LIBRI 2010


James Bacque: un olocausto politicamente scorretto


di Francesco Fatica

Si dice che siamo in un paese libero.
Il libro di James Bacque, Crimes and Mercies, (Crimini e Pietà), non ancora tradotto in italiano, descrive tantissimi crimini perpetrati dagli “alleati” contro i tedeschi, e costituisce il seguito del famoso Other Losses, pubblicato in Italia da Mursia nel 1993, con il titolo Gli altri lager.
Dicono che siamo in un paese libero, ma Crimes and Mercies “non deve” essere tradotto in italiano.
Il libro non ha trovato la meritata accoglienza in una casa editrice italiana per i veti sotterranei di una Casta, vassalla, più realista del re; Crimes and Mercies è considerato politicamente scorretto perché rivela il sinistro destino postbellico di 60 milioni di civili tedeschi, di cui più di 9 milioni morirono di fame e di stenti, privati come furono del lavoro, di una casa e pure del cibo.
Pubblicato già nel 1997, e ristampato, ancora in lingua inglese, da New Ed nel febbraio 2003, Crimini e Pietà sarebbe in Italia un best-seller documentatissimo e degno di attenzione, tuttavia neanche “Wikipedia”, la tanto propagandata Enciclopedia informatica, sedicente libera, sembra accorgersene; ignora del tutto questo fondamentale volume di James Bacque, ma critica faziosamente il suo precedente lavoro, Other Losses, rifacendosi strumentalmente alle critiche di uno storico americano, Stephen E. Ambrose al servizio dell’esercito USA.
Lo stesso James Bacque ha dovuto intervenire in un suo articolo su “Come Don Chisciotte”, www.comedonchisciotte.org, denunciando il comportamento mistificatorio e calunnioso di “Wikipedia” che si arroga tanta competenza per criticare uno storico riconosciuto valido da cattedratici che hanno dato pure un supporto al suo lavoro, come Richard Overy, del King’s College, University of London; Otto Kimminich, dell’University of Regensburg, come il Dr Alfred De Zayas, autore di molti libri sulla storia del dopoguerra tedesco, e ancora decine di professori di università inglesi, americane e canadesi, che sarebbe troppo lungo continuare a citare.
Ma “Wikipedia” nega pure l’evidenza; è un tipico esemplare dei media del sistema politico-finanziario-mediatico-sindacale asservito al Grosso Capitale, alla Power Élite, nota anche come l’International Banking Fraternity, che “governa” il mondo.
Tanto che James Bacque è stato costretto a scrivere ancora:
«Wikipedia fa la recensione e critica soltanto Other Losses [Tace sfrontatamente su Crimes and Mercies, n.d.r.] e in un modo così distorto che alla fine ho cercato di correggere i loro numerosi errori. A partire dal marzo 2006 ho provato ripetutamente per diverse settimane a rivedere gli errori, ma ho riscontrato che all’inizio nel giro di un giorno, poi di ore, e alla fine di minuti, qualche editore Wikipediano aveva eliminato le mie correzioni, sostituendole con delle affermazioni persino più sgradevoli e denigranti. Anche alcuni miei amici hanno tentato di correggere l’articolo fallato di Wikipedia, ma hanno riscontrato la stessa situazione».
Questo rivoltante comportamento non ci meraviglia affatto; è perfettamente in linea con la strategia ostruzionistica e mistificatoria dei media politicamente corretti, a cui vanno i finanziamenti sia ufficiali che occulti del “Sistema” ormai pienamente vassallo degli USA.
Si capisce dunque come mai un libro come Crimes and Mercies, non sia stato tradotto in italiano e non abbia ancora trovato un editore.
Una coltre di silenzio copre dunque Crimes and Mercies, e non può certo sottrarvisi “Wikipedia”. Se ce ne fosse ancora bisogno, questa è un’altra prova dei finanziamenti occulti che ricevono redattori sedicenti “liberi” di “Wikipedia”.
Ciononostante ci dicono che siamo in un paese libero.
“Rinascita” ha già pubblicato il 17/01/08 un articolo di Eric Blair, tradotto da Andrea Carancini sull’argomento, ma vorrei mettere in risalto, proprio in relazione alla mancata pubblicazione in Italia di un libro di capitale importanza storica come Crimes and Mercies, che in fatto di libertà di espressione siamo piuttosto carenti in Italia.
Su quanto si possano sentire “liberi” in Italia scrittori che intendano rivelare verità fuori della vulgata ufficiale, dobbiamo riferire che un coraggioso autore come Giovanni Bartolone, per essere veramente libero di scrivere la verità e tutta la verità, sulle stragi alleate avvenute in Sicilia dopo lo sbarco del 1943, ha dovuto pubblicare un libro in proprio: Giovanni Bartolone, Le altre stragi, le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944, (cell. 339-7921348). Un libro documentatissimo e coraggioso, che finalmente comincia a far luce sul comportamento degli eserciti “alleati” nei confronti dei prigionieri di guerra.
Pochi sanno, in verità, però, che è già accaduto nella Repubblica italiana che un libro scomodo sia stato addirittura sequestrato da questo nostro Stato che si dice “democratico”.
Nel 1957 Franco Tabasso aveva voluto scrivere in un libro le vicende del padre, Aristide Tabasso, rimasto poi tragicamente avvelenato. Il padre aveva portato in Italia documenti microfilmati di importanza strategica, che dovette consegnare al capo del Servizio Informazioni e Sicurezza, della Marina, contrammiraglio Franco Maugeri, ma quei documenti furono sottratti agli organi competenti, provocando pure l’arresto e la persecuzione dei fascisti, che, nell’Eritrea occupata dagli inglesi, si erano associati clandestinamente in un’organizzazione che aveva procurato proprio quei documenti segreti, aveva costruito una potente radio ricetrasmittente clandestina e aveva operato sabotaggi. A Franco Maugeri, che aveva nascosto quei documenti, fu conferita dagli Stati Uniti d’America la «Legion of Merit» (Legione al Merito) con la seguente (ignominiosa) motivazione: «Per la condotta eccezionalmente meritoria nella esecuzione di altissimi servizi resi al governo degli Stati Uniti come capo dello spionaggio navale italiano». (sic!).
Dunque Franco Tabasso pubblicò, nel 1957, il libro Su onda 31 Roma non risponde, che però immediatamente venne sequestrato in tipografia e nelle librerie; Franco Tabasso prontamente e pesantemente minacciato, si defilò. Il suo libro toccava verità troppo scomode per la Casta dell’epoca. Ma ancora peggio gettava ignominia su un ammiraglio amico degli americani.
Tuttavia Franco Tabasso non si diede subito per vinto; in collaborazione con lo scrittore Cataldo Pierri, si era rimesso a scrivere a Taranto un nuovo libro che riguardava i Servizi Segreti, attingendo ad una massa notevole di documenti. Però la polizia di Taranto piombò nel suo studio e sequestrò tutta la documentazione. Franco Tabasso dovette convincersi così di essere strettamente sorvegliato e vincolato, in barba a tutte le libertà proclamate ufficialmente. Ma la “libera” stampa d’Italia non se n’è nemmeno accorta.
Ciò nondimeno continuano a dirci che siamo in un paese libero.
