Geopolitica 2009

 

Dibattito sul bicentenario dell’America Latina


di Carlos A. Pereyra Mele - Eurasia

Quest’anno 2010 ci avviamo a commemorare i duecento anni delle lotte per l’indipendenza dell’America conquistata dalla Spagna cinque secoli fa (12 ottobre 1492). Quello che è in dibattito è il ruolo dell’America latina in questo nuovo secolo XXI. Il lettore di altre latitudini mi dovrà consentire di fare alcune considerazioni su questo processo indipendentista che, in genere, ha inizio nell’anno 1810 (nel 1809, l’attuale Bolivia si solleva contro il potere coloniale, ma è sconfitta) e che finisce con la battaglia di Ayacucho nel 1826. La maggior parte del continente americano, dal Messico fino alla Patagonia, è affrancata, tranne Puerto Rico e Cuba che lo faranno verso la fine del secolo XIX. Le lotte per l’indipendenza si sono svolte tra creoli, i quali si sono divisi in due bandi: i monarchici, favorevoli alla Spagna, e gli indipendentisti, questa è una conseguenza della conquista spagnola, che oltre a imporre il proprio idioma, i suoi costumi, la sua religione, il suo sistema politico e commerciale, consentì il meticciato tra europei e nativi, originando una forte classe creola (diversa da quella della colonizzazione anglosassone e francese nelle Americhe). La Spagna, invasa da Napoleone Bonaparte e distrutta la sua flotta nella battaglia di Trafalgar (1805), perdette le sue colonie a scapito della nuova potenza mondiale, l’Inghilterra, la quale spalleggiò i movimenti separatisti con uomini, denaro, armi e logge massoniche. L’eroica storia dell’Indipendenza dell’America spagnola culminerà con l’insediamento di governi oligarchici, quasi tutti portuari a scapito dei popoli dell’entroterra continentale e con la balcanizzazione dell’America spagnola in diciannove repubbliche e una nuova dipendenza coloniale, ora nei confronti dell’Inghilterra, per via del ruolo assunto dai fornitori di materie prime. Il primo centenario dell’Indipendenza (1910), vide i paesi di lingua spagnola in una situazione di dipendenza commerciale, economica e politica con l’Inghilterra. Verso la fine del secolo XIX appariva un nuovo giocatore imperiale nelle Americhe: gli Stati Uniti del Nordamerica, il quale aveva già tolto la metà del territorio al Messico e, nel 1898, avrebbe tolto alla Spagna gli ultimi possedimenti nel mare dei Caraibi, Cuba e Puerto Rico, rivendicando i Caraibi come “mare nostrum” (questo nuovo imperialismo fu denunciato dal grande poeta e scrittore argentino, Miguel Ugarte), e sostituendola, perciò c’era poco da festeggiare in quel primo centenario, come aveva manifestato il rivoluzionario Antonio Nariño, quando sentenziò: “che avevamo cambiato di padrone”.
Il secolo XX si contraddistinguerà per i popoli di lingua spagnola come un periodo di conflitti per l’affermazione della propria identità e di rottura con le oligarchie native e con la dipendenza imperiale, si distinguono diversi processi ma, per la loro trascendenza, elenchiamo quelli che hanno segnato una svolta: la rivoluzione messicana che troncava con l’oligarchia che aveva guidato il paese e insedia un governo nazionalista che, con il generale Cárdenas, rappresenterà la sua massima espressione (nazionalizzazione del petrolio). La lotta del generale Sandino contro l’ingerenza imperiale nordamericana in Nicaragua, diventerà un altro riferimento importante; negli anni cinquanta l’Argentina, con il generale Perón, contribuirà nel continente sudamericano con politiche che si possono sintetizzare in uno sviluppo dell’industria leggera nazionale, la ricerca nucleare, così come in un avanzamento nella coscienza del popolo lavoratore, mediante le sue molteplici organizzazioni sociali (sindacati, associazioni, unioni di ogni sorta). La sua politica internazionale d’integrazione sudamericana e di terza posizione, vinse l’opposizione nordamericana sin dall’inizio, la quale finisce per rovesciarlo nel 1955. Dobbiamo anche ricordare un’altra pietra miliare del secolo XX, la rivoluzione cubana, che rompe con la dipendenza di questo paese dagli Stati Uniti. Chi ha sviluppato una splendida sintesi di queste correnti del pensiero nazionale, sottovalutate con il termine di “populismo”, in America latina è il filosofo argentino Alberto Buela**.
