Geopolitica 2007

Nuova Opposta Direzione

 

di Paolo Bogni

 

Opposta Direzione inizia con questo numero, dopo i nove della prima edizione, la sua seconda fase. Quella dell’irrobustimento della propria struttura redazionale e dell’aggiornamento della propria linea editoriale. Seconda fase che muove da un punto in cui convergono anche l’esperienza e la bontà di altre due pubblicazioni di orientamento prettamente eurasiatista quale Continente Eurasia o più riconducibile all’indipendentismo antiamericano di matrice anticapitalista come Patria. Sarà dunque un’Opposta Direzione più ricca e più matura della precedente. Opposta Direzione ha il compito di veicolare idee e – possibilmente – creare dibattito intorno alla forma di Comunitarismo che essa vuole proporre in contrasto alle dinamiche della globalizzazione capitalistica e all’azione distruttiva, a livello planetario, della potenza nordamericana. Opposta Direzione non si pone l’immediato problema di come gestire la fase di transizione – pur tenendo conto, ovviamente, dell’esistente - dall’attuale assetto che vede l’Europa ingabbiata nel Patto Atlantico alle future alleanze euroasiatiche, ma si interroga su cosa proporre in alternativa alle attuali dinamiche e agli odierni effetti nichilistici dell’occidentalismo americanocentrico di cui è ammalata la nostra Europa. Dunque, non è la geopolitica il punto di vista fondamentale dello sviluppo dei nostri articoli, anche se essa non è una chiave di volta negata a priori. Il nostro Comunitarismo si connota come una via Mediterranea all’eurasiatismo. In opposizione all’unilateralismo americano, Opposta Direzione farà leva principalmente sui due seguenti registri:

1)L’Antiamericanismo. Saranno denunciati tutti gli aspetti militari, culturali, sociali, politici, economici e finanziari che strutturano l’americanismo. Saranno esaminati fenomeni riguardanti la politica interna, estera, di costume, economici o di altro taglio pur se funzionali alla radicale critica nei confronti dell’american way of life e dell’ingerenza padronale degli USA nella vita della nostra Nazione e nel nostro Continente eurasiatico.

2)L’Anticapitalismo. La forma (anche se non l’unica) con la quale si concretizza l’unilateralismo americano è quella riferita all’ambito economico. Il liberismo capitalista di matrice americana, di cui l’Europa è ormai parte integrante a tutti gli effetti, è foriero di almeno sei aspetti di degrado:

a) Flessibilità coatta; b) Precariato diffuso e sistematico; c) Incolumità fisica e psichica legata al lavoro; d) Insicurezza crescente; e) Disagio esistenziale; f) Progressiva pauperizzazione di molti strati della popolazione italiana ed europea dovuta anche allo smantellamento progressivo degli ammortizzatori sociali e dello Stato sociale in genere.

Il laboratorio di Opposta Direzione si farà inoltre carico di sviscerare almeno tre tematiche attraverso le quali lavorerà per indicare una prospettiva alternativa alle logiche interne di quell’unilateralismo americano che essa contrasta. Queste tematiche – che sono parte integrante della linea editoriale – sono le seguenti:

a) Decrescita Economica. Se il nichilismo distruttivo è la cifra dell’occidente americanocentrico, l’iperconsumo di merci e servizi ne è il fenomeno esteriore più evidente. La produzione massiccia di beni di consumo necessita di un’economia sempre protesa alla Crescita indefinita ed eterna, in cui i moventi dello Sviluppo e del Progresso la fanno da padroni. Per uscire da questa spirale suicida (preso atto delle miserie planetarie che l’economia di crescita produce), approfondiremo la tematica della decrescita economica gestita in nome della sobrietà e nel quadro di un auspicabile rovesciamento tra  potere politico comunitario (all’oggi inesistente) e dominio economico.

