Geopolitica

 

VITTORIA SCHIACCIANTE PER L'INDIPENDENZA NEL REFERENDUM IN PRIDNESTROV'E

 

Il 97% dei votanti in Pridnestrov'e sostiene l'indipendenza e solo il 3% desidera un futuro entro la Moldova. Affluenza alle urne senza precedenti nella repubblica non riconosciuta, dal momento che i cittadini vogliono far sentire la propria voce. Le celebrazioni per la vittoria dilagano in tutta la capitale Tiraspol. Dalla Redazione del Times, 18 settembre 2006

 

TIRASPOL ("Tiraspol Times") - Lunedì, quando sono stati annunciati i primi risultati del referendum sull'indipendenza tenutosi il 17 settembre, cittadini sono scesi in piazza a Tiraspol, la capitale del Pridnestrov'e, sventolando bandiere per celebrare [la vittoria].

L'affluenza alle urne durante il voto di domenica ha superato ogni precedente. In un primo momento, alla chiusura dei seggi, le autorità l'avevano stimata al 77,6%, ma quand'è stato annunciato il risultato finale la cifra è crescita d'un altro punto percentuale, fino al primato di 78,6%. In tutto, quasi 306.000 aventi diritto al voto si sono ammassati nelle 262 stazioni di voto disponibili per far sentire la propria voce. Due differenti quesiti erano sottoposti al voto:

1. Approvate il corso indipendentista della RMP ["Repubblica Moldava di Pridnestrov'e", NdT] e la conseguente libera associazione con la Federazione Russa?

2. Considerate possibile rinunciare all'indipendenza della RMP e, di conseguenza, divenire parte della Repubblica di Moldova?

Il primo, quello sull'indipendenza, ha ricevuto il 97,1% di risposte positive, il 2,3% negative e lo 0,6% nulle o astenute. Il secondo, che ipotizzava di gettare la spugna ed accettare le rivendicazioni territoriali della Moldova, è stato respinto dal 94,6% dei votanti ed accettato dal 3,4%, mentre il 2% sono state le schede bianche o nulle.

I risultati rispecchiano quasi del tutto gli exit polls precedentemente pubblicati dalla stazione radiofonica "L'Eco di Mosca" e da un certo numero di partiti politici indipendenti. Essi sono inoltre in linea con le aspettative della vigilia e con i sondaggi d'opinione condotti in precedenza tra la popolazione fieramente indipendentista, la quale considera la Moldova un oppressore straniero. La Moldova ha conosciuto un'ondata di corruzione sotto il suo governo a guida comunista, ed è ufficialmente il paese più povero d'Europa, con un PIL pari a quello del Sudan. Il Pridnestrov'e, noto anche come "Transnistria", è storicamente un'entità separata dalla Moldova, e non ha mai fatto parte, in alcun momento storico, d'una Moldova indipendente.

«Il Pridnestrov'e è la nostra patria, e nessuno dovrebbe interferire», afferma Eduard Maican, capo di un'organizzazione di veterani. Dopo una formale dichiarazione d'indipendenza nel 1990, il piccolo paese è stato indipendente de facto nei passati 16 anni. Ha un suo presidente eletto, un suo parlamento ed una sua valuta.

 

Voto libero e regolare, dicono gli osservatori

 

Un totale di 174 osservatori internazionali e di 275 giornalisti ha preso parte al referendum, con non una sola denuncia di frodi o irregolarità di qualsiasi genere depositata presso la Commissione Elettorale Centrale, alle ore 11 di lunedì.

Una delegazione d'osservatori italiani, guidata dal dott. Stefano Vernole, ha dichiarato ai giornalisti che «il voto è stato tenuto in maniera impeccabile, in sintonia con i princìpi democratici. Se i paesi dell'UE non riconoscono il referendum, non riconoscono la democrazia».

La decisione d'alcuni, nella comunità internazionale, di non riconoscere il referendum come espressione basilare della volontà del popolo, è stata vista come esempio d'ipocrisia e doppiopesismo. Centotrenta osservatori inviati da organizzazioni non governative europee, sul totale di 174, hanno definito questa posizione, durante una conferenza stampa congiunta, «una politica di double standards», ed hanno enfatizzato come la loro supervisione si sia svolta «in modo molto oggettivo, aperto, corretto, e senza alcun pregiudizio, sulla base dei princìpi generalmente riconosciuti».

