LIBRI 2008

 

Palestina, una terra troppo promessa

 

"Palestina, una terra troppo promessa", è edito con la casa editrice Controcorrente; può essere richiesto pure direttamente a questo mio indirizzo di posta elettronica. Il costo è di 10 euro, più le spese di spedizione.

www.antonellaricciardi.it

Rifacendosi soprattutto a fonti israelo-sioniste, ma anche delle più varie provenienze, italiane ed internazionali, senza distinzioni di colore politico, l'opera mette in luce quanto uno degli aspetti più sconcertanti del modo con cui i poteri forti trattino del conflitto in Palestina sia la continua rimozione del passato: ciò, naturalmente, perchè una profonda disamina degli avvenimenti, prossimi e meno recenti, metterebbe inevitabilmente in luce l'illegittimità storica della presenza sionista in Palestina. Un argomento spesso usato per tale
(voluta) rimozione è dato dalla considerazione che furono gli arabi a rifiutare la spartizione della Palestina, sancita dall'O.N.U. nel 1947 e realizzatasi nel 1948, con la creazione dello Stato d'Israele. Si affermava spesso, inoltre, che i palestinesi fossero sempre stati una parte indistinta del mondo arabo, senza sentire l'esigenza di un proprio Stato, salvo poi avvertirla per puro spirito di contrapposizione ai coloni ebrei sionisti. Queste obiezioni tuttavia ignorano che la Palestina avesse già una sua identità geopolitica al tempo dell'Impero Ottomano, mentre altre identità erano ancora in formazione: ad esempio il Libano era diviso in varie regioni a sè stanti, tra cui il Monte Libano, la zona a maggioranza drusa dello Chouf, ecc.... Inoltre, seguendo una filosofia affermativa, non rinunciataria, questo libro evidenzia la giustezza del sostegno al principio dell'autodeterminazione dei popoli, in modo tale che ogni popolazione possa liberamente scegliere, senza subire imposizioni colonialistiche, se considerarsi parte integrante di una comunità nazionale più vasta e composita, o se decidere di essere una nazionalità indipendente, a sè stante.
Particolare attenzione viene anche riservata alla rimozione concernente il fatto che gli ebrei originari della Palestina fossero solo il 10% della popolazione in epoca ottomana, saliti poi al 30% per l'immigrazione sionista, spesso illegale, all'epoca della spartizione della Palestina, che risulta chiaro, a questo punto, essere stata un crimine, ottenuta inoltre con scandalose pressioni americane, favorite da interessi economici e dall'aberrazione "cristiano-sionista" (secondo molti, in realtà di tipo anticristiano). Di fondamentale importanza, per comprendere nel profondo la questione, sono anche i passaggi relativi alla circostanza che i dirigenti sionisti fondino la propria identità nazionale solo sulla religione, non accordando la possibilità di emigrare in Israele a persone di origine ebraica ma di religione diversa da quella israelitica... quegli stessi dirigenti israeliani che avrebbero voluto includere nel loro Stato, oltre all'intera Palestina storica, anche porzioni di Libano, Giordania (allora denominata Transgiordania), Iraq, Siria, ed Egitto, per aumentare le proprie disponibilità idriche: intenzione evidente anche nelle bande della bandiera israeliana, che indicano i confini "relitti" che sarebbero dovuti essere d'Israele: dal Nilo all'Eufrate... Palese appare, inoltre, che le classi dirigenti di Tel Aviv, senza distinzioni di destra e di sinistra, abbiano cercato di ottenere il maggior numero di terre possibile col minor numero di arabi possibile: per questo avevano colonizzato e non annesso Cisgiordania e Striscia di Gaza, per questo avevano annesso Gerusalemme Est ed il Golan, nonostante annessioni e colonizzazioni siano illegali. Per questo, appare ancora evidente, sarà il ritorno dei profughi palestinesi (da tanti opinionisti conformisti, non a caso, avversato), a portare ad unico Stato di Palestina, nel quale ogni sua etnia possa vivere in una terra libera, laica, e veramente indipendente.

Antonella Ricciardi
 

01/05/2008


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