LIBRI 2009


Orme del Terzo Reich. Itinerari fra storia e architettura - Berlino 

Editrice Thule Italia, 2009, 176 pagine, fotografico, interamente a colori 

Costo al pubblico 25,00 Euro più spese di spedizione
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Dalla prefazione:

Presenza del passato. A Berlino sono rimaste inaspettatamente preservate molte tracce architettoniche dei dodici anni, dal 1933 al 1945, durante i quali il Nazionalsocialismo guidò la Germania. In tutti i distretti ci si può imbattere in costruzioni ad uso pubblico e fabbriche, chiese e insediamenti, caserme e bunker edificati nel corso del Terzo Reich. In alcuni luoghi, poi, sembrano pressoché intatti: il Reichssportfeld, dove era alloggiato sino al 1994 il quartier generale britannico, il vecchio edificio dell’Associazione dell’industria chimica a Wilmesdorf o gli spaziosi alloggi del reggimento General Göring, che accolsero le forze armate francesi.Taluni edifici non consentono tuttavia di essere individuati a prima vista quali testimonianze dell’architettura nazionalsocialista, rimanendo così per lo più sconosciuti; complice anche la letteratura che, preferendo soffermarsi in lunghe trattazioni sulle visioni di Albert Speer per la pianificazione della futura Berlino molte delle quali mai realizzate , tralascia quanto invero fu portato a compimento e fino ad oggi conservato. Gli istituti dell’Hitler-Jugend (Gioventù Hitleriana), le Chiese, i rifugi o anche gli impianti industriali hanno pertanto conosciuto solo una minima attenzione. Andando a esplorare gli edifici ancora visibili nel tessuto cittadino si colmerà un vuoto e, nello stesso tempo, si renderà evidente il vario e il molteplice di quella presunta uniformità dell’architettura nazionalsocialista. Si darà infine spazio a quei luoghi fulcro della vita politica e sociale di quegli anni che non hanno superato le prove della guerra o, in alcuni casi, gli eventi postbellici.

Il piano per la capitale di Hitler. Berlino era considerata, prima della presa del potere nazionalsocialista, una città "rossa", roccaforte dei lavoratori: dalla Rivoluzione del 1918/19 nel contempo capitale e centro della Germania repubblicana. Il NSDAP tentò con caparbietà di prender piede nei quartieri operai. Il Gauleiter di Berlino, Joseph Goebbels dalle pagine del suo giornale Der Angriff (L'assalto) chiamava all’attacco sulla capitale, mentre Adolf Hitler nei confronti di Berlino manteneva nel 1920 un atteggiamento ambivalente. La città scintillante di vita e la sua complessa diversità culturale lo urtavano, essendogli sgraditi tanto il liberalismo quanto la decadenza borghese. La critica e il disprezzo per la grande città, intesa come espressione a quel tempo dei circoli conservatori, celavano altresì il timore per la modernità. Appare tuttavia esagerato parlare di un odio o di un disprezzo per Berlino, in quanto Hitler non poteva non avere un chiaro concetto dell’importanza politica della capitale tedesca. I nazionalsocialisti ambivano a Berlino per la conquista del potere, essendovi raccolte le più alte autorità regie nonché il quartier generale delle armate del Reich. Il cancellierato di Hitler ebbe inizio il 31 gennaio 1933 con una fiaccolata spettacolare attraverso la Brandenburger Tor, con cui i nazionalsocialisti diedero una chiara dimostrazione della loro presenza e forza nella capitale. Le numerose sfilate e manifestazioni che seguirono, perseguirono lo scopo di occupare e di reinterpretare quel luogo aperto. Con ciò sarebbe iniziata la presa di possesso della capitale che sarebbe stata visibilmente conseguita anche in campo architettonico. Pianificazioni e costruzioni non furono inizialmente soggette a rilevanti cambiamenti. Per la progettazione della città furono come sempre responsabili i corrispondenti dipartimenti delle autorità municipali e distrettuali. Il mutamento nell’assegnazione del personale, con la messa in riposo dei funzionari politicamente mal visti, fu comunque uno dei primi effetti. Gli architetti, almeno quelli non ebrei e non facenti parte dell’opposizione politica, non avvertirono inizialmente la salita al potere nazionalsocialista come una svolta. Continuarono a costruire com’erano soliti fare, poiché non vi era al momento una dottrina di politica architettonica nazionalsocialista alla quale convertirsi. Hitler aveva una chiara concezione della trasformazione della capitale tedesca. Berlino si sarebbe dovuta erigere a “simbolo di rinomanza tedesca” e nella sua funzione di capitale del Reich superare tutte le altre città tedesche ed europee. Come il Führer preconizzò nel 1936, essa “si sarebbe dovuta levare come un’opera per l’eternità e paragonabile soltanto all’antico Egitto, a Babilonia e a Roma”. Nel 1937, egli annunciò al congresso del partito:

Le piccole necessità quotidiane cambiano in migliaia di anni e muteranno in eterno. Le grandi testimonianze dell’umanità fatte in granito e marmo restano per millenni. Ed esse soltanto sono la vera e immobile polarità nella marea di tutti gli altri fenomeni. In esse l’umanità, in tempi di decadenza, ha ricercato sempre l’eterno potere e sempre l’ha ritrovato, affinché dal caos si generasse un nuovo ordine. Perciò i nostri edifici non sono da immaginare per l’anno 1940, così non per il duemila, ma come le cattedrali del nostro passato ergersi per migliaia di anni nel nostro futuro.