b) Sovranità Monetaria. La dipendenza dell’apparato produttivo dai circoli della Finanza mondiale rende indifferibile anche la discussione della tematica della Sovranità Monetaria (all’oggi inesistente anch’essa). Il problema non è che le Comunità popolari europee adottino la stessa moneta e la chiamino Euro. Il problema è che questo Euro viene creato da banche private e venduto (al prezzo del famosissimo quanto fantomatico debito pubblico) agli stati europei, senza che essi siano i padroni della moneta Euro stessa! L’economia di crescita ha anche lo scopo di turare in parte l’aumento progressivo di debito che lo Stato ha nei confronti della banca emettitrice (BCE) attraverso l’alta tassazione e il pagamento degli interessi passivi dei titoli di Stato (Signoraggio primario), e il pagamento dei mutui contratti dalle imprese e dai singoli cittadini con le banche commerciali (signoraggio secondario e anatocismo); per non parlare dell’intero sistema borsistico azionario e obbligazionario a cui sono connesse le sempre più frequenti bolle speculative.

c)Ecologismo comunitarista (antiilluminista). Il nostro ecologismo è la denuncia delle catastrofi ambientali scaturite da questo sistema economico capitalista improntato alla crescita costante. Il nostro ecologismo, però, non ha come pietra angolare valori quali il progresso e lo sviluppo, sia esso illimitato o sostenibile. Il nostro ecologismo considera la Natura non come oggetto da Utile ma come luogo ove etnodiversità e biodiversità ricerchino una loro armonia. Il nostro ecologismo si distingue e si differenzia dunque dall’ambientalismo progressista (alla Al Gore, per intenderci) e denuncia il tentativo da parte delle oligarchie capitaliste di strumentalizzare quest’ultimo per far volgere gattopardescamente nel senso dei propri interessi il corso di molte battaglie ambientaliste.

 

Sionismo, revisionismo, repressione

 

di Anton Hanga

 

Dopo i recenti fatti di Teramo e dopo alcune mie vicissitudini personali che a breve esporrò, una riflessione si impone doverosa sul clima di oppressione e tirannia che caratterizza quest’epoca buia. Mai prima nella storia una religione, quella olocaustica, si è imposta in maniera tanto subdola e con un tale dispiegamento di mezzi. Chi come me è stato testimone di quanto accaduto a Teramo (dove -  ricordo - il prof. Moffa, ordinario dell’Università di Teramo, ha tentato di organizzare una conferenza sul revisionismo storico in materia di “olocausto”, anche definito “shoah”, in cui era previsto un contraddittorio da parte dei sostenitori della “versione ufficiale”), ha potuto constatare quanto sia terribile il pugno di ferro del sistema quando scatena contemporaneamente l’inquisizione da parte della magistratura, la gogna mediatica da parte di giornalisti asserviti e per finire, ma ancor più grave, la violenza da parte di vere e proprie squadracce paramilitari composte da ebrei sionisti che agiscono nell’indifferenza se non addirittura con la copertura degli apparati polizieschi. Questa che stiamo vivendo in Europa è una vera oppressione brutale, come quella che esercitarono le  potenze coloniali in Africa o, per fare un riferimento alla storia italiana, quella che esercitò l’Austria sul Nord Italia nell’Ottocento o quella della Spagna nel meridione. L’oppressione di una potenza straniera su un popolo inerme, giudicato inferiore, che viene trattato come bestiame.

Da questa brutale tirannia del pensiero unico imposto c’è un modo per liberarsi?

Bisogna essere ottimisti, probabilmente la riscossa partirà per iniziativa di piccoli e sparuti gruppi che saranno come avanguardie della riscossa, dei nuovi “Vendicosi”, giustizieri con la missione di vendicare i soprusi subiti dalla povera gente, pronti a combattere le ingiustizie e l’oppressione. Resta il problema di come coinvolgere le masse inebetite e de-politicizzate dalla televisione, dal calcio, dal panem et circenses quotidiano elargito dal sistema per distogliere le menti dalla realtà dei fatti. Purtroppo, quello che molti non capiscono è che non esiste più un popolo nella concezione tradizionale del termine, cioè un gruppo specifico di esseri umani che possiedono caratteristiche comuni, come lingua, cultura, religione o nazionalità. Queste hanno resistito in Europa fino a circa sessanta anni fa.

La modernità e, successivamente, la globalizzazione, hanno sradicato quei popoli, li hanno mutilati delle loro caratteristiche essenziali fino a ritrovarci, oggi, solo con una massa anonima di individui. Oggi non esistono popoli europei immaginari, ma solo delle masse di persone che perseguono il loro egoistico interesse; gli Stati europei sono solo delle strutture amministrative che contengono - all’interno dei loro confini geografici - delle masse di individui; individui consumatori che ragionano secondo la logica mondialista del “produci, consuma, crepa”.