Forse oggi non si sarebbe così disinvolti nel trascurare le forme; eppure, nella sostanza, le libertà di espressione sono fortemente condizionate, per non dire oppresse da mille ostacoli e dalle difficoltà finanziarie e, se non bastasse, provvederebbe il coro dei media del “Sistema” a stroncarle.
Ovvio quindi che nei confronti del libro di Bacque si adopri la strategia del silenzio.
James Bacque, infatti, fuori dal coro, documenta in Crimes and Mercies che per le condizioni straordinariamente dure imposte alla Germania dagli “Alleati” (inglesi, francesi, sovietici e americani), dopo la fine delle ostilità, morì un numero di tedeschi compreso tra un minimo di nove milioni e trecentomila e un massimo di tredici milioni e settecentomila vittime. Egli scrive:
«Questo numero è molto superiore a quello dei tedeschi che morirono durante la guerra, in battaglia, a causa dei raid aerei e nei campi di concentramento. Milioni di queste persone morirono lentamente di fame davanti agli occhi dei vincitori ogni giorno per anni». E aggiunge: «questi morti non sono mai stati onestamente nominati né dagli Alleati né dal governo tedesco».
Il governo tedesco era ed è libero…di tacere. Come imposto dagli americani.
Ho già scritto, ma giova ripetere che siamo liberi finché non dispiaciamo alla Tirannia Globale del Grosso Capitale, che, pur restando ben attenta a salvare la forma democratica, controlla le maggioranze attraverso occulti finanziamenti ai partiti di maggioranza e pure a quelli di opposizione addomesticata, così la forma resta salva e la tirannia non viene avvertita dal popolo schiavo che continua a lavorare in silenzio.
Può essere in questo modo imposta tanta disonestà, fatta di silenzio, di ostilità antitedesca e di finta storiografia.
James Bacque non può trascurare di denunciare la brutale inumanità dei leader “alleati”: Roosevelt, Churchill, Stalin e De Gaulle.
Ma lo spietato Piano Morgenthau per la “pastoralizzazione” del popolo tedesco (che prevedeva la totale deindustrializzazione di quella nazione), costituisce in assoluto un diabolico primato.
Ideato da Morgenthau e appoggiato dal famigerato Brain Trust di Roosevelt, poi “cancellato” per modo di dire, ma in sostanza infine attuato (in parte) attraverso la direttiva punitiva JCS/1067, il Piano Morgenthau ebbe un impatto devastante sull’economia tedesca e, per estensione, sulla disastrata economia europea. Bisogna ricordare che l’obiettivo da raggiungere era la riduzione in vassallaggio dell’intera Europa, con l’utile idiozia di Francia ed Inghilterra, autolesioniste, che hanno combattuto ottusamente senza voler capire che sarebbe finita, poi, con la dissoluzione dei rispettivi imperi coloniali.
La tragedia che fu più evidente e straziante fu quella di sedici milioni di tedeschi “etnici” che furono cacciati dalle loro terre ataviche in Polonia, Ungheria, Ucraina, Bielorussia, Cecoslovacchia, Romania, dalle regioni orientali della stessa Germania e altrove in Europa, alla fine della guerra. Donne, bambini e anziani i quali, con pochi averi e costretti a passare tra due ali di folla in tumulto, si avviarono a piedi verso la propria patria d’origine in rovina. Alla fine profughi in una terra distrutta e sfasciata, dove erano state provocate fame, indigenza, malattie e dove la mancanza di alloggi, di ospedali, di medicinali, di tutto il necessario per sopravvivere, costringeva ad una morte tra le più crudeli. E sentiamo il dovere di ricordare inoltre due milioni di donne tedesche di ogni età, (dai sei agli ottant’anni) violentate e spesso pure massacrate, furono tra le protagoniste di un’allucinante sezione al femminile del più generale olocausto segreto, di cui la verità proibita comincia a trasparire oltre la pesante coltre del silenzio imposta dagli USA, ma in definitiva dalla Power Élite, dal Grosso Capitale apolide.
Toni Liazza, su “Historica Nuova” (C. P. 176, Asti), nel settembre 2006, in un magistrale articolo, Germania 1945: una deliberata politica di sterminio, aveva citato e commentato i contenuti di questi due libri di James Bacque, non limitandosi soltanto ad essi, ma citando anche: Austin J. App, Ravishing the Women of Conquered Europe (Violentate le donne dell’Europa conquistata), San Antonio, edito a cura dell’autore, 1946. E ancora dello stesso autore, Slave-laboring German Prisoner of War (Prigionieri di guerra tedeschi come schiavi da lavoro), San Antonio, edito a cura dell’autore, 1946.
Liazza cita pure il libro di J. Robert Lilly, dell’Università del North Kentucky, in Italia pubblicato da Mursia col titolo Stupri di guerra – Le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna, Francia e Germania 1942-1945, Milano, 2004. E sempre lo stesso Liazza commentava pure l’eminente scrittore ebreo Theodore N. Kaufmann, che nel volume: Germany must perish (La Germania deve morire), Argyle Press, Newark, NY, 1941, sostenne il progetto di “eliminare tutti i tedeschi mediante sterilizzazione”. Non fu rimbrottato; il suo criminale libro, lungi dal sollevare indignate critiche, ricevette recensioni scandalosamente favorevoli sui maggiori quotidiani e riviste degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono un paese libero, i cui media sono liberi di simpatizzare con gli ebrei. Anche quando propongono crimini.
Non si può trascurare di osservare, però, che il disumano olocausto dei tedeschi nel dopoguerra, fu ritenuto cinicamente necessario per imporre la supremazia economica e politica degli Stati Uniti d’America, braccio esecutivo della consorteria del Grosso Capitale. E non mi limito a fare un’affermazione apodittica; per darne una prova ricordo agli immemori e ai tanti a cui è stato nascosto, un fatto eloquente sull’intromissione sistematica della plutocrazia in politica e cioè che le minute degli incontri di gabinetto, tenutisi a partire dal 1939 fra il Dipartimento di Stato e il Council on Foreign Relations (CFR), espongono in dettaglio il ruolo egemonico degli Usa come successori dei britannici. Indubbiamente una decisione di capitale importanza.
È quanto mai opportuno, però, ricordare a noi, sbalorditi europei, che il CFR, organo privato, è l’emanazione della consorteria del Grosso Capitale Apolide, quindi, si ribadisce, è un ente privato, ma ciononostante partecipava, e partecipa, a riunioni decisive a livello mondiale, influenzando e condizionando il Dipartimento di Stato. Una dimostrazione di come sfacciatamente funzionava, e funziona, la plutocrazia in America e del modo in cui il popolo lavoratore l’accetti quasi come una consueta, naturale organizzazione “democratica”. Ovviamente la Casta insediata in Italia conosce bene queste cose, ma vengono lasciate in ombra per il grosso pubblico.
Non così per il “nostro” presidente Napolitano, che nella sua recente visita in America, non ha mancato di contattare ufficialmente, in pompa magna, il Council on Foreign Relations, come ben hanno fatto e continuano a fare, del resto, anche altri eminenti post comunisti e non. Ma, come tutti sappiamo, siamo in un paese libero; liberi di prendere contatti e ordini dal Grosso Capitale.