(dal discorso sulla cultura al Congresso del Partito del 7 settembre 1937 a Norimberga) 

Poco dopo la presa del potere, ebbero inizio con solerzia alcuni progetti di costruzione, principalmente a scopo propagandistico: tra questi il Ministero del Reich per l’Aviazione, l’aeroporto di Tempelhof e il Reichssportfeld ampliato e ridisegnato in vista dei Giochi Olimpici. Le imponenti costruzioni furono presentate con grande enfasi all’opinione pubblica, l’annuncio aveva lo scopo di dare l’impressione che “tutta Berlino fosse un enorme cantiere del Führer”, sebbene il piano di costruzione fosse inizialmente rivolto a singoli progetti. Durante il congresso del partito del 1936 a Norimberga, Hitler annunciò “la ricostruzione di Berlino come capitale del Reich tedesco”. In un primo momento assumendo su di sé i piani per la ristrutturazione dell’area urbana e solo in seguito trasferendo le responsabilità per la pianificazione e la costruzione della capitale. Il giovane architetto Albert Speer fu nominato il 30 gennaio 1937 Der Generalbauninpektor GBI für die neugestaltung der Reichshauptstadt (Ispettore edile generale per la nuova sistemazione della capitale del Reich) e subordinato direttamente al Führer. Il 4 ottobre 1937 fu emessa la “legge per la riorganizzazione delle città tedesche” che forniva la base giuridica per l’attuazione dei vasti progetti. Il supervisore per le costruzioni, trattato alla stregua di un Ministro, aveva il compito di preparare le costruzioni monumentali, di coordinare la programmazione, garantire la sua attuazione e fornire le infrastrutture adeguate. Nel 1938 fu istituito il “piano delle aree d’interesse” indicante le zone nelle quali nessun provvedimento di edificazione era permesso senza il consenso del GBI. Esse corrispondevano a circa la metà della città e questo praticamente privava l’amministrazione cittadina di qualsiasi potere decisionale in materia urbanistica. Adolf Hitler nominò l’otto febbraio 1942 Albert Speer, che aveva dimostrato una notevole capacità organizzativa, Ministro per gli Armamenti, confermandolo nel ruolo di supervisore generale delle costruzioni per la capitale del Reich. Dall’“Organizzazione Todt”, che il defunto Ministro per gli Armamenti Fritz Todt aveva fondato per speciali funzioni di costruzione, derivò la creazione del Baustab Speer a cui, nella Berlino mutata dall’avanzare della guerra, fu affidato il compito per la costruzione dei bunker, dei campi di lavoro per la manovalanza straniera e per la produzione degli armamenti. Albert Speer ideò i piani più ambiziosi che la storia di Berlino abbia mai conosciuto. La ricostruzione della capitale, cui Hitler pensava di mutare nome in “Germania”, avrebbe dovuto terminare nel 1950 ma l’inizio della seconda guerra mondiale ne interruppe la metamorfosi. Con l’applicazione dell’economia di guerra, non poté essere proseguito l’importante piano di costruzione che era stato programmato e in parte realizzato sin dal 1939. Il 15 novembre 1939, infatti, fu imposto il divieto per la costruzione di tutti quegli edifici che non fossero essenziali, cui seguì il 16 febbraio 1940 una proibizione generale di nuovi fabbricati per l’intera durata della guerra, con importanti eccezioni nel campo delle industrie belliche e in qualche caso per alcune istituzioni pubbliche di rilievo. Bunker e rifugi antiaerei, posti ovunque nella città, proteggevano gli abitanti dalle incursioni nemiche, ma non potevano di certo fermare i bombardamenti che avrebbero reso Berlino un campo di macerie. La città fu teatro poi, negli ultimi giorni del conflitto, di aspri combattimenti. Il 2 maggio 1945, le truppe tedesche accerchiate firmarono la capitolazione. Il sogno futuro della capitale “Germania” si dissolse. Ben 207 bombardamenti avevano devastato interi quartieri. Più di un terzo delle abitazioni era stato danneggiato in modo pesante o completamente distrutto. L’otto maggio 1945 fu firmata la resa incondizionata della Wehrmacht nell’Offizierkasino der Pionerschule a Karlhorst, un edificio costruito pochi anni prima per lo stato nazionalsocialista.

Dal presupposto che l'architettura non possa soggiacere al capriccio di facili categorie morali, e in conseguenza del suo imprescindibile legame con gli accadimenti storici, è così nata la collana "Orme del Terzo Reich" il cui primo volume è dedicato a Berlino. Una guida tra le principali città della Germania alla scoperta delle vestigia e della storia di quei dodici anni che hanno segnato l'umanità. Marco Linguardo

 

 


02/10/2009


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