Quindi la questione è come riuscire a risollevare dal fango questa massa di individui atomizzati e lobotomizzati. Rimandiamo la risposta a dopo.

Andiamo adesso ad una mia vicenda personale accadutami recentemente: ho partecipato ad una conferenza sul tema “antisemitismo/negazionismo” dove speravo potesse instaurarsi un dibattito con chi ha una visione critica su tale questione. Mi sono dovuto ricredere immediatamente quando quella che doveva essere una conferenza si è rivelata invece una specie di celebrazione liturgica con sacerdoti e pubblico totalmente passivo, plagiato della religione olocaustica/sionista. Olocausto e sionismo non sono due questioni completamente separate e indipendenti come si illudono alcuni, per togliersi la patata bollente dalle mani e potersele lavare come Ponzio Pilato. Una certa estrema sinistra, con un evidente complesso di inferiorità e sudditanza psicologica nei confronti degli ebrei spera di ingraziarsi questi ultimi facendo vedere che il suo antisionismo è del tutto innocente e senza secondi fini; esso è solo una critica alla condotta di Israele e nulla più… ma come si fa ad essere realmente antisionisti se non si va a leggere il Talmud, il loro libro sacro, la base del loro agire, di cui il sionismo è solo la manifestazione politica? Come si fa parlare di sionismo se non si mette in discussione il “dogma olocaustico”, ovvero il reale impedimento che rende vano ogni tentativo di fare un discorso razionale e non emotivo sulla questione sionista? Come mai si può tranquillamente negare l’esistenza di ogni principio divino, si possono disegnare vignette blasfeme, e al contempo è assolutamente impossibile mettere in discussione la cifra sacra dei “sei milioni”?

Ma torniamo alla mia vicenda. Appena accortomi del carattere sacrale e propagandistico dell’evento e dell’impossibilità, ovviamente, di un confronto con il pubblico che doveva solo subire il lavaggio del cervello, a fine conferenza mi sono alzato e ho detto la mia opinione sulle menzogne proferite durante la conferenza. Il risultato era scontato: sono stato condotto fuori a forza dalla Polizia ed identificato, intimidito e minacciato, senza la possibilità di terminare il mio discorso. Tutto questo di fronte ad un pubblico stupito, impaurito, incuriosito. Alla fine qualcosa deve essersi rotto e il gioco dei sionisti si è rivelato per quello che è: una truffa. Una signora, infatti, è venuta fuori a darmi ragione e solidarietà. Questo potrebbe avvenire sempre più se questi coup de theatre si ripetessero regolarmente, rompendo le uova nel paniere a chi tenta d’indottrinare una massa già di per sé inebetita ed indifesa verso chi ha argomenti all’apparenza ineccepibili.

E’ sufficiente fare domande a cui questi sacerdoti olocaustici non possono rispondere e l’unica cosa che possono fare è reagire con la violenza e la repressione. E’ sufficiente chiedere da dove vengano tutti questi “sopravvissuti” che spuntano come funghi per accompagnare le scolaresche alla gita/lavaggio del cervello del parco a tema “Auschwitzland”. Come hanno fatto le sorelle Bucci a scampare miracolosamente all'Olocausto (Shoah)? Che dire di quell’ebreo spagnolo “sopravvissuto di Auschwitz” che in procinto di ritirare un premio non arrivò mai a ritirarlo perché nel frattempo uno aveva scoperto che lui ad Auschwitz non c'era mai stato? Il commento di Claudio Magris sul “Corriere” fu: non era importante questo, bensì che il “sopravvissuto” raccontasse “cose vere”!

Ma c’è un altro problema, a questo punto, da affrontare. Come avviene per chi cerca di lottare seriamente contro la Mafia e viene di conseguenza lasciato solo da tutti (colleghi, amici, autorità), un po’ per paura di questo mito dell’onnipotenza della Mafia, un po’ perché sono quasi tutti collusi o conniventi con la Mafia perché in fin dei conti “mantiene l’ordine” e dà da mangiare ad un sacco di persone con tutte le attività che apre grazie al riciclaggio e perché fa eleggere i politici. Lo stesso è il sionismo: una mafia ebraica molto più potente, molto più pervasiva e con agganci decisamente più in alto della Mafia “Cosa Nostra” alla Provenzano. Questi personaggi, tutti con il medesimo squallido grugno sono dei tanti mafiosi che minacciano, taglieggiano, opprimono gli arabi e gli europei e, nel caso, uccidono chi si oppone a loro. Ma presto a contrastarli verranno i “Vendicosi”, inizialmente con lo scritto ed in futuro forse con le armi, a fare giustizia di oppressori e tiranni.