Non ostante l'approvazione degli osservatori internazionali, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) aveva sostenuto con largo anticipo che il voto non sarebbe stato né libero né corretto, e da non riconoscere. Ha rifiutato d'inviare i propri osservatori.

Questa reazione ha fatto aggrottare la fronte a qualcuno, a New York, coll'analista politico Mike Averko che si chiede: «Come può l'OSCE fare una simile dichiarazione quando non ha mandato nessuno a valutare la situazione?». Ha inoltre provocato sorpresa a Tiraspol, dove una ONG di spicco ha denunciato che «l'OSCE mina la democrazia emettendo giudizi prematuri». [http://www.tiraspoltimes.com/node/134]

Anziché il limpido e trasparente referendum in Pridnestrov'e, l'OSCE ne ha approvato ufficialmente uno poco chiaro, ed in qualche modo manipolato, in Montenegro, che si è dichiarato indipendente quest'anno ed è oggi il membro delle Nazioni Unite di più recente affiliazione.

Arrivando da Chisinau, Val Klimenko, presidente del moldavo Congresso delle Comunità Russe (CCR), ha commentato in occasione d'una conferenza stampa a Tiraspol il lavoro dei rappresentanti del CCR come osservatori presso le stazioni di voto referendarie.

«I nostri osservatori hanno operato nelle città di Rybnica, Dubossary, Grigoriopol e Tiraspol. Gl'impiegati del consiglio hanno una certa esperienza di partecipazione a numerose campagne elettorali, e siamo lieti di affermare che questo referendum è stato tenuto in accordo con i princìpi internazionali» - queste le parole di Klimenko.

I rappresentanti hanno operato in accordo con le regole di valutazione del referendum elaborate ad una conferenza congiunta degli osservatori indipendenti, tenutasi il 16 settembre al Centro Internazionale della Stampa e che segue i princìpi enunciati nel 2005 dalle Nazioni Unite.

 

Il referendum descritto dal Consiglio d'Europa come una soluzione per porre fine al conflitto

 

Mentre dall'estero di si riferisce ancora a quello del Pridnestrov'e come ad un "conflitto congelato", a causa d'alcune irrisolte rivendicazioni territoriali della Moldova, i cittadini in piazza a Tiraspol sono pronti ad affermare che il conflitto è stato ora risolto... se solo il mondo darà una chance alla democrazia.

«Avremmo dovuto farlo molto tempo fa», dice Larisa Lanka, 55 anni, nel centro di Tiraspol dopo aver votato. E con le lacrime agli occhi, confessa: «Se il referendum non dovesse cambiare nulla, il disappunto sarebbe enorme».

Un ex politico regionale sostiene che risolvere i conflitti è facile, quando si tiene conto della voce della gente, e la posizione del Pridnestrov'e è di far decidere la gente. Ciò è stato fatto tenendo una votazione pacifica, democratica, libera e corretta, dov'è stata posta ai cittadini una semplice domanda: "Volete continuare a vivere in un Pridnestrov'e indipendente e sovrano? O volete che il Pridnestrov'e divenga parte della Moldova?"

«Così è stato creato il Pridnestrov'e. Numerose volte, in tutta la repubblica, è stata posta ai voti la sorte del paese. Non abbiamo mai avuto paura di farlo ancora. La Moldova, ovviamente, è spaventata, poiché conosce già la risposta. Ma questa è la democrazia: lasci al popolo la decisione, anche se non ti piace cosa decide, anche se va contro i tuoi interessi».

Il Pridnestrov'e ha sempre proposto una semplice e facile soluzione per normalizzare le relazioni con la Moldova: un referendum. Lasciando che sia il più libero, corretto e trasparente possibile. Supervisionato e valutato da centinaia di giornalisti ed osservatori internazionali provenienti da tutto il mondo. Quindi si contano i voti e si rispetta il volere della gente che qui è nata, qui vive, e qui vuole morire.

Questa proposta è in linea con sentenze analoghe emesse dal Consiglio d'Europa. Il 16 settembre 2005, riferendosi alla definizione dello status finale del Pridnestrov'e, l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha notato che «qualsiasi soluzione deve accordarsi con la volontà popolare così come espressa in elezioni pienamente libere e democratiche». Questa è la ragione per cui, afferma la votante pro-indipendenza Lucia Buju, lei ed i suoi amici stanno festeggiando oggi per le strade di Tiraspol.

 

Traduzione di Daniele Scalea per www.cpeurasia.org

 

Indirizzo dell'articolo originale: www.tiraspoltimes.com/node/216.

 

03/10/2006


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