LIBRI 2006

Recensione

 

VERSI FRA LE SBARRE ([1])

 

di Carmelo R. Viola

 

         William Navarrete è uno scrittore cubano che risiede a Parigi da dove, anche attraverso diversi saggi, sostiene la dissidenza cubana. Definisce i sette poeti della silloge “uomini straordinari” i cui versi giungono per la prima volta “ a un pubblico che molto spesso ignora, o finge di ignorare, il dramma quotidiano dei cubani e il peso atroce del regime dittatoriale che opprime l’isola ormai da quasi mezzo secolo.” “I poeti qui riuniti – continua - hanno sofferto sulla propria pelle l’accanimento di un regime nemico della libertà d’espressione”.

         Il testo è chiuso da un appello di “Amnesty International”, la quale cita gli artt. 91 e 88 del codice penale cubano. Le pene previste dal primo, che giungono fino alla fucilazione, si applicano per chi “nell’interesse di una nazione straniera, svolge attività il cui fine è di danneggiare l’indipendenza dello Stato cubano o la sua integrità territoriale”. Il secondo per chi è giudicato <colpevole di sostenere le politiche statunitensi su Cuba con l’obiettivo di> “pregiudicare l’ordine interno, destabilizzare il paese e distruggere lo Stato socialista e l’indipendenza di Cuba”. Nello stesso tempo ritiene che “l’embargo unilaterale degli Usa contro Cuba contribuisce a minacciare i diritti civili e politici fondamentali dell’isola. Per questo chiede che sia tolto immediatamente”.

         Le poesie scorrono sul narrativo con episodi di patetico e perfino di bello ma, a differenza dei versi ispirati soprattutto dall’amore, qui la fonte comune è l’odio viscerale per un potere politico, il cui primo torto è quello di essere “autoritario”. Ne risulta che il contenuto delle stesse, anche quando formalmente bello, è decisamente politico e che il giudizio che se ne chiede non è di natura estetica.

         Gli autori sono sette cubani, persone della cultura e del giornalismo, autori di libri e detentori di premi letterari, anche internazionali,  condannati a pene detentive per attività sovversiva, due soli dei quali si trovano ancora in carcere. Uno, tale Ricardo Gonzalez Alfonso, addirittura dirige la rivista indipendente “De Cuba” da lui stesso fondata. Abbiamo detto “indipendente”! Alcuni di costoro collaborano anche a testate estere.

         Esiste per caso uno Stato che tollera e premia propri cittadini che tramano contro l’esistenza dello stesso? Gli Usa, i maggiori accusatori di Cuba, contengono Stati dove si mandano a morte perfino degli handicappati e l’ultima legge, che Bush ha strappato al Congresso per combattere quel terrorismo, di cui gli stessi sono i maestri storici, gli consente di derogare dalle norme internazionali in fatto di rispetto dei diritti dei prigionieri politici, per esempio di quelli che languano a Guantanamo. Ma andiamo per ordine.

         Io sono un socialista senza partito, più precisamente un uomo della sinistra, se mi è consentito dirlo, della “sinistra scientifica”, che si distingue nettamente da quella ideologica. Per di più sono il padre della “biologia del sociale”, versione naturalistico-biologica, che dimostra essere il socialismo l’unica possibile alternativa alla prematura estinzione della specie umana per saturazione di conflittualità tra i gruppi umani e tra l’umanità e la natura, come prova la sempre più frequente risposta della meteorologia.

         Proprio questa mia posizione mi mette al sicuro dal doppio errore che in genere commette il fedele di partito: il fanatico, il quale, prima dà sempre ragione al partito e al potere che lo rappresenta anche quando delinque e meriterebbe la condanna; dopo, rinnega il partito e l’ideologia in toto e si schiera completamente dalla parte opposta, insomma passa al di là della barricata. Così si sono comportati la maggior parte dei sostenitori tutti d’un pezzo dell’Urss,  la quale, in quanto pioniera del socialismo, andava emendata per il bene dell’umanità e non demolita. Oggi costoro, in nome di partiti e partitini, nati come funghi, abusano della parola “sinistra”, sono fautori viscidi del neoliberismo, il viatico della fine della civiltà, come ci prova tutta la violenza militare e terroristica dei nostri giorni in conflitti che sanno di fratricidio sistematico, di aggressione che la specie infligge a sé stessa.