E a quel punto l’Europa risorgerà.

 

 

 

 

 

Le bugie degli imperialisti americani

 

di Matteo Pistilli

 

L’informazione in Italia, ma anche nel resto dell’Europa continentale, nei territori anglosassoni e in tutti quelli raggiunti dalle reti globali, è in mano a pochi centri di potere che riescono, con la loro egemonia, a controllare le notizie e, attraverso queste, la cultura generale della maggioranza della popolazione. Affermare un tale concetto può essere considerato giustamente banale, ma è fondamentale per tutti noi affrontare ogni giorno la disinformazione,  sradicarla da ogni tana nella quale si annida, capirne bene il funzionamento per riuscire ad interpretare correttamente, senza farsi influenzare dal “grande fratello”, gli scenari mondiali presenti e futuri.

Un esempio di come viene pilotata l’informazione e le opinioni generali del pubblico lo troviamo nel modo in cui è stata manovrata la questione dell’esecuzione di Saddam Hussein. O meglio, di come è stata manovrata l’opposizione alla sua esecuzione. Da una parte i filo americani soddisfatti di aver ucciso quello che considerano un “tiranno” e dall’altra? Dall’altra ancora filoamericani! Com’è possibile tutto ciò? Queste sono le magie dell’informazione globalizzata che appunto dobbiamo smascherare come si farebbe con i trucchi di un illusionista. Chi ha monopolizzato la contestazione contro l’omicidio del Rais sono stati infatti gruppi di potere molto vicini agli stessi Stati Uniti responsabili dell’assassinio. In Italia, per esempio, sono i Radicali di Pannella che  fra un sciopero della fame e un altro, hanno strillato contro quell’atto vergognoso. Gli stessi Radicali amanti del sistema culturale ed economico nordamericano. E infatti i motivi della contestazione sono stati astutamente modificati così da pilotare per l’ennesima volta l’opinione pubblica e non dargli possibilità di farsi un quadro esatto della situazione. Non è scopo di questo breve articolo affrontare le implicazioni politiche e giuridiche che ruotano intorno alla questione, ma non possiamo non renderci conto di come si sia evitato di entrare davvero nel merito del caso; a nessuno, sui grandi media, ha interessato dire se l’intrusione statunitense in Iraq sia stata giusta oppure totalmente infondata giuridicamente e politicamente; nessuno a ricordare che Saddam era un capo di stato legittimamente al potere; nessuno a sollevare dubbi sulla legalità dell’aggressione e poi di ciò che ne è seguito (stesso discorso si potrebbe fare non solo per l’Iraq ovviamente, ma per mezzo mondo). Invece l’informazione, opportunamente pilotata, ha fatto passare la contestazione all’uccisione del capo iracheno come una battaglia contro la pena di morte! Non è interesse di questo articoletto nemmeno affrontare il dibattito etico intorno alla pena capitale, ma è lampante come, affrontando la questione da questa angolazione, si riesce a sviare il senso degli avvenimenti. Quindi al centro del problema non c’è l’aggressione a stelle e strisce, non c’è un giudizio di uno Stato contro il capo di un altro Stato e le relative conseguenze giuridiche, etiche, politiche, ma soltanto il problema se la pena di morte sia o no accettabile. Saddam allora rimane il terribile tiranno, gli Usa hanno fatto benissimo ad aggredire l’Iraq (come fanno bene ad invadere chiunque); l’unico dubbio rimasto è come andava trattato il Rais dopo la cattura. In questo modo un dilemma etico, per nulla influente sulle scelte politiche internazionali, è salito al rango di opposizione internazionale all’azione nordamericana: il risultato è l’inesistenza di una vera informazione su larga scala e quindi l’inesistenza di consapevolezza per gran parte della popolazione, quindi la mancanza totale di una vera opposizione che dovrebbe invece basarsi sul giudizio delle azioni yankee.

