LIBRI 2009

 

Recensione Bibliografica - ALFRED BAEUMLER : "DEMOCRAZIA E NAZIONALSOCIALISMO"

Il volume "Democrazia e Nazionalsocialismo" di Alfred Baeumler comparve nel 1942 nella rivista di pedagogia tedesca "Internationale Zeitschrift fuer Erziehung". E' un testo agile che , come indica il sottotitolo "Il nuovo ordine dell'Europa in quanto problema storico filosofico", ha l'obiettivo di porre in evidenza quale fosse l'insanabile dicotomia tra il modello di Stato nazionalsocialista e quello delle democrazie che l'autore definisce plutocratiche e affamatrici dei popoli.
Baeumler nacque nel 1887 a Neustadt. Insegnò a Dresda fin dal 1924 prima di approdare alla cattedra di pedagogia politica dell'Università di Berlino da lui tenuta ininterrottamente dal 1933 al 1945. Baeumler parteciperà nelle ultime settimane prima del tracollo del Terzo Reich alla battaglia per la difesa di Berlino quindi, catturato, verrà internato nei campi di concentramento alleati prima a Ludwigsburg e successivamente a Hammelburg dove rimase fino al 1949.
Il punto centrale del discorso è essenzialmente la contrapposizione tra visione del mondo (Weltanshauung) nazionalsocialista e ideale democratico. La prima come scriverà "esige da ognuno la rinuncia di tutti i pregiudizi ed un intelletto che sia in grado di riconoscere il mondo come esso è." perchè "il quadro storico, che viene determinato attraverso le realtà Razza e Spazio è dinamico". La democrazia con tutto il suo corollario di ideali umanitari e di fratellanza universale non sarebbe invece nient'altro che una "scaltra ipocrisia" "possibile soltanto perchè il dominio ha assunto la forma di sfruttamento economico ed in un certo modo è diventato invisibile."
Il carattere 'occulto' del dominio brutale esercitato dalle moderne democrazie secondo Baeumler è già in essere principalmente rivolto contro i cittadini che partecipano a quella truffa colossale che è rappresentata dal circo elettorale e dalla pretesa di rappresentanza che i sistemi democratici parlamentarisci si arrogano. "Una vera rappresentanza non ha luogo - scrive Baeumler - i parlamenti sono solo fatti così, per evitare ogni rappresentanza. Questa è la moderna democrazia, in ogni branca del sistema della falsità assoluta - violenza circondata dalla bella apparenza della libertà. Lo stesso principio dello sfruttamento domina anche la politica estera, che è sostanzialmente politica coloniale. Le colonie sono sfruttate spietatamente , esse devono fornire materie prime e soldati, è indifferente ciò che accade ai popoli, che abitano i territori conquistati nelle altre parti della terra".
Emerge nella sua cruda realtà il dato indiscutibile di un moderno sistema di sfruttamento che viene mascherato dientro ai principii più o meno immortali della libertà , dell'uguaglianza e della fraternità i quali rappresentano la somma dell'ideologia democratica che si pretende infallibile e onnicomprensiva rispetto al resto di un'umanità - quella retta da sistemi differenti dal parlamentarismo partitocratico - considerata arretrata e da liberare da presunte catene rappresentate da ogni forma di governo o autorità non scaturita dal sistema del voto nell'urna.
Una democrazia, quella uscita trionfante dalla prima guerra mondiale rappresentata dall'arrogante diktat imposto a Versailles dalle potenze vincitrici di quel conflitto, che rappresenta l'antitesi categorica di qualunque sovranità nazionale come dimostrarono Francia e Gran Bretagna prima e Stati Uniti successivamente.
Dietro alle parole 'magiche' degli Immortali Principii dell'89 di cui si ammantano le moderne democrazie (Libertà, Uguaglianza e Fraternità) si nasconde così il rostro mostruoso di quel moderno Leviatano che liberal-democratico che somma una volontà di annullamento dei diritti inalienabili dei popoli ad una decisa negazione di qualsiasi valore patriottico (si nega la Patria per aderire a principii universalistici che vorrebbero imporre, foss'anche manu militari, una visione pacifista del dominio spietato delle Multinazionali della finanza cosmopolita in mano alla cricca giudaica).