Tornando al discorso sull’olocausto segreto, bisogna ricordare che anche in Italia fu attuata la stessa strategia annientatrice per ridurci in mansueto vassallaggio. I profughi dalla Dalmazia, da Fiume, dall’Istria dalle province invase di Trieste e di Gorizia ebbero la loro tragica Via crucis. Ma, ancora peggio, ci fu imposta anche la guerra civile, finanziando e foraggiando le bande dei fuorilegge, a spese, peraltro, delle esauste finanze del Regno del Sud, già disastrate per l’immissione in circolazione di un fiume inesauribile ed incalcolabile di amlire, che durò fino al 1947. E non trascurarono, gli “Alleati”, si badi bene, di consentire che a guerra finita impazzasse in Italia la marmaglia rossa armata, onde farle svolgere il lavoro sporco, perché restasse definitivamente frantumata l’unità nazionale e fossero trucidati tanto i capi quanto i fascisti più ideologizzati e irriducibili, in modo da ottenere nei più malleabili sopravvissuti, adesioni alle lusinghe americane e per conseguire, a completamento di strategia, un più feroce anticomunismo, provocato dalle stragi ancora incrementate in quel dopoguerra, mascherato da “liberazione”, e invece paradossalmente sostanziato del più becero vassallaggio atlantico.