Un altro bell’esempio di come possa essere deviata una spinta antagonista, comunque presente nella società odierna, la vediamo spesso in occasione delle generiche proteste contro gli Stati Uniti, di solito in occasione di visite da parte dei leaders americani. Anche in queste occasioni il cuore della questione viene opportunamente celato, lasciando fuoriuscire soltanto fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Le contestazioni infatti hanno come obiettivo il concetto generale e per questo insignificante della “guerra”: si contestano gli Stati Uniti gridando “no alla guerra!” o peggio “no war”. Salta subito agli occhi come in questo modo si riesca a deviare l’attenzione dai problemi reali, per seguire un impalpabile pacifismo, un concetto talmente vago da risultare ovviamente benevolo con gli Usa, protagonisti di centinaia di aggressioni in tutta la loro storia, ma che contestati da questo punto di vista rimangono sollevati da qualsiasi responsabilità. Eppure ce ne sarebbero di battaglie concrete su cui concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica, facendo così finalmente chiarezza e riuscendo dopo ad agire di conseguenza; il dominio della Nato, la politica culturalmente, militarmente, economicamente aggressiva degli Stati Uniti, le sovranità italiana ed europea inesistenti; ma l’elenco sarebbe infinito, purtroppo. Tuttavia niente di tutto questo: si contesta una generica guerra o addirittura si contesta la persona del presidente degli Stati Uniti. In questo periodo c’è Bush da prendere in giro, Bush stupido, incapace di mangiare salatini, drogato e via dicendo, badando bene di mantenere il dibattito sulle qualità personali di un singolo presidente e quindi celare che la politica estera americana (Repubblicana o Democratica che sia) è totalmente coerente dalla fondazione degli Usa fino ad oggi e che considera l’espansione mondiale come il proprio destino. In questo modo è impossibile rendersi conto di come vanno davvero le cose; è impossibile giudicare gli avvenimenti e agire di conseguenza in maniera realistica ed efficace.

Come brevi ed ultimi esempi sulla disinformazione imperante possiamo citare il caso della rete televisiva RCTV in Venezuela. Per i giornalisti “senza frontiere” ben pilotati è stata una “censura statale ad una rete di opposizione”. In realtà il canale RCTV appoggiò un tentato golpe contro Chavez nel 2002. Pensiamo cosa succederebbe ad un canale che provi ad appoggiare un colpo di Stato qui da noi. E’ divertente notare che in realtà il canale RCTV non è stato affatto chiuso: è solo scaduta la convenzione che gli permetteva di trasmettere e non è stata opportunamente rinnovata, mentre può continuare a trasmettere sul satellite.

E possiamo anche citare le contestazioni dei “dissenzienti” contro Putin, contestazioni di cento, duecento persone al massimo che vengono sbattute in prima pagina dai nostri mass media che ignorerebbero manifestazioni della stessa grandezza se avvenissero sulle nostre piazze.. pensando all’enormità della Russia fa davvero sorridere d’amarezza tutto questo ardore diretto dagli interessi statunitensi (tanto per cambiare!).

Con questi pochi casi si è voluto sottolineare come i centri che fanno opinione di massa nel mondo siano in mano a pochissimi gruppi interessati a pilotare le opinioni di tutti noi. E’ nostro compito smascherare le loro falsità ovunque esse si annidino, con coraggio e convinzione perché, da che mondo è mondo, le bugie hanno le gambe corte.

 

La Francia e la sovranità perduta

 

di Augusto Marsigliante

 