         Dire che Fidel Castro non abbia sbagliato solo perché ha agito in nome del socialismo non ha senso come non lo ha coprire in nome del socialismo eventuali abusi di quel potere. Tuttavia, ci sono verità di cui non si può che prendere atto. 1) Un potere cubano, capace di debellare quello del debosciato Batista e di tenere testa agli Usa, che ne erano sostenitori, non poteva e non può non avere la forma della dittatura. 2) La democrazia sbandierata dagli Usa, presa a pretesto di occupazione militare di Stati autonomi, è solo un giochetto elettorale che legittima il potere degli eletti, quali che siano, senza la possibilità di delegittimarli. Tale giochetto è facilmente “manovrabile” da chi ha forti capacità finanziarie e sarebbe quindi lo strumento ideale per gli Usa per azzerare tutte le conquiste della rivoluzione socialista.

         E che conquiste ci siano state lo lascio dire allo scrittore tedesco Fray Betto in un articolo del 1° agosto 2006. Egli dice, tra l’altro, che “un pezzo della Sinistra sente vergogna di non essere così etica come essa stessa si proclamava; un’altra parte si vergogna perché è fallito il socialismo, eccetto che a Cuba”. Dice ancora: “Coloro che lamentano il disastro del socialismo non se ne domandano le cause né d’altro canto denunciano il fallimento del capitalismo per i due terzi dell’umanità, i quali, secondo l’Onu, vivono al di sotto della soglia della povertà”.

         E ancora: “ Cuba è l’unico paese dell’America Latina che è riuscito a generalizzare la giustizia sociale. Tutta la popolazione di 11 milioni di abitanti gode del diritto di accesso gratuito alla sanità e all’istruzione, cosa che ha meritato l’elogio di Giovanni Paolo II nel suo viaggio nell’Isola nel 1998. (…) Per chi vive nella miseria, nei nostri Paesi – e sono tanti – il modo di vivere dei cubani è invidiabile. Per chi si considera <classe media> Cuba è il purgatorio. Per chi è ricco, è l’inferno. Può vivere nell’Isola solo chi ha coscienza solidale e sa pensarsi attraverso l’ottica dei diritti collettivi.(…) Nel cammino dall’aeroporto de L’Avana al centro della città c’è un grande manifesto con il ritratto di una bambina sorridente e la frase: <questa notte 200 milioni di bambini dormiranno per la strade del mondo. Nessuno di loro è cubano>”. Dieci milioni di bambini statunitensi vanno a letto a digiuno, aggiungo. Dice ancora che oggi Cuba è il Paese con il maggior numero di medici per abitante e tant’altro.

         3) Stando così le cose, è ovvio che la complicità con il mondo capitalista e, in ispecie con gli Usa, in funzione anticubana, è un vero e proprio crimine non ascrivibile alla libertà di pensiero e di azione.

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mal.gte.it


 

[1] VERSI FRA LE SBARRE a cura di William Navarrete – Gli autori: Ricardo Gonzàles Alfonso – Regis Iglesias Ramire Ramirez -  Jorge Olivera Castillo – Mario E. Mayo Hernàndez – Raùl Rivero – Omar Moisès Ruiz – Manuel Vàsquez Portal -  Edizioni IL FOGLIO  (il foglio@infol.it)– Piombino, 2006 Collana Letteratura cubana – 3 – Copertina originale  di Elena Migliorini – Traduzione di Elisa Montanelli -  Pagg. 104 – Prezzo  €uro 10, 00

 

10/12/2006


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