In Germania, non essendo stato possibile creare un fenomeno partigiano, il lavoro sporco per eliminare i combattenti più determinati, fu necessariamente demandato all’esercito statunitense, la cui “politica” istituzionalizzata era che i soldati tedeschi che si davano prigionieri in piccoli gruppi venivano abbattuti sul posto; si salvarono soltanto gli appartenenti a gruppi molto numerosi di prigionieri, ma venivano fatti schiavi o finivano nei campi di prigionia di cui parla Other Losses. Ne ha scritto Gian Franco Spotti, Come gli alleati trattarono i prigionieri di guerra tedeschi, su “Rinascita” del 20 gennaio 2007, mettendo in luce assassini, schiavizzazione e maltrattamenti istituzionalizzati.

Senza contare i 5 milioni di prigionieri - militari e civili - pretesi e ottenuti dall’Urss come schiavi, forse pochi sanno che la Croce Rossa Internazionale denunciò nell’agosto del 1946 che perfino la liberalissima e civilissima Inghilterra deteneva barbaramente 460 mila prigionieri tedeschi in stato di schiavitù.
Contestualmente si volle che in Italia fosse annichilita pure l’autosufficienza alimentare: stroncata la “Battaglia del Grano”, svilita l’agricoltura in genere, annullate le produzioni di barbabietole e messi ad arrugginire gli zuccherifici che le avevano lavorate per estrarne ottimo zucchero, azzerata la produzione di canapa e lino, ridotta pure la produzione dell’olio d’oliva e della frutta; il mansueto De Gasperi obbedientemente si affrettò a far emigrare i contadini. Fu tanta fame e fu necessario importare, importare…