Per sovranità nazionale si intende generalmente il potere di decidere liberi da condizionamenti esterni in campi strategici per l’interesse nazionale, ad esempio in ambito economico e militare, monetario, in materia di difesa, di politica estera. Com’è noto, da diversi decenni l’Italia ha dimenticato il significato di questa parola. Ma con l’infausta elezione di Sarkozy all’Eliseo, un altro Paese si è aggiunto al lungo elenco di colonie anglo-americane in Europa, dunque non più in grado di decidere in questi ambiti in maniera autonoma rispetto alle pressanti richieste che giungono d’oltreoceano. Stiamo parlando ovviamente della Francia. Quel briciolo di indipendenza che il paese transalpino era riuscito a conservare durante il dodecennale mandato presidenziale di Chirac, che pure era solo un lontano ricordo del gollismo dei decenni passati, è quindi svanito. Il candidato gradito a Washington è stato definito dai mass media allineati come neogollista. Bisognerebbe che ci spiegassero cos’ha di gollista Sarkozy, a meno che con neogollismo non si intenda asservimento e omologazione all’iperpotenza talassocratica. Qualcuno potrà pensare che si sta esagerando, che l’uomo che scelto dai Francesi a guidare il loro paese continuerà pur sempre a tutelare i loro interessi. Ma già il sollievo bipartisan con cui le “forze” politiche della colonia italica, prone da sessant’anni a questa parte agli occupanti americani, hanno accolto l’elezione di Sarkozy, indurrebbe a pensare il contrario. Un ulteriore, più concreto, chiarimento del significato politico dell’elezione dell’ex Ministro dell’Interno francese lo potranno dare alcune dichiarazioni dei più autorevoli esponenti dell’intellighenzia neo-con statunitense. Secondo Richard Lugar, numero uno della Commissione esteri Sarkozy è “in linea con noi sulla politica interna: legalità e ordine; sulla politica economica: liberismo; sulla politica estera: Israele come punto di riferimento in Medio Oriente”. E non ci sono dubbi che egli, uno dei maggiori portatori degli interessi israelo-americani nel paese transalpino, saprà dare alla politica estera francese quella svolta filo sionista tanto auspicata dalla Casa Bianca oltre che ovviamente da Tel Aviv. Anche l’ex sottosegretario alla difesa Richard Perle giudica l’elezione dell’ex capo della polizia un fatto positivo: “Con Sarkozy scomparirà l’ostilità gratuita ed endemica manifestata da Chirac a Bush [quindi] Parigi non cercherà più di rendere impossibile il nostro compito, diversamente da quanto capitò in Iraq”. Insomma a detta di Perle il totale fallimento della campagna militare yankee in Iraq è imputabile principalmente alla diffidenza - o sarebbe meglio parlare di aperto dissenso - che l’allora presidente francese manifestò nei confronti di essa. Perle conclude il suo intervento con un invito che ormai siamo abituati a sentire ogni qual volta in uno stato europeo viene eletto un nuovo presidente: un invito a realizzare “riforme” in campo economico e sociale. Questo tipo di “riforme” lo conosciamo bene, sono quelle ricette neo liberiste a base di tagli alla spesa sociale, di licenziamenti a migliaia, di liberismo sfrenato e più in generale di distruzione dello stato sociale dettate da Banca Mondiale e FMI. E’ infine la volta di uno dei massimi esponenti del pensiero neo-con, celebre in Italia per le sue apparizioni quasi quotidiane nel salotto di Bruno Vespa. Si tratta di Edward Luttwak, secondo il quale Sarkozy sarebbe il primo presidente francese non “statalista e antiamericano”. “Un grosso passo avanti verso l’unità europea”, intesa naturalmente come asservimento totale e completo all’omologazione a stelle e strisce. C’è spazio, nell’intervento di Luttwak, anche per una tiratina d’orecchi all’Italia: certo gli uomini della Goldman Sach’s al potere nel nostro paese stanno facendo il possibile per realizzare i desiderata di Washington, ma non è ancora abbastanza. L’Italia, secondo Luttwak, “resta forse l’ultimo Paese statalista europeo”. Prodi, certo, è un liberalizzatore, ma “il centro sinistra non lo è […]. Se vuole restare al potere, la coalizione di governo deve ammodernarsi.” Delle dichiarazioni di una gravità tale che avrebbero fatto infuriare qualunque governo di un paese libero! Ora gli Americani non si fanno più nemmeno scrupolo di dire apertamente, chiaro e tondo, che per poter restare in carica un governo deve soddisfare le loro condizioni. Dichiarazioni che fanno il paio con una recente ricerca secondo la quale si apprende, ahinoi, che l’Italia è appena (?!) quarantaduesima nella classifica della libertà economica. Classifica che, dal nostro punto di vista, sarebbe da scalare…verso l’ultimo posto.

Questo, quindi, il triste scenario che si sta delineando, che è quello di un’Europa sempre più allineata ai dettami della Casa Bianca, un’Europa sempre più priva della propria sovranità. A meno che essa non sappia, un giorno, riconoscere il proprio destino geopolitico, che la vede parte integrante e fondamentale di un’Eurasia unita e sovrana. E, finalmente, libera.

01/07/2007


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