LIBRI 2008

 

"L'olocausto sconosciuto: lo sterminio degli Italiani di Crimea"

Gli autori del libro sono Giulia Boico e Giulio Vignoli

di Massimo Filippini

ROMA, 14 MAR. (Italia Estera) - Un altro libro frutto di quel revisionismo storico inviso ai ‘gendarmi’ di una storia scritta a uso e consumo della loro ideologia anche se priva di validi riscontri.
Un’altra ‘pagina bianca’ della storia del XX° secolo riempita da chi non si è adeguato al ‘politicamente corretto’ rimasto a rappresentare l’ ultima spiaggia di chi non vuole arrendersi all’evidenza di fatti ‘scomodi’ emergenti da ricerche storiche libere da vincoli e condizionamenti.
E’ il caso del libro di Giulia Boico e Giulio Vignoli "L'olocausto sconosciuto: lo sterminio degli Italiani di Crimea" sulla tragica fine degli italiani in Crimea durante la tirannia comunista, che va ad aggiungersi ad altri coraggiosi saggi spregiativamente definiti ‘revisionisti’ dalla non più egemone storiografia di Sinistra che ha smesso di fare il bello e il cattivo tempo in campo storico-culturale dove la sua continua esaltazione di determinati filoni storici rivelatisi assolutamente improponibili –per non dire falsi del tutto- ha provocato una reazione delle coscienze ancor prima che delle intelligenze portando alla scoperta e alla divulgazione di fatti ‘scomodi’ come quelli di cui al libro in esame.

Oltre un migliaio di discendenti di nostri connazionali, partiti nell’Ottocento dalla Puglia verso il Mar Nero, nel 1942 furono deportati da Stalin in Kazakistan come spie. Almeno 500 morirono già durante il viaggio. Il libro ne racconta per la prima volta la tragedia sconosciuta. Solo uno su dieci è rientrato a Kerc, dove c'è una comunità «italiana» di 350 membri. Vivono da poveri e vorrebbero la nostra cittadinanza, ma non possono dimostrare le loro origini perché i sovietici hanno distrutto ogni documento.
Alzi la mano chi –analogamente a quanto avviene da sempre per l’Olocausto degli Ebrei- ha saputo in modo altrettanto esaustivo del ‘Genocidio’ degli Armeni compiuto dai Turchi nel 1915 : oltre un milione e mezzo di morti su una popolazione di due milioni, sono una percentuale dell'orrore che non ha pari, in età moderna, per alcun altro popolo e tuttavia è una vicenda pressoché sconosciuta.
Altrettanto dicasi per l’ Eccidio di Katyn compiuto dai Sovietici -alleati nel 1939 della Germania nazista- dopo che occuparono la metà della Polonia due settimane dopo l’inizio della II^ Guerra mondiale catturando come prigionieri di guerra migliaia di militari dell'esercito polacco. Di costoro nel marzo 1940 il Politburo ordinò la fucilazione che riguardò circa ventiduemila tra ufficiali e altri "nemici di classe" internati in campi di concentramento presso la località di Katyn o detenuti in prigioni sovietiche. Il regime staliniano scaricò la responsabilità del massacro sui tedeschi, orchestrando una campagna di falsificazione, cui gli Alleati durante la guerra non ritennero di opporsi e tale atteggiamento di connivenza perdurò anche nel dopoguerra (soprattutto da parte degli inglesi) per ragioni di opportunità e di "distensione".
I documenti comprovanti la colpa sovietica furono nascosti da tutti i successivi governi sovietici fino a Gorbaciov e solo dopo la caduta del regime sovietico vennero portati alla luce e resi pubblici dagli stessi Russi.
Su questo caso esemplare dell’ opera di manipolazione della storia continuata fino al crollo dell'impero sovietico alzi la mano –ripetiamo- chi ne è compiutamente a conoscenza stante la ‘sordina’ ad esso messa dalla storiografia di Sinistra fino a ieri dominante.
Per quanto concerne poi i fatti di casa nostra è per merito della spinta ‘revisionistica’ che si è indagato, ricostruendo dettagli a volte orrendi, su eventi come le Foibe rimasti un ‘tabù’ per decenni essendo il loro ricordo suscettibile di provocare l’ira dei comunisti nostrani complici –quanto meno morali- degli assassini comunisti slavi autori di tale infamia. Non una riga sui libri di scuola, nessuna pubblicazione storica nel grande circuito editoriale, niente commemorazioni ufficiali. Le foibe, quelle cavità carsiche divenute tomba per migliaia di italiani, sono state per così tanto tempo relegate nel buio più pesto da apparire quasi una leggenda e solo ultimamente se ne è parlato con l’istituzione della Giornata del Ricordo inadeguata però a cancellare il male fatto alle povere Vittime con il colpevole silenzio durato lunghi decenni.
Ben pochi infine sono a conoscenza dei macroscopici travisamenti di cui è stata oggetto la vicenda di Cefalonia su cui si è sbizzarrita la storiografia di Sinistra trasformando un episodio di resistenza militare – ORDINATA DAL COMANDO SUPREMO ITALIANO- addirittura nell’ atto (sic !) fondante della Repubblica e della Costituzione ottenuto moltiplicando a dismisura il numero dei poveri Morti onde mostrarli in chiave di volontario e consapevole sacrificio avvenuto ‘MOTU PROPRIO’ e non a seguito di ordini superiori.
E ‘dalli all’untore’ –cioè a chi scrive- “reo” di aver scoperto la verità e di averla raccontata in tre libri.
Chiusa la parentesi.
Tornando al libro di Giulia Boico e Giulio Vignoli esso ricostruisce con dovizia di particolari la vicenda degli emigranti italiani che agli inizi dell’Ottocento -attratti dalla Russia Zarista- soprattutto dal Sud dell’Italia (la Puglia) si recarono colà stanziandosi prevalentemente in Crimea dove costituirono delle attive comunità lavorative il cui sviluppo trovò un’ inesorabile e drammatica fine con l’avvento del comunismo che ne fece letteralmente strage nel quadro delle persecuzioni rivolte contro gli stranieri sospettati –in quanto tali- di ‘non adesione’ al nuovo corso.
Di qui le persecuzioni –narrate con meticolosa precisione- che dalla meta degli anni ’20 alle purghe staliniane del 1938 coinvolsero in qualità di Vittime la gran parte dei nostri connazionali unitamente ai ‘fuoriusciti’ comunisti dall’Italia i quali, nella convinzione rivelatasi errata di rifugiarsi nel ‘paradiso sovietico’ per sottrarsi al regime fascista, trovarono quasi tutti la morte ad opera dei loro compagni di ideologia.
L’auspicio degli autori è che la Repubblica Ucraina oltre alle Autorità italiane si faccia finalmente interprete delle terribili vicende subite dai sopravvissuti e dai loro eredi per rendere loro la giustizia tuttora denegata da un inspiegabile silenzio su quanto avvenne, iniziando a tale scopo dalla restituzione a costoro della cittadinanza italiana.
Per finire una riflessione che forse è il miglior elogio agli autori del libro: se non ci fossero studiosi di tal fatta –da alcuni sprezzantemente definiti ‘revisionisti’- si sarebbe mai arrivati a svelare i tanti segreti introvabili nelle pagine di storia ?

Massimo Filippini - Italia Estera

 

16/03/2008


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