Attualmente, l’America ispana si trova di fronte a nuove sfide e, come duecento anni fa, ci troviamo davanti a cambiamenti mondiali trascendenti, che vanno di là dalle teorie apocalittiche della fine dell’impero americano o della fine del capitalismo. Di quello che sì siamo certi è che l’attuale dinamica globale geopolitica e geostrategica, tende alla creazione di molteplici poli di potere e, per questa ragione, si deve dibattere su queste nuove realtà per partecipare nuovamente nello scacchiere mondiale. Tre sono i progetti che vogliono imporsi nella nostra America:
1.- il progetto degli Stati Uniti per le Americhe***, il quale come abbiamo già accennato in altre occasioni, con frequenza fa uso della macchina militare come nei casi dei: Plan Colombia, Plan Puebla (e la loro presenza correlata di basi militari nel continente). Fino ad oggi, il programma del Commando Sud degli USA per l’America, noto come piano 2016, è in fase di sviluppo e, siccome si è arrestato il piano ALCA per le Americhe, ricorrendo agli accordi bilaterali conosciuti sotto il nome di trattati di libero commercio (TLC), due stati dell’America meridionale formano parte dello stesso, Cile e Perù. Questo trattato comprende lo IIRSA (Iniziativa per l’Integrazione dell’Infrastruttura Regionale Sudamericana), programmata per stabilire i canali interoceanici che collegheranno i due oceani e sveltire l’uscita delle merci verso l’Europa, l’Asia e gli USA.
2.- Il progetto dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), che si fonda sull’asse di un progetto geopolitico del Venezuela del colonnello Hugo Chávez Frías, nel quale hanno aderito Ecuador e Bolivia, insieme a Cuba e Nicaragua. Questo progetto cerca di stabilire politiche molto dinamiche per il consolidamento di una moneta regionale e una banca per lo stimolo dell’economia sudamericana. Avere una politica internazionale che fronteggi i TLC. La crisi economica internazionale ha colpito i prezzi del petrolio, il che ha impedito la realizzazione di molti progetti di questo gruppo, come è il caso del gasdotto del Sud e ha dato adito ai settori oppositori di Chávez per destabilizzare il suo governo. Lo scontro con gli USA lo ha anche costretto a compiere ingenti sforzi per rafforzare le sue forze armate di fronte alla possibilità di un conflitto con il suo vicino colombiano, in particolare, dall’entrata in vigore dell’accordo tra Colombia e America, il quale ha consentito il rafforzamento delle basi militari di quest’ultimo in territorio colombiano con la giustificazione della lotta contro le FARC e il narcotraffico, il che ha spinto a Chávez stabilire degli accordi con Russia e Cina per fornirsi di armi dissuasive e, insieme ai paesi dell’ALBA, potenziare i rapporti con l’Iran.
3.- il Progetto integrazionista del Brasile per il continente sudamericano, osteggiato dai rappresentanti dei poteri tradizionali dell’America, il quale è avversato con il ragionamento che “non è integrazione con il Brasile, bensì nel Brasile”. Possiede il suo perno nel cosiddetto “potere blando”, con una forte presenza diplomatica e una politica di appoggio e fatti concreti verso i paesi della regione e che sta posizionando il Brasile come paese leader, soprattutto ora che è considerato potenza emergente all’interno del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Esso si è Introdotto per il consolidamento e l’ampliamento del MERCOSUR, del Grupo di Rio e, recentemente, ha appoggiato la creazione dell’UNASUR e, all’interno di quest’organizzazione, la creazione del Consiglio per la Difesa Continentale.


Questi sono gli argomenti che sono in dibattito per il bicentenario delle Americhe.
* Carlos A. Pereyra Mele, politologo argentino, è membro del Centro de Estudios Estratégicos Suramericanos. Con “Eurasia” ha pubblicato i saggi Difesa nazionale e integrazione regionale (nr. 3/2007) e La guerra infinita in America (nr. 4/2008)


(trad. di Vincenzo Paglione)


Fonte: Fond Strateg’icheskoj Kul’tury
 

20/02/2010


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