ECONOMIA 2007

 

Enel: dalla Spagna alla Russia


Andrea Angelini

 

L’energia è un settore che sicuramente rende per le società che ci operano. Resta il fatto che l’Italia è ancora molto indietro nell’assicurarsi un approvvigionamento energetico sicuro e costante, in conseguenza di scelte discusse e discutibili fatte in passato, come la rinuncia al nucleare, che ci hanno trasformato in compratori di energia da paesi limitrofi come la Francia che invece vi ricorrono massicciamente. L’assemblea degli azionisti dell’Enel ha approvato ieri il bilancio di esercizio 2006, che si è chiuso con un utile netto di 3 miliardi di euro, e la distribuzione di un dividendo di 49 centesimi di euro per azione che assicura una remunerazione del 6% sul capitale investito. Era rappresentato il 39,975% del capitale sociale. Come già successo per il bilancio 2006 dell’Eni, il ministero del Tesoro ha espresso soddisfazione per “gli importanti risultati” conseguiti dall'Enel. Il Tesoro detiene il 21,115% del capitale sociale di Enel mentre un altro 10,152% è nel portafoglio della Cassa Depositi e Prestiti. I dividendi del Tesoro costituiranno quindi un’ulteriore boccata di ossigeno, circa 640 milioni di euro, per il bilancio dello Stato, che controllando al 70% la CdP incamererà altri 307 milioni. Il presidente dell'Enel, Piero Gnudi, ha escluso comunque qualsiasi ipotesi di una fusione con l’Eni: “Non ne abbiamo mai discusso. Non è un'operazione da incoraggiare o da perseguire perché non ci sarebbe un aggiunta di valore per i nostri azionisti”.

Risultati ancora migliori nel 2007
Gnudi ha spiegato che la società si attende un deciso miglioramento dei conti nel 2007 grazie all'espansione dell’attività all'estero, ai programmi per rendere più efficiente la produzione di energia e agli investimenti previsti da tutte le divisioni operative. E di conseguenza anche la distribuzione del dividendo ne risentirà positivamente aumentando di circa un 25%. In tale prospettiva l’offerta pubblica di acquisto congiunta su Endesa lanciata da Enel e dalla conglomerata Acciona (costruzioni ed energia) sarà lanciata in otobre. Dopo di che l’Enel sarà l’azionista di riferimento del primo gruppo energetico spagnolo che a suo giudizio non è stato pagato troppo. “Si tratta – ha detto Gnudi – di un’operazione che cambierà il volto di Enel visto che Endesa ha dimensioni simile alla nostra. E' un salto gigantesco che nei prossimi anni ci darà grandi risultati”. Così, una volta completata l'operazione su Endesa, Enel verrà ad assumere una dimensione primaria nel settore energetico, con una forza di circa 60 milioni di clienti con una potenza di 90 mila Megawatt installati ed una presenza in 22 paesi e tre continenti. La quota di energia elettrica che, con il concorso di Endesa, Enel potrà produrre all'estero, sarà superiore a quella nazionale e con un mix ottimale di fonti. Questa operazione, una volta conclusa sarà la più grande acquisizione fatta all'estero da un'azienda italiana ed una fra le più grandi a livello mondiale. Insomma, ha continuato Gnudi, “L'internazionalizzazione del nostro gruppo è uno degli obiettivi che abbiamo perseguito con assoluta decisione, dedicandovi la maggior parte delle nostre energie. Nel 2006 e principalmente in questi primi mesi del 2007 abbiamo realizzato accordi ed acquisizioni di notevole importanza che ci consentono di affermare che Enel oggi è diventato un gruppo multinazionale”. Di conseguenza, “l'obiettivo del nostro piano industriale è di arrivare nel 2011 a circa 13 milioni sul mercato libero, di cui 3,8 nella dual energy, ossia con contratti di fornitura sia di gas che di elettricità”.
Da qui l'importanza delle iniziativa del gruppo in Russia, con la vittoria della gara per acquisire il secondo lotto delle attività della Yukos. “Come Enel - ha detto Gnudi – vogliamo integrare verticalmente le nostre attività in Russia: dalla estrazione di gas, alla produzione e alla vendita di energia elettrica”.

Diversificare le fonti di energia
Affrontando più in generale i temi della politica energetica nazionale, Gnudi ha
sottolineato che nella situazione attuale, i continui black out estivi e invernali, “non è più rinviabile l'adozione di misure volte a diversificare il mix energetico del paese, sia per perseguire una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti sia per ridurre i costi di generazione che penalizzano il sistema Italia rispetto all'Europa e al resto del mondo. A tale diversificazione Enel intende contribuire con il proprio piano di sviluppo delle fonti rinnovabili e di riconversione al carbone pulito di alcune centrali a olio combustibile come Civitavecchia e Porto Tolle.
“Purtroppo – ha ricordato - dalla crisi del gas dell'inverno 2005-2006 ad oggi, poco è cambiato. I progetti infrastrutturali, come i terminali di rigassificazione e le riconversioni, continuano a trovare una opposizione intransigente sia a livello locale che nazionale e il paese rimane legato al gas e al petrolio, le fonti più care, più scarse e la cui disponibilità è maggiormente condizionata da fattori geo-politici. Il caso di Civitavecchia – ha insistito Gnudi - continua ad essere esemplare per le difficoltà che si frappongono. La riconversione, autorizzata da anni, di un vecchio impianto ad olio in una moderna centrale a carbone pulito, in grado di ridurre le emissioni dell'80% rispetto all'impianto esistente, di gran lunga al di sotto di qualsiasi limite italiano ed europeo, continua ad essere contrastata con ogni mezzo da alcune frange della comunità locale. La stessa ostilità si ripete per ogni tipo di intervento sul territorio, persino nei confronti di impianti che utilizzano fonti rinnovabili”.

 

31/05/2007


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