiva e  propose la piena occupazione ma si sbagliò perché continuò a pensare in funzione dei meccanismi del capitale, che sono chiaramente predatori (predonomici) perché di diretta origine animale e quindi incapaci di servire ad una umanità “adulta”. Altrimenti non si spiegherebbe come si possa diventare “padreterni” senza lavorare! Non c’è bisogno di adibire – come consigliava Keynes – cittadini a fare buchi per la strada perché altri li riempissero per tenere gli uni e gli altri occupati, perché il lavoro da fare c’è e non finisce mai, come quello di costruire le infrastrutture o di eseguire i sempre più numerosi servizi su tutto il territorio nazionale.

         Il nostro apparato di potere (legislativo ed esecutivo) si trova davvero in una situazione paradossale e grottesca: non può davvero costituire uno Stato autonomo e sovrano, se è vero – e lo è, purtroppo – che è  legato ad una cerchia di rapporti di sudditanza, che lo limitano (anzi, mutilano). La prima, che si sforza di camuffarsi, è nei riguardi dei partiti, che dicono, tutti senza eccezione, di battersi per il bene del paese. Sono essi i tramiti delle sudditanze oggettive:militarmente, dalla Nato-Usa (che occupano il territorio nazionale); etologicamente (per costume, insomma), e per una notevole parte che riguarda la ricerca e l’applicazione medico-scientifica, dallo Stato del Vaticano; economicamente (leggi “predonomicamente”) dalla monetocrazia e, nell’immediato, anche dall’industria, alias potere ( sia pure policentrico) degli uomini di affari o potentati o come dir si voglia.  Non è facile calcolare il margine di autonomia residua a disposizione dell’esecutivo.

         Stando così le cose, ovvero in regime neoliberista-globale, l’uso di una moneta passiva non sarebbe una soluzione a lungo termine, ma lo sarebbe certamente per l’emergenza: per l’immediato occorrente. Cancellerebbe la disoccupazione e la povertà, risolverebbe la carenze di infrastrutture e manderebbe in aria tutti i ridicoli parametri di Maastricht, fatti su misura per il mondo degli affari e delle predazioni parassitarie, che fanno gridare ad emeriti analfabeti di scienza sociale – veri bugiardi di mestiere – che più tasse ai benestanti siano un provvedimento classista e comunista!

         Naturalmente, l’autonomia monetaria dello Stato con impiego di moneta strumentale secondo l’immediato bisogno, crea il problema del recupero della moneta stessa e la creazione di un circuito con l’abolizione  (o riduzione a valori simbolici) dell’economicamente ridicolo “esproprio fiscale” e comporta anche la sopra menzionata socializzazione della produzione diretta del fabbisogno, cioè della vera ricchezza, ma, a tal fine, mancano uomini (menti!) più che partiti. Affoghiamo nella mediocrità. Manca la materia prima dell’homo veramente sapiens capace di dare un calcio alla barzelletta del PIL (fatto anche di auto di lusso e superflue!) e di realizzare la vera economia.

         Perciò, per quanto clauneschi possano sentirsi gli economisti chiamati a risolvere l’autocontenzioso annuale della legge finanziaria, gli stessi recitano la farsa catastrofica di una pseudo-economia , perché priva di moneta passiva, per esigenze di copione di giullari e buffoni di corte. Ma fino a quando la truffa elettorale e la beffa “democratica” potranno durare? La grande impostura di questa civiltà postsovietica sta nel voler far credere che proprio i classici pescecani – oggi organizzati in congregazioni padronali e in alchemici organismi finanziari al di sopra dello Stato - possano trovare quelle soluzioni di giustizia e di pace sociali preconizzate dalla Comune di Parigi e dai vari Marx, Proudhon, Lenin, Gramsci e lo stesso primo Mussolini, che griderà contro le plutocrazie.

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mail.gte.it

29/10/2006


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