Se qualcuno fosse indotto a pensare che questi stravolgimenti economici fossero dovuti unicamente alle distruzioni di guerra, gli ricordiamo che gli americani avevano già pianificato tutto, infatti l’autorevole rivista mensile “Mercury”, già l’8 ottobre 1943, a firma del giornalista Kingsbury Smith, così riepilogava il programma del governo USA:
«…deve essere imposta una completa incorporazione dell’Italia vinta nella sfera degli interessi economici americani. Innanzitutto l’Italia si deve dichiarare disposta a sottoporre la sua produzione e la sua esportazione alle decisioni di un Consiglio Economico straniero. Ogni tentativo dell’Italia per realizzare l’autarchia in qualsiasi campo deve essere stroncato. Prima di tutto l’Italia deve rinunziare all’aspirazione di raggiungere una sufficiente produzione italiana di grano».
Agghiacciante cinismo. E non si trattava dell’opinione di un singolo giornalista e nemmeno dell’opinione singola del sinistro Franklin Delano Roosevelt; basti pensare che già dall’aprile 1907 un presidente degli States: Thomas Woodrow Wilson era stato stupefacentemente esplicito e sfacciato in una serie di lezioni tenute alla Columbia University: «Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute... Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti... Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato». (sic!).
Ma non si trattava della sola élite dirigenziale, si era avuta cura di indottrinare un intero popolo sul “diritto di origine divina” di predare gli altri popoli. Per spiegare come ci si sia sforzati nel tempo di dare a questa superstiziosa vera e propria religione dell’America superlativa una capziosa veste pseudo-scientifica e perfino moralistica, Emilio Gentile ci aiuta a capire con il suo libro, La democrazia di Dio. La religione americana nell’era dell’impero e del terrore, Laterza, 2006.
Egli ci spiega quanto sia diffusa e condivisa tra gli statunitensi una certa ”pseudocultura”, una weltashauung, una particolare visione del mondo in virtù della quale tantissimi bigotti yankee sono rimasti persuasi che il loro popolo abbia instaurato un rapporto speciale con il Creatore dell’Universo, risoltosi con l’assegnazione agli Usa di «un ruolo missionario» inteso «come modello di redenzione per l’umanità».
Una tradizione messianica tipicamente americana, molto funzionale all’imperialismo statunitense. Un fondamentalismo a sfondo religioso opportuno per portare gli yankee ad una sorta di fanatica guerra santa onde asservire gli altri popoli che si dovrebbero evangelizzare. Da ciò l’ipocritamente sfacciato rooseveltiano: «To evangelize the World».
Evangelizzazione che continua ancora oggi, imponendo il modello democratico come sistema di asservimento inavvertito, attraverso i finanziamenti del Grosso Capitale.

Tornando al libro di Bacque, non si può fare a meno di considerare che tanti milioni di morti furono cinicamente programmati ed immolati sull’altare mostruoso dell’America superlativa.
È pur vero che James Bacque dedica una buona parte del suo libro a Herbert Hoover che, “nello spirito della carità cristiana e fedele alle sue radici quacchere”, condusse un programma mondiale di rifornimento di cibo durante il periodo postbellico; salvando, secondo Bacque, probabilmente milioni di persone in Germania, in Italia e pure in Giappone; un programma che, insieme al Piano Marshall, aiutò a porre un termine allo sfacelo del Piano Morgenthau e a salvare letteralmente altri milioni di vite da una morte lenta e dolorosa.
Ma è facile capire, anche se Bacque non lo dice, che l’operazione caritativa di Hoover e il parallelo Piano Marshall, erano indispensabili alla Power Élite: il commercio mondiale aveva bisogno di centinaia di milioni di consumatori, che se anche ridotti in schiavitù, seppure incapaci di pagare al presente, potevano indebitarsi. Ancora una volta la tecnica del bastone e della carota. Ma bisogna pur ricordare che era cominciata la “Guerra Fredda” e che la Germania poteva costituire ancora un caposaldo al di qua della “Cortina di Ferro”
Era stato deciso di effettuare il lavaggio del carattere dei virili popoli del Patto Tripartito per trasformarli da agguerriti combattenti della “lotta del sangue contro l’oro” in vassalli mansueti, impegnati a produrre secondo le direttive mondiali della cosiddetta Globalizzazione, svirilizzati nella prassi democratica e suggestionati, plasmati dai media politicamente corretti.
E fu paradossalmente sentenziato: “Liberazione” !


06/01/2010


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