Pace. Mai parola fu utilizzata così tanto e così inutilmente nel periodo compreso tra le due guerre mondiali. "L'idea della pace - secondo l'autore - appartiene ai concetti fondamentali della civiltà occidentale. Sarebbe incomprensibile che il potere millenario di un pensiero così utile all'uomo, che ha in sè ancora qualcosa di affascinante, riuscisse a portare un'epoca di guerre mondiale, se la struttura di questo concetto nella forma occidentale non presentasse un errore. Esaminiamo, noi che siamo stati portati attraverso l'errore fino all'orlo della rovina e della morte, le idee di pace occidentali con spregiudicato intelletto, risvegliato dal pericolo, così risulta il seguente: Non esiste nessun dubbio che l'idea occidentale di pace intende la pace assoluta. L'ideale è una condizione senza conflitti, una pace mondiale senza lotta, un accordo fra gli uomini senza lotte. Pace in questo senso è un valore sul quale non viene ammessa nessuna discussione. Chiunque abbia un altro concetto della pace, è innanzitutto un disturbatore della pace stessa. Che cosa scaturirà allora da una civiltà se il suo concetto principale, che ha un tale valore, è sbagliato? La risposta ce l'ha data il periodo delle guerre mondiali. (...) Nella spaventosa crisi non ha fallito il solo individuo - un sistema del pensiero è arrivato al suo limite estremo.".
E non poteva esser diversamente nè potrà esserlo in futuro. La storia dell'umanità è contrassegnata da periodi di conflitti e tensioni alternati a momenti di pace. Non esiste un solo momento nella storia dell'umanità che possa essere anche solo a livello d'idea definito come un periodo di pace assoluta. Non può esistere come dimostrano nitidamente i tempi attuali nei quali la Democrazia trionfante nella sua forma occidentale non è riuscita a far a meno dell'utilizzo di nuovi conflitti e dello scatenamento di nuove guerre. Conflitti e guerre d'aggressione. Conflitti , sia chiaro, dettati dalla famelica volontà dell'Occidente democratico - o dei suoi casuali alleati - di assoggettare e distruggere, annichilire e avvelenare, violentando la vita di interi popoli e disintegrando le prospettive di sviluppo di interi Stati.
Lo slogan della "pace perpetua" è tale perchè, la storia lo insegna, sono state le democrazie a 'esportare' una "pace armata" in nome di democratiche e universalistiche illusioni. Analogamente, perchè è sempre alla radice del problema della doppia morale e della doppia verità che costituisce fondamentalmente il nocciolo del "problema Democrazia" , oggi si pretende di "esportare la democrazia" con l'uso della forza, della coercizione armata, del terrorismo militare e dell'occupazione permanente di intere Nazioni.
La violenza democratica non è, come qualcuno vorrebbe, una violenza di 'segno opposto'. E' una violenza esercitata scientemente dai padroni del mondo, dagli affamatori dell'umanità, da un potere segreto e occulto (Finanza internazionale, Lobbie's capitalistiche, Società più o meno 'segrete' d'ispirazione massonica, Sinedrio ebraico) che parla di pace mentre si prepara a scatenare nuovi conflitti, usa parole d'amore e tolleranza per nascondere l'odio e la sedizione che covano nello spirito , privo di alcuna pietà, di questi demoniaci rappresentanti di un Potere che è essenzialmente anti-spirituale e nemico per eccellenza di qualsivoglia ordine, di qualunque tradizione, di tutte le manifestazioni terrene miranti all'innalzamento dei singoli e delle Nazioni.
Le rappresentazione più aberranti di questa pretesa democratica sono le attuali occupazioni militari di Afghanistan e Iraq ma anche il destino riservato non molti anni fa alla Serbia-Yugoslavia per non parlare delle aggressioni sioniste al Libano e alla striscia di Gaza. Al di là di qualsivoglia considerazione di ordine etico o morale è evidente che non possa esistere - in un mondo al collasso, dissanguato dalla barbarie e dalla violenza dei "liberatori" democratici, nessuna pace 'universale'.
Esiste la volontà dei popoli, i diritti inalienabili delle Nazioni, la determinazione degli Stati sovrani a preservare le conquiste e i progressi dei loro Governi. Esiste una forza che nessun individuo, nessun ideale 'democratico' e universalistico nè tantomeno le promesse di una qualsiasi istituzione sovranazionale potranno mai negare: la resistenza dei popoli. Un diritto , ed un dovere, di ogni uomo libero.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Dir. Resp. Agenzia Stampa "Islam Italia"

 

13/02/2009


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