LIBRI 2008

 

Henry Scott Stokes, Vita e morte di Yukio Mishima, pp. 384, Lindau, euro 24,00

Figura contraddittoria, nascosta dietro molte maschere, Yukio Mishima ancora oggi è un personaggio scomodo, segnato in modo indelebile da quella morte spettacolare - lo scrittore eseguì il seppuku, il suicidio rituale della tradizione - che nel 1970 suscitò in Giappone un malessere e un'emozione diffusi. Scott Stokes ne ripercorre la vita a partire dall'adolescenza e dal primo destarsi di quel senso della bellezza che nutrirà ansiosamente i "quattro fiumi" della sua vita, come Mishima stesso li chiamava: la scrittura, il teatro, il corpo, l'azione.

Mishima fu anche fondatore di una organizzazione paramilitare, di cui lui era capo e finanziatore, chiamata Tate no kai (Associazione dello scudo) che rifiutava in maniera netta ciò che lui definiva una sottomissione del Giappone, ossia il Trattato di San Francissco del 1951 col quale il suo paese aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito affidando la propria difesa agli Stati Uniti. Mishima insistette spesso sulla funzione non reale ma simbolica del suo esercito, composto solo da 100 giovani selezionati dallo scrittore stesso, inteso come esercito di salvaguardia dello spirito tradizionale giapponese e difensore dell'Imperatore. Con la sua morte avvenuta nel 1970 all'età di 45 anni (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale, durante l'occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suicidio aveva consegnato all'editore l'ultima parte della tetralogia "Il mare della fertilità" (completata comunque tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell'ultima pagina, la data simbolica "25/11/1970", quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento). La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità maniacale e con una freddezza difficile da comprendere. Uscendo dal suo studio per andare incontro all'epilogo della sua vita lascia un biglietto con su scritto "La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre". Tuttavia è necessario ed indispensabile ricordare che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un'ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.

Nunziante Mastrolia, Chi comanda a Pechino?. Il potere, il consenso, la sfida all'Occidente, euro 18,50

Terence McKenna, Vere allucinazioni, Shake, euro 9,90
Il diario di un viaggio in Amazzonia alla ricerca di una pianta allucinogena

Consiglio di lettura:

Hans F.K Gunter - Platone custode della vita (nuova edizione) - Edizioni di Ar. Euro 12,00

(a cura di Corrado Badocco)

È nella sinergica unione di «selezione» e «educazione» che Hans E K. Gunther (1891-1968) individua il nucleo della concezione platonica dello Stato. Con la sua sensibilità nordica, Platone cercò di opporsi allo spirito essenzialmente levantino delle dottrine sofistiche, suggerendo agli Ateniesi di imparare dall'antica Sparta la saggia idea della selezione, una sorta di tutela della salute ereditaria (eugenica), le cui intuizioni e aspirazioni concordavano perfettamente con quelle della più recente ricerca scientifica sulla ereditarietà (eugenetica, igiene razziale).

Questa è l'audace tesi di Platone custode della vita (1928), che prendeva magistralmente la parola nel dibattito sull'«umanesimo» e quindi sulla paideia scoppiato all'epoca in Germania, mostrando che il Platone «politico» non era semplicemente «pedagogo», ma sopra tutto «eugenetico». La concezione greca dell'uomo come unità di anima e corpo raggiunse con Platone il suo apice. Poiché l'aspetto più evidente del fenomeno ereditario è il corpo, Platone sapeva che dell'aspetto spirituale (psicologico-caratteriale e culturale-re-ligioso) furono consapevoli sempre pochi e rari. Né la semplice vita - a rischio di suscitare una filosofia razionalistica e infeconda —, né il semplice valore — passibile di incagliarsi nelle secche del bene e del male —, sono mire e oggetti della speculazione platonica: ma la vita che incontra il valore. Qui si slancia il sapiente, cercando di propiziare, nell'incremento di valore, l'approfondimento della vita, di scoprire, nella necessità della vita, la sola necessità del valore.

Perciò Platone contemplò come compito dell'opera cui il filosofo è chiamato non solo l'educazione, ma innanzi tutto la selezione. Con le sue tre edizioni, questo libro scandì anche l'itinerario speculativo di Gunther attraverso gli anni decisivi della storia del XX secolo. Nella filosofìa platonica Gunther ritrova un modello sempre valido, dopo secoli in cui la scissione tra anima e corpo, inaugurata dal cristianesimo e poi esasperata dal pensiero moderno, eclissò l'importanza dell'ereditarietà, appellandosi alla sola educazione. Se le correnti progressiste vedono l'uomo influenzato dai soli fattori ambientali, cosi da affermare l'originaria uguaglianza di tutti gli uomini, quelle conservatrici hanno sempre difeso la naturale diversità degli uomini e quindi l'importanza dei fattori ereditari.

E gli uomini sono tutti diversi, perché diverso è il loro passato: la loro razza, che è il cristallizzarsi di un modello ideale nella tradizione e nella dimensione biologica di ciascun gruppo umano. Ma selezione e educazione - ereditarietà e ambiente, fattori innati e acquisiti - altro non esprimono che il problematico rapporto tra fedeltà al passato e responsabilità verso il futuro, un rapporto che spetta al filosofo-politico sanare nel presente.

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28/06/2008


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