LIBRI 2010


 

Arthur De Gobineau. Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane. Edizioni di Ar. Euro 24


Nella scansione dei generi letterari andrebbe introdotta la categoria degli 'inimmaginabili', per accogliere la fioritura di quelle opere che vanno oltre l'inattualità. Così remote ai condizionamenti e alle compiacenze del presente che turbano e confondono, ma perciò liberano e rischiarano. Opere che destano 'meraviglia' (cfr. Aristotele) e rigenerano le ali perdute, arcaiche, del pensiero, e dilatano i confini del pensabile. Opere che hanno il chiarore e il valore dell'aurora. A tale categoria appartiene il capolavoro di de Gobineau. Inimmaginabile, oggi, l'ispirazione che lo anima: voler analizzare la storia a partire non dal dominio basso e promiscuo della robba e dei maneggi monetari, ma da quello metafisico del genio etnico. Inimmaginabile la sicurezza con cui l'autore estrae dalla concretezza corporea indizi dell'incorporeo e ritorna alla sapienza greca: "il carattere dell'uomo è il suo destino". Ethos (carattere), ethnos (stirpe, razza). Non c'è solo assonanza tra i due vocaboli: la razza è il carattere dei popoli ed è il fondamento su cui poggia la ventura individuale. De Gobineau descrive le proprie intuizioni in termini scientifici — ed è forse la parte più caduca dell'indagine. Si rimette a un gergo 'positivistico' per classificare le razze e i destini dell'uomo, per ordinare le forme dell'umano. Ma tutta poetica è l'intuizione che eleva il pregio di quest'opera: quando si evoca il prodigio etnico, quegli Arii ancora puri (corpo e cuore) che sorgono qua e là, incorrotti dalle mescolanze razziali che fiaccano e deprimono l'Europa; quei "colpi a segno della specie" di nietzscheana memoria, fiori di ciliegio nella tenebra moderna, l'eccezione che dimostra quanto meschina e opaca e infelice sia la regola (regola?) del meticciato.
Per de Gobineau, il fattore degenerativo dominante del mondo occidentale è la confusione delle razze. Per l'Autore del Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane, ciascuna di loro differisce non tanto per fisionomie quanto per strutture e dinamiche psichiche, le quali esercitano diretta influenza sulle forme politiche. Nella sua dottrina organicistica, la sostanza corporea riflette la essenza psichica: un nesso normativo, questo, tra il modo di essere spirituale e quello fisico che rimanda originariamente al Platone delle Leggi. De Gobineau considera il genere umano diviso in tre ceppi razziali: bianchi, gialli, neri. Gli specifici caratteri razziali di ciascun ceppo mutano per effetto della loro mescolanza: attraverso gli incroci, qualità psichiche di un tipo razziale 'muovono' un corpo che non è consonante con esse.
Sicché la civiltà, conseguente secondo l'Autore da quella omogeneità ànimica che è funzione della omogeneità razziale, degenera e muore. Per de Gobineau - la cui visione suscitò una impressione significativa sulle tessiture ideologiche dei fascismi - irreversibile risulta quindi l'alterazione dell'ordine gerarchico fra le razze. Essa segna un ineluttabile 'destino' biologico.


10/09/2010


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