LIBRI 2008

Intervista a Valeria Incantalupo, su Letteratura - Tradizione n. 41

1) A cosa serve la poesia?

A dimenticare il tempo, a incantarlo (“… ille canit, pulsae referunt ad sidera valles;/ cogere donec ovis stabulis numerumque referre/ iussit et invito processit Vesper Olimpo.” La poesia è il canto perfetto del Sileno di Virgilio, che costringe l’Olimpo a dispiacersi perché il tempo deve progredire con l’arrivo di Espero, stella della sera e del silenzio, morte del giorno e delle sue parole).   

2) “Ho scoperto che la lettura è una forma servile di sognare. Se ho da sognare, perché non sognare i miei propri sogni?...”, a tanto per Ferdinando Pessoa si doveva il suo furor di scrittura. E a cosa si deve il tuo? 

All’esigenza di precisare al massimo i contorni di un fenomeno. La poesia è uno dei modi attraverso cui l’uomo traduce il mondo, lo converte a sé. Con cui se ne impadronisce, signoreggiando su di lui per il tempo di una lettura e lo spazio di una pagina. 

3) Dov’è il luogo della tua poesia? Cioè, per dirla con Martin Heidegger, il luogo da cui: “(...) scaturisce  l’onda che di volta in volta sommuove il dire in quanto dire poetico.” 

Può trovarsi ovunque, ma è imprevedibile come il graffio di un gatto.

4) Con quale organo del tuo essere (cuore, mente, intelletto, anima, spirito, polpastrelli, etc...) scrivi poesia? Si tratta di organo diverso da quello con cui scrivi altro genere di testi? Ritieni che ogni poeta si serva dello stesso medesimo organo che usi tu? 

La poesia è l’espressione verbale in cui la potenza del significato giunge al suo culmine, in cui i sensi (i sensi del cuore, della mente, dell’anima, della carne, dello spirito) sono tesi fino allo spasmo. Allora, dita angeliche pizzicano tali corde – e noi le udiamo.

5) Puoi definire brevemente la tua poesia? 

La danza dei sette veli della mia esistenza.

6) Puoi raccontare brevemente il tuo metodo di composizione del testo?

 “I ‘mi son un che quando amor mi spira

noto…”

7) Qual è il tuo verso perfetto e perché lo ritieni tale?  

Lo spazio di silenzio che sta tra verso e verso. Perché lì sono tutti i sensi cui faccio il verso, appunto, con i versi.

8) (Piccolo test di prontitudine poetica) Scrivi tutto quello che sai della parola “albero”. (Attenzione: ho detto della “parola albero”, NON dell’albero...).

 Ti riferivi all’alba che c’è nell’albero?

9) Puoi convenire con il detto del poeta e critico marxista Franco Fortini: “portare la spada nel mondo, è pur stato ed è uno dei compiti della poesia”? E se sì, in quale plaga di mondo è più urgente portarla?

Certo, convengo e approvo. Ma forse sarebbe più semplice dire in quali regioni non portarla, la spada, posto che questo è un mondo che andrebbe messo a ferro e a fuoco, mentre i poeti variamente cantano l’indole varia delle fiamme.  

10) Devi rinnovare la tua carta d’identità. Alla voce professione, scriveresti: “poeta?” In ogni caso, spiega perché sì o perché no... 

Credo che se per assurdo un giorno fossi così pazza o ebbra da autoproclamarmi ‘poeta’, immediatamente dopo commetterei seppuku. Ci sono dei destini che si vivono e non si dicono: guerriero, sapiente, filosofo, artista, poeta, puttana.

 

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12/01/2008


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